mercoledì 2 febbraio 2011
FINO ALL'ULTIMO RESPIRO
venerdì 21 gennaio 2011
TANOVIĆ E IL CHEWINGUM
Siamo una generazione di chewingum?Danis Tanović sembra pensarla così.
Sorseggiando un calice di vino bianco e scambiandosi le rispettive considerazioni sulla conferenza stampa appena conclusa uno sguardo punta le nostre due facce imbarazzate.
Certo davanti a un premio Oscar così fascinoso non è facile mostrare un buon savoir faire.
Tanović per fortuna ne ha da vendere.
Ed ecco la domanda alla quale nessuna neo laureata vorrebbe rispondere: “E tu cosa fai nella vita?”
Un brivido percorre la mia schiena, sudori freddi come se piovesse, salivazione azzerata e uno strano rossore invade le mie guance: “Cerco di fare la giornalista”.
“Don't try, be!”.
Tre parole che riassumono la teoria che poi Tanović ha più ampiamente spiegato al cin del secondo bicchiere, questa volta condiviso con altri giovani aspiranti filmmaker. Secondo il regista la nostra generazione è una molle massa di indecisi, che invece di affrontare il proprio futuro con una precisa idea sul da farsi, si lascia affondare dalle domande esistenziali. Giovani troppo annoiati, forse anche un po' viziati, che non hanno il coraggio di fare delle scelte.
Quello che manca non sono le possibilità o le prospettive, il problema è che abbiamo paura di abbandonare le nostre certezze e gettarci nel mondo.
Giochiamo dunque la nostra ultima carta: viviamo in un paese che non ci concede l'opportunità di credere che i nostri progetti possano davvero trovare realizzazione.
Scacco matto, per Tanović però. Lui in fondo è cresciuto in un mondo in guerra, dove la voglia di andarsene non era una scelta ma un'esigenza. Abbandonare tutto, che consisteva nel niente. Ricominciare in un paese nuovo, con una lingua sconosciuta e accettare anche i lavori più faticosi pur di coronare il proprio sogno.
L'unico limite con il quale dobbiamo confrontarci è quello con noi stessi. Il regista ci ha detto che nessuno può insegnarci a pensare. Siamo noi ad essere al comando della nostra stessa vita e dunque del nostro futuro. Smettiamo di molleggiare incerti come chewingum ben masticate. Diceva il protagonista di “The Hurricane”, rinchiuso tra le mura di una prigione: “ È molto importante riuscire a trascendere i posti che ci limitano”.
(di Beatrice Peterchiutto e Nicole Braida, foto di Elena Tubaro)
TANOVIĆ E IL CHEWINGUM
V I N Y L - LA VIENNA CHE NON TI ASPETTI
Dove: Teatro Miela, 00.00, alla presenza del regista
sito ufficiale del film: http://www.lushfilms.com
guarda il trailer del film:
V I N Y L - LA VIENNA CHE NON TI ASPETTI
mercoledì 19 gennaio 2011
SOGNARE IN UNA FABBRICA DI VODKA
SOGNARE IN UNA FABBRICA DI VODKA
GO GO EST!
GO GO EST!
martedì 18 gennaio 2011
WHEN EAST MEETS WEST

WHEN EAST MEETS WEST
giovedì 13 gennaio 2011
I FINALISTI DEL PREMIO SALANI

I FINALISTI DEL PREMIO SALANI
venerdì 5 novembre 2010
CALL FOR ENTRIES!!

CALL FOR ENTRIES!!
venerdì 22 ottobre 2010
A.A.A. CERCASI STAGISTI PER IL FESTIVAL!
Ti interessa capire come nasce e si sviluppa un grande evento culturale?
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A.A.A. CERCASI STAGISTI PER IL FESTIVAL!
lunedì 4 ottobre 2010
THE TRIESTE FILM FESTIVAL IN PECS
In questi giorni, dal 4 al 10 ottobre 2010, si sta svolgendo a Pecs in Ungheria la seconda edizione del "CinePécs International Film Festival", un festival dedicato a registi esordienti dell'Europa centro orientale.Quest'anno la manifestazione è stata inserita come evento ufficiale all'interno del ricco calendario culturale della città, che è anche capitale europea della cultura 2010.
