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mercoledì 2 febbraio 2011

FINO ALL'ULTIMO RESPIRO

Rade Šerbedžija (nato a Bunić, vicino a Korenica, Croazia, nel 1946) è poeta, cantautore ma soprattutto uno dei più famosi attori della ex-Jugoslavia. Si diploma a Zagabria all'Accademia di Arte drammatica e fin da subito recita come protagonista in rappresentazioni teatrali e film. Con lo scoppio del conflitto in ex-Jugoslavia deve abbandonare il suo paese, per le sue posizioni contro la guerra. Dopo un soggiorno a Londra si stabilisce negli USA. Il successo internazionale arriva con Prima della pioggia (1994) di Milčo Mančevski (Leone d'Oro a Venezia), La Tregua (1997) di Francesco Rosi ed Eyes wide shut (1998) di Stanley Kubrick. Nel 2007 si aggiudica il premio Marco Aurelio come miglior attore al Festival del Cinema di Roma per la sua interpretazione in Fugitive Pieces. In Italia ha pubblicato una raccolta di poesie (L'Amico dice di non conoscerlo più, Amos, 2004). È uscito a ottobre 2010 il suo primo libro (Fino all'ultimo respiro), per Zandonai Editore, presentato nell'ambito del Trieste Film Festival. 
In quell'occasione, Nicole Corritore dell'Osservatorio Balcani e Caucaso gli ha fatto una lunga intervista molto interessante, che si può leggere integralmente sul sito dell'Osservatorio.


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venerdì 21 gennaio 2011

TANOVIĆ E IL CHEWINGUM

Siamo una generazione di chewingum?
Danis Tanović sembra pensarla così.
Sorseggiando un calice di vino bianco e scambiandosi le rispettive considerazioni sulla conferenza stampa appena conclusa uno sguardo punta le nostre due facce imbarazzate.
Certo davanti a un premio Oscar così fascinoso non è facile mostrare un buon savoir faire.
Tanović per fortuna ne ha da vendere.
Ed ecco la domanda alla quale nessuna neo laureata vorrebbe rispondere: “E tu cosa fai nella vita?”
Un brivido percorre la mia schiena, sudori freddi come se piovesse, salivazione azzerata e uno strano rossore invade le mie guance: “Cerco di fare la giornalista”.
“Don't try, be!”.
Tre parole che riassumono la teoria che poi Tanović ha più ampiamente spiegato al cin del secondo bicchiere, questa volta condiviso con altri giovani aspiranti filmmaker. Secondo il regista la nostra generazione è una molle massa di indecisi, che invece di affrontare il proprio futuro con una precisa idea sul da farsi, si lascia affondare dalle domande esistenziali. Giovani troppo annoiati, forse anche un po' viziati, che non hanno il coraggio di fare delle scelte.
Quello che manca non sono le possibilità o le prospettive, il problema è che abbiamo paura di abbandonare le nostre certezze e gettarci nel mondo.
Giochiamo dunque la nostra ultima carta: viviamo in un paese che non ci concede l'opportunità di credere che i nostri progetti possano davvero trovare realizzazione.
Scacco matto, per Tanović però. Lui in fondo è cresciuto in un mondo in guerra, dove la voglia di andarsene non era una scelta ma un'esigenza. Abbandonare tutto, che consisteva nel niente. Ricominciare in un paese nuovo, con una lingua sconosciuta e accettare anche i lavori più faticosi pur di coronare il proprio sogno.
L'unico limite con il quale dobbiamo confrontarci è quello con noi stessi. Il regista ci ha detto che nessuno può insegnarci a pensare. Siamo noi ad essere al comando della nostra stessa vita e dunque del nostro futuro. Smettiamo di molleggiare incerti come chewingum ben masticate. Diceva il protagonista di “The Hurricane”, rinchiuso tra le mura di una prigione: “ È molto importante riuscire a trascendere i posti che ci limitano”.

(di Beatrice Peterchiutto e Nicole Braida, foto di Elena Tubaro)

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V I N Y L - LA VIENNA CHE NON TI ASPETTI

Al via questa notte, per il pubblico del festival che ama fare le ore piccole e non si lascia spaventare dalla bora che spazza la città, MURI DEL SUONO / WALLS OF SOUND, la rassegna di film musicali prodotti nei paesi dell'Europa centro-orientale. Giusto per mettere le cose in chiaro fin da subito e fedele alla sua (seppur) breve tradizione di anticonformismo, Muri del suono parte con un documentario che vuole scardinare l'immagine (che potremmo definire stereotipo, in alcuni casi) classica e tradizionalista di una delle capitali della musica europea: Vienna. Parliamo di V I N Y L - Tales from the Vienna Underground, dell'inglese Andrew Standen-Raz. Il regista ha vissuto e lavorato per un anno nella città, cercando di scavare sotto la superficie di una città conosciuta perlopiù per la sua tradizione classica. Dalle interviste e dalle performance dei pionieri della scena techno degli anni '90 (Kruder & Dorfmeister, Patrick Pulsinger, Electric Indigo, Stereotyp), compositori di elettronica sperimentale di primissimo piano (Christian Fennesz, protagonista al festival di un indimenticabile concerto, Bernhard Fleischmann, Noid, Philipp Quehenberger), musicisti trash punk (Fuckhead, Bulbul, Rokko Anal) e alcune leggende della Vienna underground degli inizi come Drahdiwaberl & Supermax emergono una consapevolezza diffusa di come la crisi finanziaria abbia colpito l'intera industria musicale, le difficoltà che gli artisti devono affrontare nel confrontarsi con istituzioni che tendono a promuovere la musica classica e popolare della città e il peso della tradizione. 
V I N Y L è anche una lettera d'amore per un'icona culturale, la vinyl records, che resiste nel campo della creazione e distribuzione musicale, nonostante la pervasività della tecnologia digitale. Nel film, il vinile è anche metafora di qualcosa che si ama, pur con le sue imperfezioni e i suoi graffi, dello stesso tipo di amore-odio che lega questi musicisti alla loro città. 
V I N Y L racconta una Vienna enigmatica, piena di artisti che preferiscono la sperimentazione all'aspetto commerciale della musica, la libertà d'espressione ai limiti imposti dall'esterno e, soprattutto, il cambiamento al mantenimento dello status quo. Quello che, in fondo, il regista si chiede è perché certi suoni nascono solo in determinati spazi, in che modo questi suoni influiscono sullo spazio da cui hanno preso forma e come i musicisti di un luogo vengono influenzati dai suoni che li circondano.