Il Trieste Film Festival ha stabilito un'importante partnership con CinePécs, la cui organizzazione ci ha nominato tra i consulenti ufficiali e ha invitato il direttore del nostro festival, Annamaria Percavassi, nella giuria internazionale.
La lista dei film italiani che il Trieste Film Festival presenta a Pecs si trova sul sito ufficiale del festival: Cinépecs presents the Trieste Film Festival
These days, 4 to 10 October 2010, is being held in Pecs in Hungary, the second edition of "CinePécs International Film Festival”, a festival dedicated to young filmmakers from Central and Eastern Europe. This year the event was included as an official event in the city's rich cultural calendar, which is also European Capital of Culture 2010.
The Trieste Film Festival has established an important partnership with CinePécs, whose organization has named our festival one of the official consultants and has invited our director, Annamaria Percavassi, to be a a member of the international jury.
To see the list of Italian films in Pecs go to: Cinépecs presents the Trieste Film Festival
THE TRIESTE FILM FESTIVAL IN PECS
martedì 21 settembre 2010
DALLA GUERRA AGLI OSCAR
CRNCI (The Blacks) di Goran Dević e Zvonimir Jurić, in concorso lungometraggi nell'ultima edizione del Trieste Film Festival, è stato selezionato dalla Film Artists' Association di Croazia come candidato locale all’Academy Award per il Miglior Film in Lingua Straniera.Il dramma bellico minimalista ha vinto il Premio al Miglior Film a Ljubljana, Belgrado e Linz, e quelli per il Miglior Regista e il FIPRESCI a Cottbus. Al Pula Film Festival 2009, ha ricevuto il Premio al Miglior Regista per Juric e Devic, il riconoscimento al Miglior Attore non Protagonista (Niksa Butijer) e quello per il Miglior Sound Design (Dubravka Premar).
SINOSSI: Guerra. Una città sotto assedio. La tregua è stata firmata da poco e la squadra nota come i neri, che portavano a termine tutti i lavori sporchi, deve essere sciolta. Il comandante ivo, che ha perso tre dei suoi uomini, prepara l’azione per recuperare i loro corpi nella foresta e, nonostante il cessate il fuoco, fa saltare una diga causando gravi perdite al nemico. I membri superstiti della squadra, perseguitati dal senso di colpa e dai dubbi personali, passano all’azione. Sul campo di battaglia, scopriranno che il nemico che stanno cercando si nasconde nel luogo in cui meno se lo aspettano: dentro di loro. Il film ha vinto il premio per la miglior Regia, miglior attore non protagonista e miglior sound Design al Festival di Pola e il Premio per la regia a Cottbus.
COMMENTO DEGLI AUTORI: “La ragione per cui abbiamo deciso di scrivere e realizzare questo film è l’idea che abbiamo in comune secondo cui l’unico modo corretto per trattare argomenti traumatici, come quello della guerra, è quello di affrontarli in modo traumatico. Cosa intendiamo esattamente con ‘in modo traumatico’? Che argomenti spiacevoli e importanti vanno trattati tramite un procedimento volto a ottenere un effetto disturbante, che non calmi lo spettatore, ma piuttosto lo induca a pensare.”
(G. Dević, Z. Jurić)
sinossi e commento sono tratti dal catalogo ufficiale della 21a ed. del Trieste Film Festival, consultabile integralmente in basso a destra sulla home page di questo blog)
DALLA GUERRA AGLI OSCAR
venerdì 11 giugno 2010
STORIE ARBËRESHË
Modera Gianfranco Romagnoli, Vicepresidente CISM, e intervengono Papas Luigi Lucini (Viceparroco di S. Nicolò dei Greci alla Martorana - Gli arbëreshë e la tradizione cristiana di Bisanzio), Domenico Morelli (responsabile Minoranze linguistiche del Ministero P.I. - A 10 anni dalla Legge di tutela delle minoranze linguistiche storiche: problemi e prospettive), Zef Giuseppe Chiaromonte (Cultore di Lingua e Letteratura Albanese, Università di Palermo - I Codici d'Albania, patrimonio dell'umanità).