A.C. Standen-Raz ha iniziato come creativo per Club King, una serie londinese per la Japan tv. Dopodichè, ha lavorato in diversi ruoli: come ricercatore per documentari, dirigente di studio cinematografico, assistente di sviluppo per un produttore. Ha anche co-sceneggiato e co-prodotto Who’s Afraid of Kathy Acker per ARte e creato videoinstallazioni in collaborazione con diversi artisti austriaci. V I N Y L - Tales from the Vienna Underground è il suo primo progetto “solista”.

Dove: Teatro Miela, 00.00, alla presenza del regista

sito ufficiale del film: http://www.lushfilms.com
guarda il trailer del film:



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mercoledì 19 gennaio 2011

SOGNARE IN UNA FABBRICA DI VODKA

Anche quest'anno, ritorna col festival il Concorso Internazionale Documentari, unico nel panorama festivaliero italiano ad approfondire le produzioni dei paesi dell'Europa centro-orientale, la cui tradizione in questo tipo di cinema è lunga ma - purtroppo - poco conosciuta in Italia. Un concorso che si è affiancato ai due già esistenti (dedicati ai lungometraggi e ai cortometraggi) nella 16a edizione, ma che ha saputo crescere in fretta grazie all'originalità dello sguardo del suo curatore Fabrizio Grosoli e al livello e alla varietà dei titoli proposti, diventando uno dei pilastri portanti dell'ossatura della manifestazione.

Si parte subito domani, giovedì 20 gennaio, durante la serata inaugurale del festival con il lavoro del polacco Jerzy Sladkowski, VODKA FACTORY.
Il film, di produzione svedese, ma di ambientazione russa, entra nella quotidianità di due donne che vivono nella noiosa Zhiguljovsk, 1000 km a sud-est di Mosca nella più profonda provincia russa. La 50enne Tatiana e la 22enne Valentina sono mamma e figlia. Una spera nell’amore dopo decenni di solitudine, un’altra lotta per un sogno. La figlia lavora in un fabbrica di vodka, mentre la madre guida gli autobus. Per realizzare il proprio sogno, Valentina dovrebbe trasferirsi a Mosca, lasciando il figlio Danilo, 5 anni, a casa della nonna. Nonna che, invece, avrebbe bisogno di rimanere da sola per dedicarsi al suo rapporto d’amore problematico. Due sogni contrastanti che però si devono confrontare con un altro problema: il futuro del piccolo Danilo. Una delle due dovrà rinunciare…

Jerzy Sladkowski, l'autore, è nato a Radom, in Polonia, nel 1945. Si è laureato in letteratura classica all’Università di Torun nel 1971 e in giornalismo all’Università di Varsavia. Dal 1972 al 1982, ha lavorato come reporter per la televisione polacca. Nel 1983 si è trasferito in Svezia e da allora ha lavorato come regista e produttore indipendente, realizzando oltre una quarantina di documentari. Per i suoi lavori, ha ottenuto diversi riconoscimenti, fra cui il Prix Arte per il Miglior documentario europeo a Vendetta (del 1995) e, recentemente, la Colomba d’oro per Vodka Factory al prestigioso DOK Leipzig.
Partecipa per la prima volta con un suo film al Trieste Film Festival.

Guarda il trailer del film:




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GO GO EST!

Partire, ed essere parte dell'Est, senza muoversi da Trieste? È possibile grazie a Facebook, attraverso il quale è stato creato un evento aperto al pubblico e organizzato dallo staff del Trieste Film Festival. L’idea è quella di porre Trieste come crocevia dell’Est, luogo dal quale provengono le pellicole proposte da questa manifestazione cinematografica.
I chilometri che separano le capitali dell’Europa orientale vengono così cancellati durante questi sei giorni all’anno in cui si incontrano registi, attori e addetti al mestiere, i quali presentano al pubblico i propri lavori. Presso il Molo Audace, ieri pomeriggio, si sono riuniti coloro che avevano aderito all’appuntamento, munendosi di cartelli sui quali erano rappresentate le capitali con le rispettive distanze da Trieste. Al grido di “Go go est” magicamente i chilometri si sono azzerati al fine di simboleggiare l’unione di queste realtà territoriali composte da culture diverse, ma allo stesso tempo estremamente vicine.


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martedì 18 gennaio 2011

WHEN EAST MEETS WEST

Trieste Cross-border Meeting
January, 19-21 2011

It will start tomorrow, Wednesday 19, and will last until January 21WHEN EAST MEETS WEST, the co-production event organized by theFriuli Venezia Giulia Audiovisual Fund and the Trieste Film Festival, in collaboration with EAVE, ANTENNA MEDIA TORINO, MEDIA DESK ITALIA, and under the patronage of EURIMAGES.
The aim is to encourage the cooperation between Eastern European countries and Italy and one other Western European country in focus: after the 2010 successful pilot edition (focused on Spain) in the 2011 edition the Western selected country will be France.
WHEN EAST MEETS WEST will bring together producers, film funds representatives, commissioning editor, sales agents and film experts from both regions.
Amongst the companies/institutions which already confirmed their presence:
ARTE (France), RAI 3 (Italy), HRT (Croatia), RTV SLOVENIJA (Slovenia), EASTWEST DISTRIBUTION (Austria) FILM EUROPE (Czech Republic), COPRODUCTION OFFICE (France), SOUL FOOD (Serbia), SLOVENIAN FILM FUND (Slovenia), CROATIAN AUDIOVISUAL CENTRE (Croatia), NATIONAL FILM CENTER (Bulgaria), FILM CENTER SERBIA (Serbia), SLOVAK FILM INSTITUTE (Slovakia), GEORGIAN NATIONAL FILM CENTER (Georgia), MACEDONIAN FILM FUND (Macedonia), CNC (France) REGION PACA (France)
The programme will include the Pitching of 16 projects in development - selected amongst 92 applications from 18 countries - and a three-day Film Forum designed to investigate both Eastern and Western audiovisual panorama through round tables, presentations and case studies.