E questo ci dà l'occasione per ricordare un documentario molto interessante presentato nella 19a edizione del Trieste Film Festival, in concorso documentari:
STORIE ARBËRESHË
di Mario Balsamo
Italia, 2007, DV, col., 53’, v.o. italiana - arbëresh
Sceneggiatura: Mario Balsamo. Fotografia: Alfredo Betrò. Montaggio: Ilaria Fraioli. Suono: Valentino Giannì. Produzione, distribuzione internazionale: Palomar Spa.
Il documentario fa parte di "Alba Suite", una serie di nove documentari sulla comunità arbëreshë, discendenti degli albanesi che alla fine del Medioevo, in fuga dall’avanzata ottomana, si stabilirono in diverse regioni del sud Italia. Sotto la direzione artistica di Salvo Cuccia, otto registi (Guido Chiesa, Fatmir Koci, Rosita Bonanno, Emma Rossi Landi, Marco Bertozzi, Mario Balsamo, Rossella Schillaci, Antonio Bellia) sono stati invitati a realizzare un film sull’argomento. Salvo Cuccia, responsabile del progetto, spiega: “La regola è stata la libertà d’espressione, la diversità dei linguaggi e degli approcci, sia per quanto riguarda i contenuti che per modalità e forme. Ciò che accomuna i lavori è il racconto di queste antiche popolazioni, le loro forme religiose, le musiche e i canti, la lingua e la cultura, ma anche il concetto di migrazione”.
“Per raccontare cosa significhi ‘arbëresh’ oggi si parte dalla banda di Mezzojuso, proseguendo con scene quotidiane riprese a Piana degli Albanesi: personaggi che raccontano le loro storie di vita difficile, in un luogo povero e inospitale; le scuole elementari dove i bambini imparano la lingua arbëresh che, ancora oggi, è la prima lingua parlata in paese; un prete di rito greco-bizantino che spiega alle figlie (i padri di questo rito possono avere una famiglia) i connotati di questa forma di religiosità cristiana… Il ritmo del documentario alterna momenti serrati ai tempi lenti della vita di paese, in una Sicilia che mischia indissolubilmente il presente con il passato.” (M. Balsamo)
Mario Balsamo è nato a Latina nel 1962 e si è laureato in Filosofa con una tesi in Storia del Cinema. È filmmaker e scrittore. Docente presso la Act (Accademia del Cinema e della Televisione) di Cinecittà, ha diretto laboratori di documentaristica in Italia e all'estero e collaborato alle trasmissioni Rai Cara Giovanna, Italia Ore 6, Portomatto, Atlante, Pomeridiana, Pista!, Big! e Gente di Notte. Ha diretto diversi documentari, fra cui Alvaro Siza, architetto (1998), In restauro - L’Opificio delle Pietre Dure di Firenze (1999), Le isole dipinte - Viaggio nelle Marchesi di Paul Gauguin (2000), Un mondo migliore è possibile (documentario collettivo ideato e coordinato da Francesco Maselli, 2001), Il villaggio dei disobbedienti (2002), Porto Alegre (documentario collettivo sul secondo Forum Sociale Mondiale, 2002, e coordinato da Ettore Scola), Sotto il cielo di Baghdad (2003), Io, Socrate e Linda (2005), Mae Baratinha, una storia di Candomblé (2006). Nel 1995, ha pubblicato un romanzo storico Que viva Marcos! (manifestolibri), sulla rivolta neo-zapatista nel Chiapas. Dal 2007 è nel consiglio direttivo dell’Associazione italiana dei documentaristi indipendenti Doc/it.
STORIE ARBËRESHË
giovedì 27 maggio 2010
QUELLA VOLTA CHE ANGIOLINA...
Giovedì 27 maggio al Cinema Trevi di Roma alle 20.30 sarà presentato La città di Angiolina - Trieste ai tempi del film Senilità, documentario di Gloria De Antoni e Oreste De Fornari, prodotto dalla Cineteca del Friuli con il contributo dell'Assessorato al Turismo della Regione Friuli Venezia Giulia e della FVG Film Commission.Il documentario è stato presentato per la prima volta a gennaio a Trieste, durante la 21a ed. del Trieste Film Festival.
LA CITTÀ dI ANGIOLINA - TRIESTE AI TEMPI DEL FILM “SENILITÀ”
Italia, 2010, DigiBeta, b-n & col., 50’, v.o. italiana
QUELLA VOLTA CHE ANGIOLINA...
martedì 25 maggio 2010
LA BULGARIA A ROMA
EASTERN PLAYSdi Kamen Kalev
Bulgaria - Svezia, 2009, 35mm, col., 89’
v.o. bulgara - turca - inglese
Sceneggiatura: Kamen Kalev.
Fotografia: Julian Atanassov.
Montaggio: Kamen Kalev, Stefan Piryov, Johannes Pinter.
Musica: Jean-Paul Wall. Suono: Momchil Bozhkov.
Scenografia: Martin Slavov.
Costumi: Elena Gavrilova.
Cast: Christo Christov, Ovanes Torosian, Saadet Isil Aksoy, Nikolina Yancheva, Ivan Nalbantov, Krasimira Demireva, Hatice Aslan, Kerem Atabeyoglu.
Produzione: Waterfront Film, The Chimney Pot, Film i Väst AB.
World sales: Memento Films International.
Due fratelli, che si sono persi di vista da tempo, si ritrovano improvvisamente, uno di fronte all’altro, durante un pestaggio razzista. sono su fronti opposti: mentre Georgi, che si è appena unito a un gruppo neo-nazista, partecipa alle violenze, Itso vi assiste soltanto e, anzi, aiuta la famiglia turca che ne è vittima a mettersi in salvo. Mentre Georgi, cui viene chiesto di prendere par te ad azioni più impor tanti, comincia a interrogarsi sul suo coinvolgimento nel movimento, Itso si chiede se la bella ragazza turca che ha salvato non potrebbe essere la sua occasione per uscire dall’esistenza triste che conduce a Sofia. solo ritrovandosi, i due fratelli riusciranno a capire cosa vogliono realmente dalla vita.
“Non ci viene insegnata la tolleranza. Al contrario, le persone spendono moltissime energie per differenziarsi e costruire confini. I meccanismi fondamentali dell’esistenza si concentrano sull’aspetto materiale delle cose. Non ci viene insegnato a guardarci dentro... Quello che mi interessa è il modo in cui le persone si risvegliano e trasformano se stesse da automi addormentati a esseri che amano e tornano a godere della vita.” (K. Kalev)
Kamen Kalev è nato nel 1975 a Bourgas, in Bulgaria. Dal 1996 al 1998 ha frequentato l’Accademia Nazionale di Teatro e Cinema “Krastyu sarafov” di Sofia e poi si è trasferito in Francia dove, nel 2002, si è diplomato alla Fémis (École nationale supérieure des métiers de l’image et du son) di Parigi. I suoi lavori sono stati presentati con successo in numerosi festival internazionali, come Berlino, Clermont Ferrand, NY Film Festival, Locarno, Stoccolma e il corto del 2005 Get The Rabbit Back, diretto insieme a Dimitar Mitovski è stato selezionato in concorso al festival di Cannes. Kalev ha girato anche una sessantina di spot pubblicitari e molti video musicali. Eastern Plays è il suo esordio nel lungometraggio.
Crayfish di Ivan Cherkelov è un altro dei titoli più interessanti della stagione passata. Presentato nei festival internazionali di Karlov Vary, Mosca e Salonicco, in Italia è arrivato lo scorso aprile al Festival del cinema europeo di Lecce, dal cui catalogo è tratta la scheda.