More infos on the page dedicated to WEMW on www.triestefilmfestival.it





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giovedì 13 gennaio 2011

I FINALISTI DEL PREMIO SALANI

Annunciati i cinque i finalisti del Premio Salani, riservato a un progetto indipendente in fase di work in progress per incentivarne la realizzazione con 10.000 euro. Il premio, alla sua prima edizione, viene realizzato in collaborazione con il Trieste Film Festival (20-26 gennaio) ed è stato istituito per ricordare il lavoro e la passione del regista Corso Salani, scomparso prematuramente l'anno scorso.
La selezione è stata effettuata da un comitato composto da Giovanni Davide Maderna, Stefano Martina, Luca Mosso, Davide Oberto e Cristina Piccino. Questi i titoli:

Lasciando la baia del re di Claudia Cipriani (un'insegnante decide di filmare i suoi allievi durante le ore di lezione, l'allieva decide di filmare l'insegnante alla Baia del Re, scuola per ragazzi difficili);

Manga Kissa di Titta Raccagni (Manga Kissa è un internet caffè giapponese, luogo dove dormire, mangiare, lavarsi e navigare in internet);

Palazzo delle Aquile di Stefano Savona, Alessia Porto, Ester Sparatore (18 famiglie di senza-casa occupano il Palazzo delle Aquile, sede del Comune di Palermo);

Portraits de villes - Milano Porta Venezia di Gabriele di Munzio (storia di Sàhmia 25 anni, algerina, che fa la prostituta in una casa nei pressi di Porta Venezia, Milano, ispirato al seicentesco "Cunto de li Cunti");

Sessioni di primavera - Antigone di Andrea Caccia (primo di una serie di film che raccontano il lavoro di Valentina Carnelutti e Andrea Caccia, e una riflessione sulla specularità tra cinema e vita).

I 5 progetti saranno presentati il 26 gennaio, alle ore 9.00 al Teatro Miela, in una sessione aperta al pubblico del festival ma soprattutto rivolta alla giuria formata da Luciano Barisone, Daniele Gaglianone, Malgorzata Orkiszewska Salani, Andres Pfaeffli e Monica Rametta.

Per info: info@alpeadriacinema.it


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venerdì 5 novembre 2010

CALL FOR ENTRIES!!



WHEN EAST MEETS WEST 2011
Trieste Cross-border Meeting



Deadline: December 3, 2010.
WHEN EAST MEETS WEST is a co-production event organized by the Friuli Venezia Giulia Audiovisual Regional Fund, the Trieste Film Festival, in collaboration with EAVE, MEDIA DESK ITALIA, ANTENNA MEDIA TORINO, and under the patronage of EURIMAGES. The aim is to encourage cooperation between Eastern European countries[1] and Italy and one other Western European country in focus (in the 2011 edition the Western selected country will be France).

After the 2010 successful edition focused on Spain, WHEN EAST MEETS WEST will be held in Trieste from the 19th to the 21st January 2011, and will bring together 14 selected producers with one project in development suitable for co-production between Eastern European countries, Italy and France.

Applicants should be experienced producers who already produced an international co-production and wish to create long term creative and business relationships between East and West. The projects should be feature films or documentaries, preferably with a minimum of 20% of the budget already in place.

All applications must include:

- producer’s CV
- CV of the writer and (if already attached) director
- company profile and track record
- synopsis (1 page maximum)
- approx. 5 – 8 page treatment / exposé in English
- financing plan

All documents must be in English and must be sent via email before December 3, 2010 to udine@fvgfilmcommission.com

The 14 selected producers will have the chance to meet individually a large panel of decision makers and film experts from both regions. One of the attending producers & projects will be awarded a scholarship for the EAVE 2011 European Producers Workshop. WHEN EAST MEETS WEST will also include a two-day Film Forum designed to investigate both the Eastern and Western audiovisual panorama thro
ugh round tables, presentations and case studies.

Amongst the experts who attended the first 2010 edition:
Àngela Bosch CATALAN FILMS & TV (E), Nerina Kocjancic SLOVENIAN FILM FUND (SLO), Sanja Ravlic CROATIAN AUDIOVISUAL CENTRE (HR), Jovan Marjanovic CINELINK (BiH), Mira Staleva SOFIA MEETINGS (BG), Victor Carrera TV3 CATALUNYA (E), Igor Palcic RTV SLOVENIJA (SLO), Hrvoje Juvancic HRT (HR), Lorenzo Hendel RAI TRE (I).

The projects selected will be announced the 16th of December. WHEN EAST MEETS WEST will offer up to 4 nights of accommodation in Trieste and will reimburse the travel expenses to
all 14 producers selected.

[1] Albania, Austria, Bosnia and Herzegovina, Bulgaria, Croatia, Czech Republic, Georgia, Hungary, Latvia, Lithuania, Macedonia, Poland, Romania, Serbia, Slovakia, Slovenia, Ukraine





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venerdì 22 ottobre 2010

A.A.A. CERCASI STAGISTI PER IL FESTIVAL!


Ti interessa capire come nasce e si sviluppa un grande evento culturale?
Vuoi avvicinarti al mondo del cinema in maniera attiva e divertente?


VIENI A FARE LO STAGE AL
TRIESTE FILM FESTIVAL 22a ed.

- Abbiamo bisogno di ragazze/i svegli, dinamici, intraprendenti, come stagiaire per il festival e la sua preparazione.

- Lo stage ha una piccola retribuzione, ti facciamo fare tante cose e ti regaliamo un’esperienza bellissima e indimenticabile.

- Requisiti fondamentali sono una buona padronanza della lingua inglese (scritta e parlata) e conoscenza del pacchetto Office e navigazione Internet.

- Tu vieni a collaborare con il Trieste Film Festival e noi ti insegniamo come si fa la promozione di un festival, la comunicazione, l’accoglienza, e molte altre cose.

TRIESTE FILM FESTIVAL
SCOMMETTIAMO CHE TI DIVERTI?


Per info: scrivi a guest@alpeadriacinema.it o chiama lo 040-3476076

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lunedì 4 ottobre 2010

THE TRIESTE FILM FESTIVAL IN PECS

In questi giorni, dal 4 al 10 ottobre 2010, si sta svolgendo a Pecs in Ungheria la seconda edizione del "CinePécs International Film Festival", un festival dedicato a registi esordienti dell'Europa centro orientale.
Quest'anno la manifestazione è stata inserita come evento ufficiale all'interno del ricco calendario culturale della città, che è anche capitale europea della cultura 2010.
Il Trieste Film Festival ha stabilito un'importante partnership con CinePécs, la cui organizzazione ci ha nominato tra i consulenti ufficiali e ha invitato il direttore del nostro festival, Annamaria Percavassi, nella giuria internazionale.

La lista dei film italiani che il Trieste Film Festival presenta a Pecs si trova sul sito ufficiale del festival: Cinépecs presents the Trieste Film Festival

These days, 4 to 10 October 2010, is being held in Pecs in Hungary, the second edition of "CinePécs International Film Festival”, a festival dedicated to young filmmakers from Central and Eastern Europe. This year the event was included as an official event in the city's rich cultural calendar, which is also European Capital of Culture 2010.
The Trieste Film Festival has established an important partnership with CinePécs, whose organization has named our festival one of the official consultants and has invited our director, Annamaria Percavassi, to be a a member of the international jury.