CRAYFISHdi Ivan Cherkelov
Bulgaria, 2009, 35mm, 108'
Sceneggiatura: Ivan Cherkelov.
Fotografia: Rali Ralchev.
Montaggio: Zoritsa Kotseva.
Suono: Alexander Bachvarov.
Scenografia: Vanina Geleva.
Cast: Filip Avramov, Valeri Yordanov, Slava Doycheva, Rangel Vulchanov, Nikolai Urumov, Evgenia Barakova.
Produzione: Klas Film.
Doka e Bonza, due amici disoccupati, non sono riusciti a trovare una posizione nel nuovo clima economico. Animano la loro inattività con distrazioni infantili. Alcuni pezzi grossi del vecchio regime nel frattempo hanno costruito nuove carriere, sfruttando l'ondata di privatizzazioni. Con l'opportuno cinismo e metodi mafiosi, si riempiono le tasche e rafforzano la loro posizione. Matanov e Tsochev sono concorrenti come intermediari nella vendita di una ferriera di Sinistra, sulla quale ha puntato gli occhi un cliente greco. Entrambi vogliono guadagnare il massimo da questa transazione, anche a costo di sbarazzarsi della concorrenza. I rivali affidano la progettazione dell'impresa a dei consulenti di fiducia, e questi a loro volta assumono dei tirapiedi per fare il lavoro. Con una scelta completamente casuale, il ruolo di pedine anonime è affidato a Doka e Bonza. Allettati della grossa ricompensa, partono per Sinistra, ignari di quello che li attende...
Ivan Cherkelov (nato nel 1957, Sofia) studia regia al VITIZ (1982). Ritrae con schiettezza formale le problematiche del processo di trasformazione della Bulgaria nei film Parcheta lyubov (1982), Tarkalyashti se kameni (1995) e Stakleni topcheta (1999), dei quali ha anche scritto le sceneggiature. Obarnata elcha (2006), che ha co-diretto con Vasil Zhivkov, ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria (ex aequo con il film ceco Kráska v nesnázích) al Karlovy Vary IFF nel 2006.
A Roma viene anche presentato Prognoza, di Sophia Zornitsa, in concorso lungometraggi a Trieste, ma nel 2009.
Programma completo della rassegna QUI
LA BULGARIA A ROMA
martedì 4 maggio 2010
KYNODONTAS RULES!
Durante la prima cerimonia di premiazione dei "Greek Academy Awards", assegnati alle produzioni cinematografiche greche più recenti dai membri dell'Academy ellenica, il film KYNODONTAS / DOGTOOTH di Yorgos Lanthimos, presentato in concorso e in anteprima nazionale durante la 21a edizione del Trieste Film Festival (dove tra l'altro aveva riportato una delle due menzioni speciali della giuria), ha ricevuto 5 premi:Miglior Film
Miglior Regia
Miglior Sceneggiatura
Miglior Montaggio
Miglior attore non protagonista
Congratulazioni al regista e alla produzione Boo Productions!
trailer del film:
KYNODONTAS RULES!
martedì 13 aprile 2010
RITORNA IL MUSICAL E PARLA RUSSO!
recensione Stiljagi-Hipsters
Per chi si è perso l'anteprima italiana all'ultimo Trieste Film Festival, ecco due clip:
RITORNA IL MUSICAL E PARLA RUSSO!