To see the list of Italian films in Pecs go to: Cinépecs presents the Trieste Film Festival


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martedì 21 settembre 2010

DALLA GUERRA AGLI OSCAR

CRNCI (The Blacks) di Goran Dević e Zvonimir Jurić, in concorso lungometraggi nell'ultima edizione del Trieste Film Festival, è stato selezionato dalla Film Artists' Association di Croazia come candidato locale all’Academy Award per il Miglior Film in Lingua Straniera.

Il dramma bellico minimalista ha vinto il Premio al Miglior Film a Ljubljana, Belgrado e Linz, e quelli per il Miglior Regista e il FIPRESCI a Cottbus. Al Pula Film Festival 2009, ha ricevuto il Premio al Miglior Regista per Juric e Devic, il riconoscimento al Miglior Attore non Protagonista (Niksa Butijer) e quello per il Miglior Sound Design (Dubravka Premar).

SINOSSI: Guerra. Una città sotto assedio. La tregua è stata firmata da poco e la squadra nota come i neri, che portavano a termine tutti i lavori sporchi, deve essere sciolta. Il comandante ivo, che ha perso tre dei suoi uomini, prepara l’azione per recuperare i loro corpi nella foresta e, nonostante il cessate il fuoco, fa saltare una diga causando gravi perdite al nemico. I membri superstiti della squadra, perseguitati dal senso di colpa e dai dubbi personali, passano all’azione. Sul campo di battaglia, scopriranno che il nemico che stanno cercando si nasconde nel luogo in cui meno se lo aspettano: dentro di loro. Il film ha vinto il premio per la miglior Regia, miglior attore non protagonista e miglior sound Design al Festival di Pola e il Premio per la regia a Cottbus.

COMMENTO DEGLI AUTORI: “La ragione per cui abbiamo deciso di scrivere e realizzare questo film è l’idea che abbiamo in comune secondo cui l’unico modo corretto per trattare argomenti traumatici, come quello della guerra, è quello di affrontarli in modo traumatico. Cosa intendiamo esattamente con ‘in modo traumatico’? Che argomenti spiacevoli e importanti vanno trattati tramite un procedimento volto a ottenere un effetto disturbante, che non calmi lo spettatore, ma piuttosto lo induca a pensare.”
(G. Dević, Z. Jurić)

sinossi e commento sono tratti dal catalogo ufficiale della 21a ed. del Trieste Film Festival, consultabile integralmente in basso a destra sulla home page di questo blog)


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venerdì 11 giugno 2010

STORIE ARBËRESHË

Ci fa piacere segnalare un'iniziativa sulla cultura arbëreshë che si svolgerà a Palermo, presso l'Oratorio dell’Angelo Custode, il 14 giugno alle 17:30. Il Centro Internazione di Studi sul Mito - Delegazione siciliana organizza la Tavola rotonda “Albanesi per lingua, bizantini per rito, italiani per adozione”.
Modera Gianfranco Romagnoli, Vicepresidente CISM, e intervengono Papas Luigi Lucini (Viceparroco di S. Nicolò dei Greci alla Martorana - Gli arbëreshë e la tradizione cristiana di Bisanzio), Domenico Morelli (responsabile Minoranze linguistiche del Ministero P.I. - A 10 anni dalla Legge di tutela delle minoranze linguistiche storiche: problemi e prospettive), Zef Giuseppe Chiaromonte (Cultore di Lingua e Letteratura Albanese, Università di Palermo - I Codici d'Albania, patrimonio dell'umanità).

E questo ci dà l'occasione per ricordare un documentario molto interessante presentato nella 19a edizione del Trieste Film Festival, in concorso documentari:

STORIE ARBËRESHË
di Mario Balsamo
Italia, 2007, DV, col., 53’, v.o. italiana - arbëresh
Sceneggiatura: Mario Balsamo. Fotografia: Alfredo Betrò. Montaggio: Ilaria Fraioli. Suono: Valentino Giannì. Produzione, distribuzione internazionale: Palomar Spa.

Il documentario fa parte di "Alba Suite", una serie di nove documentari sulla comunità arbëreshë, discendenti degli albanesi che alla fine del Medioevo, in fuga dall’avanzata ottomana, si stabilirono in diverse regioni del sud Italia. Sotto la direzione artistica di Salvo Cuccia, otto registi (Guido Chiesa, Fatmir Koci, Rosita Bonanno, Emma Rossi Landi, Marco Bertozzi, Mario Balsamo, Rossella Schillaci, Antonio Bellia) sono stati invitati a realizzare un film sull’argomento. Salvo Cuccia, responsabile del progetto, spiega: “La regola è stata la libertà d’espressione, la diversità dei linguaggi e degli approcci, sia per quanto riguarda i contenuti che per modalità e forme. Ciò che accomuna i lavori è il racconto di queste antiche popolazioni, le loro forme religiose, le musiche e i canti, la lingua e la cultura, ma anche il concetto di migrazione”.

“Per raccontare cosa significhi ‘arbëresh’ oggi si parte dalla banda di Mezzojuso, proseguendo con scene quotidiane riprese a Piana degli Albanesi: personaggi che raccontano le loro storie di vita difficile, in un luogo povero e inospitale; le scuole elementari dove i bambini imparano la lingua arbëresh che, ancora oggi, è la prima lingua parlata in paese; un prete di rito greco-bizantino che spiega alle figlie (i padri di questo rito possono avere una famiglia) i connotati di questa forma di religiosità cristiana… Il ritmo del documentario alterna momenti serrati ai tempi lenti della vita di paese, in una Sicilia che mischia indissolubilmente il presente con il passato.” (M. Balsamo)



Mario Balsamo è nato a Latina nel 1962 e si è laureato in Filosofa con una tesi in Storia del Cinema. È filmmaker e scrittore. Docente presso la Act (Accademia del Cinema e della Televisione) di Cinecittà, ha diretto laboratori di documentaristica in Italia e all'estero e collaborato alle trasmissioni Rai Cara Giovanna, Italia Ore 6, Portomatto, Atlante, Pomeridiana, Pista!, Big! e Gente di Notte. Ha diretto diversi documentari, fra cui Alvaro Siza, architetto (1998), In restauro - L’Opificio delle Pietre Dure di Firenze (1999), Le isole dipinte - Viaggio nelle Marchesi di Paul Gauguin (2000), Un mondo migliore è possibile (documentario collettivo ideato e coordinato da Francesco Maselli, 2001), Il villaggio dei disobbedienti (2002), Porto Alegre (documentario collettivo sul secondo Forum Sociale Mondiale, 2002, e coordinato da Ettore Scola), Sotto il cielo di Baghdad (2003), Io, Socrate e Linda (2005), Mae Baratinha, una storia di Candomblé (2006). Nel 1995, ha pubblicato un romanzo storico Que viva Marcos! (manifestolibri), sulla rivolta neo-zapatista nel Chiapas. Dal 2007 è nel consiglio direttivo dell’Associazione italiana dei documentaristi indipendenti Doc/it.



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giovedì 27 maggio 2010

QUELLA VOLTA CHE ANGIOLINA...

Giovedì 27 maggio al Cinema Trevi di Roma alle 20.30 sarà presentato La città di Angiolina - Trieste ai tempi del film Senilità, documentario di Gloria De Antoni e Oreste De Fornari, prodotto dalla Cineteca del Friuli con il contributo dell'Assessorato al Turismo della Regione Friuli Venezia Giulia e della FVG Film Commission.
All'incontro con gli autori, moderato dal direttore della Cineteca Nazionale Enrico Magrelli, parteciperà anche lo studioso triestino Lorenzo Codelli, storico del cinema e vicedirettore della Cineteca del Friuli. La serata si concluderà con la proiezione di Senilità (1962) di Mauro Bolognini nella copia 35mm proveniente dal Centro Mauro Bolognini di Pistoia.
Il documentario è stato presentato per la prima volta a gennaio a Trieste, durante la 21a ed. del Trieste Film Festival.

LA CITTÀ dI ANGIOLINA - TRIESTE AI TEMPI DEL FILM “SENILITÀ”
di Gloria De Antoni e Oreste De Fornari
Italia, 2010, DigiBeta, b-n & col., 50’, v.o. italiana

Sceneggiatura: Gloria De Antoni, Oreste De Fornari. Riprese: Davide Del Degan, Michele Federico, Marco Monti. Montaggio: Letizia Caudullo. Consulenza musicale: Massimo Cigaina. Suono: Stefano Grosso. Consulenza storica: Carlo Gaberscek. Cast: Omero Antonutti, Betsy Blair, Luisa Borghese, Bruno Cappella, Claudia Cardinale, Carlo Gaberscek, Liliana Grappasonni Antinori, Sergio Grmek Germani, Tullio Kezich, Philippe Leroy, Clara Locuoco, Lelio Luttazzi, Claudio Magris, Annamaria Percavassi, Ariella Reggio, Piero Tosi, Giorgio Umekm, Anna Volpe, i passeggeri del tram di Opicina. Produzione: La Cineteca del Friuli. Con il sostegno di: Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia-Assessorato al Turismo, Friuli Venezia Giulia Film Commission.

Protagoniste di Senilità, il film di Mauro Bolognini del 1962 ispirato al romanzo di Italo Svevo, sono insieme Claudia Cardinale, nel ruolo di Angiolina, ragazza spregiudicata quanto enigmatica, e la città di Trieste, che fa da sfondo alle sue avventure amorose. Il documentario di Gloria De Antoni e Oreste De Fornari si propone di far rivivere quei giorni di 50 anni fa, attraverso i ricordi di quanti hanno partecipato o soltanto presenziato alle riprese del film, gli attori, Claudia Cardinale e Philippe Leroy, il costumista Piero Tosi, le comparse triestine, lo scrittore Claudio Magris e Tullio Kezich, scomparso l’estate scorsa e al quale il documentario è dedicato. Memorie, commenti e confronti sono stati raccolti dai due autori in modo inconsueto, intervistando i testimoni sui luoghi delle riprese, importunando i passeggeri di un tram, oppure pedinando un’attrice (Betsy Blair) nelle sue deambulazioni nei giardini pubblici di Trieste in un giorno di pioggia. Senza dimenticare gli interventi di Lelio Luttazzi, l’unico non testimone delle riprese, presente nel documentario come una sorta di genius loci che dispensa riflessioni e ricordi sulla trieste di ieri. Ne viene fuori un mosaico policromo e prismatico dove si alternano cinema e televisione, bianco e nero e colore, 8 millimetri e 35 millimetri, brani del film di Bolognini e cinegiornali d’epoca, in un montaggio liquido che restituisce nel gusto di oggi la radiografia di un film simbolo della città di Trieste.


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martedì 25 maggio 2010

LA BULGARIA A ROMA

Dal 25 al 27 maggio, la Casa del cinema di Roma presenta la Festa del Cinema Bulgaro. Tre giorni di proiezioni dedicati alla cinematografie di questo paese. Da segnalare, fra gli altri titoli, Eastern Plays di Kamen Kalev e Crayfish di Ivan Cherkelov. Due storie, per certiversi simili, che raccontano entrambe un rapporto tra due uomini, sullo sfondo di un paese che cambia.
Il primo, presentato alla “Quinzaine des Realisateurs” di Cannes, è stato proiettato per la prima volta in Italia durante l'ultima edizione del Trieste Film Festival, dov'era in Concorso lungometraggi. Ed è proprio dal catalogo ufficiale della manifestazione che riprendiamo la scheda:

EASTERN PLAYS
di Kamen Kalev
Bulgaria - Svezia, 2009, 35mm, col., 89’
v.o. bulgara - turca - inglese

Sceneggiatura: Kamen Kalev.
Fotografia: Julian Atanassov.
Montaggio: Kamen Kalev, Stefan Piryov, Johannes Pinter.
Musica: Jean-Paul Wall. Suono: Momchil Bozhkov.
Scenografia: Martin Slavov.
Costumi: Elena Gavrilova.
Cast: Christo Christov, Ovanes Torosian, Saadet Isil Aksoy, Nikolina Yancheva, Ivan Nalbantov, Krasimira Demireva, Hatice Aslan, Kerem Atabeyoglu.
Produzione: Waterfront Film, The Chimney Pot, Film i Väst AB.
World sales: Memento Films International.