lunedì 22 marzo 2010
WANDERING SOUL O LO SPIRITO DEL TEMPO
È con grande gioia che riceviamo la notizia che la giovane regista greca Angeliki Aristomenopoulou ha vinto il premio FIPRESCI della sezione greca al Festival di Salonicco che si è concluso ieri. Fa ancora più piacere che il premio sia arrivato per un documentario musicale, genere in cui Angeliki è una vera specialista. Wandering Soul, questo il titolo, racconta infatti la storia di Yannis Angelakas, un musicista che ha lasciato il segno sulla scena greca del rock alternative. Il film lo segue nella sua vita quotidiana e, attraverso i suoi occhi, entra nella contemporaneità tormentata del paese: l'impasse politica in cui si trova attualmente la Grecia, il modo in cui la televisione rimodella – spesso alterandola – la realtà, il bisogno che sentono ormai mole persone di lasciare la grande città e fare ritorno alla provincia d'origine. Due anni di riprese, durante i quali seguiamo anche l'evoluzione dello stile musicale di Yannis, in un percorso di esplorazione di suoni che appartengono alla sua infanzia, alla tradizione musicale greca come quella del rebetiko, alla musica polifonica dell'Epiro, fino alle melodie cretesi. Per me che scrivo, da curatrice della sezione “Muri del suono” al Trieste Film Festival, fa doppiamente piacere questo premio proprio perché si tratta di un documentario musicale. A gennaio, infatti, nella seconda edizione di questa rassegna avevo voluto fortemente il documentario girato da Angeliki a Berlino, fra i ragazzi della comunità turco-tedesca. Kreuzberg 36, presentato in Italia per la prima volta, ci aveva portato per un attimo per le strade di Kreuzberg, uno dei quartieri storici di Berlino. Culla di hippy, punk, anarchici e di altri gruppi alternativi degli anni '70 e '80, si tratta di un luogo che mantiene ancora pressoché intatto il suo spirito indipendente. La solidarietà e la tolleranza dei suoi abitanti nei confronti delle minoranze l'hanno resa u
na sorta di rifugio per gli immigrati turchi, facendone la quinta area a popolazione turca del mondo.Nonostante i cambiamenti drammatici che hanno modificato la sua “geografia umana”, Kreuzberg ha mantenuto anche la sua forte vocazione artistica, vera e propria “riserva” urbana per tutte le forme d'arte alternative. Un'arte che trae ispirazione dalla vita della strada, che viene creata, vissuta e consumata sulla strada: graffiti, break dance, rap, hip-hop e beat-box. La musica di Kreuzberg parla tre lingue diverse - inglese, tedesco e turco – ed è prodotta da giovani che hanno provato sulla loro pelle cosa significhi essere una minoranza religiosa, etnica o politica.
Nel documentario Angeliki entra nella vita di una piccola comunità di giovani musicisti che considerano come loro patria Kreuzberg stessa (non la Germania e nemmeno la Turchia). Una quotidianità imbevuta di una tradizione tutta speciale, fatta di vecchi graffiti, di testi nati nei caseggiati popolari, di suoni che prendono vita in studi casalinghi di fortuna e nei concerti che organizzano nelle piazze del quartiere. Oltre al luogo, quindi, c’è anche il tema della lingua e di una cultura – quella dell’hip hop – che è nata come prodotto di importazione americano, per affermarsi poi sempre di più e ovunque come la vera musica popolare del terzo millennio.
Ricordo l'emozione della regista durante la visione del film in sala e la soddisfazione sul volto degli spettatori alla fine della proiezione, che mi ringraziavano per la scelta. Chissà che l'esperienza non si ripeta anche l'anno prossimo con Wandering Soul... nel frattempo, un mare di complimenti ad Angeliki!