Due fratelli, che si sono persi di vista da tempo, si ritrovano improvvisamente, uno di fronte all’altro, durante un pestaggio razzista. sono su fronti opposti: mentre Georgi, che si è appena unito a un gruppo neo-nazista, partecipa alle violenze, Itso vi assiste soltanto e, anzi, aiuta la famiglia turca che ne è vittima a mettersi in salvo. Mentre Georgi, cui viene chiesto di prendere par te ad azioni più impor tanti, comincia a interrogarsi sul suo coinvolgimento nel movimento, Itso si chiede se la bella ragazza turca che ha salvato non potrebbe essere la sua occasione per uscire dall’esistenza triste che conduce a Sofia. solo ritrovandosi, i due fratelli riusciranno a capire cosa vogliono realmente dalla vita.
“Non ci viene insegnata la tolleranza. Al contrario, le persone spendono moltissime energie per differenziarsi e costruire confini. I meccanismi fondamentali dell’esistenza si concentrano sull’aspetto materiale delle cose. Non ci viene insegnato a guardarci dentro... Quello che mi interessa è il modo in cui le persone si risvegliano e trasformano se stesse da automi addormentati a esseri che amano e tornano a godere della vita.” (K. Kalev)

Kamen Kalev è nato nel 1975 a Bourgas, in Bulgaria. Dal 1996 al 1998 ha frequentato l’Accademia Nazionale di Teatro e Cinema “Krastyu sarafov” di Sofia e poi si è trasferito in Francia dove, nel 2002, si è diplomato alla Fémis (École nationale supérieure des métiers de l’image et du son) di Parigi. I suoi lavori sono stati presentati con successo in numerosi festival internazionali, come Berlino, Clermont Ferrand, NY Film Festival, Locarno, Stoccolma e il corto del 2005 Get The Rabbit Back, diretto insieme a Dimitar Mitovski è stato selezionato in concorso al festival di Cannes. Kalev ha girato anche una sessantina di spot pubblicitari e molti video musicali. Eastern Plays è il suo esordio nel lungometraggio.

Crayfish di Ivan Cherkelov è un altro dei titoli più interessanti della stagione passata. Presentato nei festival internazionali di Karlov Vary, Mosca e Salonicco, in Italia è arrivato lo scorso aprile al Festival del cinema europeo di Lecce, dal cui catalogo è tratta la scheda.

CRAYFISH
di Ivan Cherkelov
Bulgaria, 2009, 35mm, 108'
Sceneggiatura: Ivan Cherkelov.
Fotografia: Rali Ralchev.
Montaggio: Zoritsa Kotseva.
Suono: Alexander Bachvarov.
Scenografia: Vanina Geleva.
Cast: Filip Avramov, Valeri Yordanov, Slava Doycheva, Rangel Vulchanov, Nikolai Urumov, Evgenia Barakova.
Produzione: Klas Film.

Doka e Bonza, due amici disoccupati, non sono riusciti a trovare una posizione nel nuovo clima economico. Animano la loro inattività con distrazioni infantili. Alcuni pezzi grossi del vecchio regime nel frattempo hanno costruito nuove carriere, sfruttando l'ondata di privatizzazioni. Con l'opportuno cinismo e metodi mafiosi, si riempiono le tasche e rafforzano la loro posizione. Matanov e Tsochev sono concorrenti come intermediari nella vendita di una ferriera di Sinistra, sulla quale ha puntato gli occhi un cliente greco. Entrambi vogliono guadagnare il massimo da questa transazione, anche a costo di sbarazzarsi della concorrenza. I rivali affidano la progettazione dell'impresa a dei consulenti di fiducia, e questi a loro volta assumono dei tirapiedi per fare il lavoro. Con una scelta completamente casuale, il ruolo di pedine anonime è affidato a Doka e Bonza. Allettati della grossa ricompensa, partono per Sinistra, ignari di quello che li attende...

Ivan Cherkelov
(nato nel 1957, Sofia) studia regia al VITIZ (1982). Ritrae con schiettezza formale le problematiche del processo di trasformazione della Bulgaria nei film Parcheta lyubov (1982), Tarkalyashti se kameni (1995) e Stakleni topcheta (1999), dei quali ha anche scritto le sceneggiature. Obarnata elcha (2006), che ha co-diretto con Vasil Zhivkov, ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria (ex aequo con il film ceco Kráska v nesnázích) al Karlovy Vary IFF nel 2006.

A Roma viene anche presentato Prognoza, di Sophia Zornitsa, in concorso lungometraggi a Trieste, ma nel 2009.

Programma completo della rassegna QUI


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martedì 4 maggio 2010

KYNODONTAS RULES!

Durante la prima cerimonia di premiazione dei "Greek Academy Awards", assegnati alle produzioni cinematografiche greche più recenti dai membri dell'Academy ellenica, il film KYNODONTAS / DOGTOOTH di Yorgos Lanthimos, presentato in concorso e in anteprima nazionale durante la 21a edizione del Trieste Film Festival (dove tra l'altro aveva riportato una delle due menzioni speciali della giuria), ha ricevuto 5 premi:

Miglior Film

Miglior Regia

Miglior Sceneggiatura

Miglior Montaggio

Miglior attore non protagonista


Congratulazioni al regista e alla produzione Boo Productions!

trailer del film:




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martedì 13 aprile 2010

RITORNA IL MUSICAL E PARLA RUSSO!

Ecco la bella recensione di STILJAGI scritta da Erica Culiat per il numero di marzo/aprile della rivista "Musical". Son soddisfazioni :-)



recensione Stiljagi-Hipsters

Per chi si è perso l'anteprima italiana all'ultimo Trieste Film Festival, ecco due clip:





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lunedì 22 marzo 2010

WANDERING SOUL O LO SPIRITO DEL TEMPO

È con grande gioia che riceviamo la notizia che la giovane regista greca Angeliki Aristomenopoulou ha vinto il premio FIPRESCI della sezione greca al Festival di Salonicco che si è concluso ieri. Fa ancora più piacere che il premio sia arrivato per un documentario musicale, genere in cui Angeliki è una vera specialista. Wandering Soul, questo il titolo, racconta infatti la storia di Yannis Angelakas, un musicista che ha lasciato il segno sulla scena greca del rock alternative. Il film lo segue nella sua vita quotidiana e, attraverso i suoi occhi, entra nella contemporaneità tormentata del paese: l'impasse politica in cui si trova attualmente la Grecia, il modo in cui la televisione rimodella – spesso alterandola – la realtà, il bisogno che sentono ormai mole persone di lasciare la grande città e fare ritorno alla provincia d'origine. Due anni di riprese, durante i quali seguiamo anche l'evoluzione dello stile musicale di Yannis, in un percorso di esplorazione di suoni che appartengono alla sua infanzia, alla tradizione musicale greca come quella del rebetiko, alla musica polifonica dell'Epiro, fino alle melodie cretesi. Per me che scrivo, da curatrice della sezione “Muri del suono” al Trieste Film Festival, fa doppiamente piacere questo premio proprio perché si tratta di un documentario musicale. A gennaio, infatti, nella seconda edizione di questa rassegna avevo voluto fortemente il documentario girato da Angeliki a Berlino, fra i ragazzi della comunità turco-tedesca. Kreuzberg 36, presentato in Italia per la prima volta, ci aveva portato per un attimo per le strade di Kreuzberg, uno dei quartieri storici di Berlino. Culla di hippy, punk, anarchici e di altri gruppi alternativi degli anni '70 e '80, si tratta di un luogo che mantiene ancora pressoché intatto il suo spirito indipendente. La solidarietà e la tolleranza dei suoi abitanti nei confronti delle minoranze l'hanno resa una sorta di rifugio per gli immigrati turchi, facendone la quinta area a popolazione turca del mondo.
Nonostante i cambiamenti drammatici che hanno modificato la sua “geografia umana”, Kreuzberg ha mantenuto anche la sua forte vocazione artistica, vera e propria “riserva” urbana per tutte le forme d'arte alternative. Un'arte che trae ispirazione dalla vita della strada, che viene creata, vissuta e consumata sulla strada: graffiti, break dance, rap, hip-hop e beat-box. La musica di Kreuzberg parla tre lingue diverse - inglese, tedesco e turco – ed è prodotta da giovani che hanno provato sulla loro pelle cosa significhi essere una minoranza religiosa, etnica o politica.
Nel documentario Angeliki entra nella vita di una piccola comunità di giovani musicisti che considerano come loro patria Kreuzberg stessa (non la Germania e nemmeno la Turchia). Una quotidianità imbevuta di una tradizione tutta speciale, fatta di vecchi graffiti, di testi nati nei caseggiati popolari, di suoni che prendono vita in studi casalinghi di fortuna e nei concerti che organizzano nelle piazze del quartiere. Oltre al luogo, quindi, c’è anche il tema della lingua e di una cultura – quella dell’hip hop – che è nata come prodotto di importazione americano, per affermarsi poi sempre di più e ovunque come la vera musica popolare del terzo millennio.
Ricordo l'emozione della regista durante la visione del film in sala e la soddisfazione sul volto degli spettatori alla fine della proiezione, che mi ringraziavano per la scelta. Chissà che l'esperienza non si ripeta anche l'anno prossimo con Wandering Soul... nel frattempo, un mare di complimenti ad Angeliki!

Angeliki Aristomenopoulou è fotografa e regista specializzata in documentari musicali. Lavora per la televisione Greca dal 2005, per cui dirige una serie di documentari dal titolo “World music”, una delle serie più seguite nel suo genere, interamente dedicata alla musica e agli artisti di un paese o di una regione del mondo. Fra le aree esplorate ci sono l’india (sul Rajastan), Istanbul (la scena musicale contemporanea), New York (sull’etichetta nublu), il Brasile (sulla samba) e Kreuzberg. Fra i documentari di genere non musicale ricordiamo Floating Prisons, Medea, Great Hellas and the Olympic Spirit e 3 gamoi. Con i suoi lavori, Angeliki ha preso parte con successo a un gran numero di festival internazionali.


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domenica 21 marzo 2010

TRENUTEK REKE o IL TEMPO DEL FIUME

Domani lunedì 22 marzo, in occasione della Giornata mondiale dell'acqua, ci sarà a Gorizia la proiezione del bellissimo documentario TRENUTEK REKE / IL TEMPO DEL FIUME, delle amiche Nadja Velušček e Anja Medved. Il film, che aveva avuto a gennaio la prima assoluta al Trieste Film festival, nella sezione “Zone di cinema”, segue il percorso che l’Isonzo compie dalla sorgente alla foce, incontrando persone diverse tra loro: ognuna ha un approccio personale ed unico con il fiume. Un film su un fiume, ma soprattutto sul nostro rapporto con la natura.
“L’Isonzo è stato da sempre un fiume di confine. Il suo corso relativamente breve collega due mondi diversi: le Alpi e il Mediterraneo. non a caso il fiume sembra avere due personalità, riflesse dai suoi due nomi: Soča, nome femminile, e Isonzo, nome maschile. È un fiume ricco di contraddizioni, molto attraente, ma altrettanto pericoloso, famoso per il colore smeraldo ma anche per le battaglie sanguinose. La Prima guerra mondiale non ha distrutto solo la vita, i villaggi e i campi, ma anche il rapporto che l’uomo aveva con la natura. i sopravvissuti hanno dovuto ricominciare da zero e sembra che ancora oggi si viva in quel mondo ricostruito frettolosamente. Di chi è oggi l’Isonzo? La Slovenia lo ruba all’Italia con le dighe, l’Italia ne spreca le acque con un’irrigazione smodata. Le imprese edili ne saccheggiano la ghiaia e l’industria ne inquina le acque con le discariche. Gli appassionati di kayak rubano l’Isonzo ai pescatori e i pescatori lo rubano ai pesci. In tutto questo intrecciarsi di interessi contrapposti ci si dimentica che l’Isonzo appartiene in primo luogo a se stesso e che il ruolo essenziale che svolge da milioni di anni è impor tante per tutti. Gli incontri lungo il fiume svelano le contraddizioni del nostro rapporto con la natura. Paragonata alla vita del fiume, l’esistenza umana appare misera, eppure l’uomo oggi può piegare a sé le leggi della natura. In quest’epoca in cui cadono i vecchi confini politici, dobbiamo saperci imporre dei limiti nel rapporto con il nostro fiume. Sia il fiume che il film nella loro essenza sono legati al concetto dello scorrere del tempo. Il tempo del fiume e del film sono nello stesso tempo sfuggenti e statici.
Non possiamo mai immergerci due volte nello stesso film, anche se possiamo fermarlo e riavvolgerlo. L’unico tempo possibile, tanto per il film quanto per il fiume, è un continuo presente.” (A. Medved, N. Velušček, dal catalogo ufficiale del festival)

Anja Medved è nata nel 1969 a Šempeter, Nova Gorica, in Slovenia. Diplomata in regia all’AGRFT (Accademia di Teatro, Radio, Cinema e Televisione) di Lubiana, ha frequentato l’Art Center del College of Design di Pasadena, Usa. È autrice di spettacoli teatrali, progetti e installazioni video, azioni urbane e documentari. È iscritta al corso post laurea di studi interculturali presso l’Università di Nova Gorica e ZRC Sazu di Lubiana. Lavora nell’ambito del Kinoatelje (Italia) e Zavod Kinoatelje (Slovenia). Ha realizzato, insieme a Nadja Velušček, diversi documentari per Kinoatelje. Il Trieste Film Festival ha presentato Moja meja - Il mio confine (15a edizione) e Mesto na travniku (16a edizione).