Angeliki Aristomenopoulou è fotografa e regista specializzata in documentari musicali. Lavora per la televisione Greca dal 2005, per cui dirige una serie di documentari dal titolo “World music”, una delle serie più seguite nel suo genere, interamente dedicata alla musica e agli artisti di un paese o di una regione del mondo. Fra le aree esplorate ci sono l’india (sul Rajastan), Istanbul (la scena musicale contemporanea), New York (sull’etichetta nublu), il Brasile (sulla samba) e Kreuzberg. Fra i documentari di genere non musicale ricordiamo Floating Prisons, Medea, Great Hellas and the Olympic Spirit e 3 gamoi. Con i suoi lavori, Angeliki ha preso parte con successo a un gran numero di festival internazionali.WANDERING SOUL O LO SPIRITO DEL TEMPO
domenica 21 marzo 2010
TRENUTEK REKE o IL TEMPO DEL FIUME
Domani lunedì 22 marzo, in occasione della Giornata mondiale dell'acqua, ci sarà a Gorizia la proiezione del bellissimo documentario TRENUTEK REKE / IL TEMPO DEL FIUME, delle amiche Nadja Velušček e Anja Medved. Il film, che aveva avuto a gennaio la prima assoluta al Trieste Film festival, nella sezione “Zone di cinema”, segue il percorso che l’Isonzo compie dalla sorgente alla foce, incontrando persone diverse tra loro: ognuna ha un approccio personale ed unico con il fiume. Un film su un fiume, ma soprattutto sul nostro rapporto con la natura.Non possiamo mai immergerci due volte nello stesso film, anche se possiamo fermarlo e riavvolgerlo. L’unico tempo possibile, tanto per il film quanto per il fiume, è un continuo presente.” (A. Medved, N. Velušček, dal catalogo ufficiale del festival)
Anja Medved è nata nel 1969 a Šempeter, Nova Gorica, in Slovenia. Diplomata in regia all’AGRFT (Accademia di Teatro, Radio, Cinema e Televisione) di Lubiana, ha frequentato l’Art Center del College of Design di Pasadena, Usa. È autrice di spettacoli teatrali, progetti e installazioni video, azioni urbane e documentari. È iscritta al corso post laurea di studi interculturali presso l’Università di Nova Gorica e ZRC Sazu di Lubiana. Lavora nell’ambito del Kinoatelje (Italia) e Zavod Kinoatelje (Slovenia). Ha realizzato, insieme a Nadja Velušček, diversi documentari per Kinoatelje. Il Trieste Film Festival ha presentato Moja meja - Il mio confine (15a edizione) e Mesto na travniku (16a edizione).
Nadja Velušček è nata nel 1948 a Plave, Nova Gorica, in Slovenia. Laureata in Lingua e Letteratura slovena e in Lingua e Letteratura italiana all’Università di Lubiana, insegna Lettere. Collabora con il Kinoatelje di Gorizia, per cui ha realizzato diversi documentari, spesso in collaborazione con Anja Medved e dirige lo Zavod Kinoatelje di Nova Gorica. Il Trieste Film ha presentato Festival Moja meja - Il mio confine (15a edizione) e Mesto na travniku (16a edizione)TRENUTEK REKE / IL TEMPO DEL FIUME
Italia, 2010, Betacam SP, b-n & col., 62’, v.o. italiana - slovena
Sceneggiatura: Anja Medved, Nadja Velušček. Fotografia: Ferruccio Goia. Montaggio:
Ferruccio Goia, Anja Medved. Musica: Havir Gergolet, Salamandra Salamandra.
Suono: Rosario Guerrini. Produzione: Kinoatelje, Regione Friuli Venezia Giulia
(direzione centrale istruzione, cultura, sport e pace). World sales: Kinoatelje.
Lunedì 22 marzo 2010, alle 20.30 presso il Kinemax (Palazzo del Cinema, Piazza Vittoria 41, Gorizia)
Info: www.kinoatelje.it
TRENUTEK REKE o IL TEMPO DEL FIUME
venerdì 19 marzo 2010
OSCAR TEDESCHI: FRA NASTRI BIANCHI, TEMPESTE ED ELEFANTI
Dopo la Palma d'Oro a Cannes e la nomination agli Oscar nella categoria “Miglior film straniero”, per DAS WEISSE BAND di Michael Haneke è ora la volta dei German Film Prize, gli Oscar tedeschi. Il numero di nomination che ha raccolto il film è impressionante, sono infatti ben 13 (per un ammontare complessivo di premi in denaro corrispondente a quasi 3 milioni di euro), fra cui ci sono quella per il miglior film, la miglior regia, la miglior sceneggiatura, il miglior montaggio e la miglior fotografia. Il record da battere era quello delle 11 nomination ottenute nel 2006 dal film di Florian Henckel von Donnersmarck , Das Leben der Anderen (Le vite degli altri), concretizzatesi poi in 7 premi. L'anno scorso aveva vinto Andreas Dresen con Wolke 9 (premiata anche la protagonista Ursula Werner). Quanti premi si porterà a casa Haneke? Dovremo aspettare il 23 aprile per scoprirlo. Nel frattempo, non possiamo che concordare con il parere del presidente dell'Academy tedesca, l'attore bruno Ganz, il quale ha commentato: “Un film eccezionale. Sono felicissimo che abbia ottenuto questa accoglienza”.