Nadja Velušček è nata nel 1948 a Plave, Nova Gorica, in Slovenia. Laureata in Lingua e Letteratura slovena e in Lingua e Letteratura italiana all’Università di Lubiana, insegna Lettere. Collabora con il Kinoatelje di Gorizia, per cui ha realizzato diversi documentari, spesso in collaborazione con Anja Medved e dirige lo Zavod Kinoatelje di Nova Gorica. Il Trieste Film ha presentato Festival Moja meja - Il mio confine (15a edizione) e Mesto na travniku (16a edizione)


TRENUTEK REKE / IL TEMPO DEL FIUME
Italia, 2010, Betacam SP, b-n & col., 62’, v.o. italiana - slovena
Sceneggiatura: Anja Medved, Nadja Velušček. Fotografia: Ferruccio Goia. Montaggio:
Ferruccio Goia, Anja Medved. Musica: Havir Gergolet, Salamandra Salamandra.
Suono: Rosario Guerrini. Produzione: Kinoatelje, Regione Friuli Venezia Giulia
(direzione centrale istruzione, cultura, sport e pace). World sales: Kinoatelje.

Lunedì 22 marzo 2010, alle 20.30 presso il Kinemax (Palazzo del Cinema, Piazza Vittoria 41, Gorizia)

Info: www.kinoatelje.it


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venerdì 19 marzo 2010

OSCAR TEDESCHI: FRA NASTRI BIANCHI, TEMPESTE ED ELEFANTI

Dopo la Palma d'Oro a Cannes e la nomination agli Oscar nella categoria “Miglior film straniero”, per DAS WEISSE BAND di Michael Haneke è ora la volta dei German Film Prize, gli Oscar tedeschi. Il numero di nomination che ha raccolto il film è impressionante, sono infatti ben 13 (per un ammontare complessivo di premi in denaro corrispondente a quasi 3 milioni di euro), fra cui ci sono quella per il miglior film, la miglior regia, la miglior sceneggiatura, il miglior montaggio e la miglior fotografia. Il record da battere era quello delle 11 nomination ottenute nel 2006 dal film di Florian Henckel von Donnersmarck , Das Leben der Anderen (Le vite degli altri), concretizzatesi poi in 7 premi. L'anno scorso aveva vinto Andreas Dresen con Wolke 9 (premiata anche la protagonista Ursula Werner). Quanti premi si porterà a casa Haneke? Dovremo aspettare il 23 aprile per scoprirlo. Nel frattempo, non possiamo che concordare con il parere del presidente dell'Academy tedesca, l'attore bruno Ganz, il quale ha commentato: “Un film eccezionale. Sono felicissimo che abbia ottenuto questa accoglienza”.
In gara, nella categoria lungometraggi, anche DIE FREMDE di Feo Aladag (a breve al Tribeca), ALLE ANDEREN di Maren Ade, WÜSTENBLUME di Sherry Hormann, SOUL KITCHEN di Fatih Akin e STURM (Tempesta) di Hans-Christian Schmid, presentato in anteprima italiana all'ultimo Trieste Film Festival, dove ha vinto il Premio del pubblico.

È poi con grande gioia che apprendiamo della nomination a Miglior documentario di DIE FRAU MIT DEN 5 ELEFANTEN di Vadim Jendreyko, vincitore del Concorso documentari e anche del Premio del pubblico al Trieste Film Festival. La meravigliosa protagonista del documentario se la vedrà con DAS HERZ VON JENIN di Marcus Vetter e Leon Geller.

www.deutsche-filmakademie.de/ (sito in tedesco)


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lunedì 15 marzo 2010

AURORA: A NEW RUMANIAN DAWN?

The third film by CRISTI PUIU, Aurora, a thriller told from an unusual perspective, will probably be premiered in Cannes. The film tells the day of Viorel, a middle-aged man who wakes up with a strange feeling of anxiety but represses it trying to live the usual commitments that take him around Bucharest. Cristi Puiu has decided to play the role himself, after five months of auditions and had to get a license just for acting. Aurora is produced by Mandragora with Société Parisienne de Production, Switzerland Bord Cadre Films and the German company Essential Filmproduktion GmbH.
Aurora is the second part of a cycle of six films on Bucharest. The first, MOARTEA DOMNULUI LĀZĀRESCU (The Death of Mr. Lazarescu) dated back to 2005 and was photographing a city more like a circle of hell than to a European capital. The audience of the Trieste Film Festival, where the film was presented in the following year in the feature film competition (as an Italian premiere), certainly remember the plot. For everyone else, here it is:

Mr. Lazarescu is 63 years old and lives in a block of flats, together with his three cats. It’s a Saturday evening, Mr. Lazarescu doesn’t fell too well, so he calls for the ambulance. Until the paramedics arrive, he tries to ease the pain with something from his own supply of medecins. Because he is short of the pills he needs, he asks for his neighbours’help. They give him the first aid, although they can smell he’s been drinking. Then the ambulance and Mrs. Mioara, the paramedic, arrive. She decides to take him to the hospital. But things get complicated at the hospital. A car crash with lots of casualties is the priority for the doctors in the ER. Mr. Lazarescu is send to another hospital. What looked initially like a simple formality, the admission to the hospital and the monitoring of an old man, turns into a nightmare. As the night develops, Mioara drives around Bucharest, trying to find a hospital that will accept the patient, whose health is deteriorating at an alarming rate.

The film won the “Un Certain Regard” Award at Cannes Film Festival. About his film, Puiu said:
'Since I admire Eric Rohmer very much, I wanted to answer his Moral Tales. With six stories from the outskirts of Bucharest I will be telling love stories: love for one’s fellow man, love between a man and a woman, love for your children, love of success, love between friends and carnal love'.

Cristi Puiu was born in Bucharest in 1967. In 1990, after the fall of Communism, he left Rumania for Switzerland. Two years later he enrolled in Visual Art High School in Geneva. In 1995 his short film Avant le petit déjeuner, made while he was still a student, was selected at the Locarno Film Festival. He gained his diploma in 1996 with a documentary film. He wrote the screenplay for Marfa si banii together Rāzvan Rādulescu, and the film won a competition organized by the National Film Centre in Bucharest and the Special Mention of the Jury of Alpe Adria Cinema 2002. In 2003 his short Un cartus de kent si un pachet de cafea was awarded at the Berlin Film Festival: the film was also shown at Alpe Adria Cinema. The Death of Mr. Lazarescu (2005) won the “Un Certain Regard” Award at Cannes Film Festival.


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