È poi con grande gioia che apprendiamo della nomination a Miglior documentario di DIE FRAU MIT DEN 5 ELEFANTEN di Vadim Jendreyko, vincitore del Concorso documentari e anche del Premio del pubblico al Trieste Film Festival. La meravigliosa protagonista del documentario se la vedrà con DAS HERZ VON JENIN di Marcus Vetter e Leon Geller.www.deutsche-filmakademie.de/ (sito in tedesco)
OSCAR TEDESCHI: FRA NASTRI BIANCHI, TEMPESTE ED ELEFANTI
lunedì 15 marzo 2010
AURORA: A NEW RUMANIAN DAWN?
The third film by CRISTI PUIU, Aurora, a thriller told from an unusual perspective, will probably be premiered in Cannes. The film tells the day of Viorel, a middle-aged man who wakes up with a strange feeling of anxiety but represses it trying to live the usual commitments that take him around Bucharest. Cristi Puiu has decided to play the role himself, after five months of auditions and had to get a license just for acting. Aurora is produced by Mandragora with Société Parisienne de Production, Switzerland Bord Cadre Films and the German company Essential Filmproduktion GmbH.Aurora is the second part of a cycle of six films on Bucharest. The first, MOARTEA DOMNULUI LĀZĀRESCU (The Death of Mr. Lazarescu) dated back to 2005 and was photographing a city more like a circle of hell than to a European capital. The audience of the Trieste Film Festival, where the film was presented in the following year in the feature film competition (as an Italian premiere), certainly remember the plot. For everyone else, here it is:
Mr. Lazarescu is 63 years old and lives in a block of flats, together with his three cats. It’s a Saturday evening, Mr. Lazarescu doesn’t fell too well, so he calls for the ambulance. Until the paramedics arrive, he tries to ease the pain with something from his own supply of medecins. Because he is short of the pills he needs, he asks for his neighbours’help. They give him the first aid, although they can smell he’s been drinking. Then the ambulance and Mrs. Mioara, the paramedic, arrive. She decides to take him to the hospital. But things get complicated at the hospital. A car crash with lots of casualties is the priority for the doctors in the ER. Mr. Lazarescu is send to another hospital. What looked initially like a simple formality, the admission to the hospital and the monitoring of an old man, turns into a nightmare. As the night develops, Mioara drives around Bucharest, trying to find a hospital that will accept the patient, whose health is deteriorating at an alarming rate.The film won the “Un Certain Regard” Award at Cannes Film Festival. About his film, Puiu said:
'Since I admire Eric Rohmer very much, I wanted to answer his Moral Tales. With six stories from the outskirts of Bucharest I will be telling love stories: love for one’s fellow man, love between a man and a woman, love for your children, love of success, love between friends and carnal love'.
Cristi Puiu was born in Bucharest in 1967. In 1990, after the fall of Communism, he left Rumania for Switzerland. Two years later he enrolled in Visual Art High School in Geneva. In 1995 his short film Avant le petit déjeuner, made while he was still a student, was selected at the Locarno Film Festival. He gained his diploma in 1996 with a documentary film. He wrote the screenplay for Marfa si banii together Rāzvan Rādulescu, and the film won a competition organized by the National Film Centre in Bucharest and the Special Mention of the Jury of Alpe Adria Cinema 2002. In 2003 his short Un cartus de kent si un pachet de cafea was awarded at the Berlin Film Festival: the film was also shown at Alpe Adria Cinema. The Death of Mr. Lazarescu (2005) won the “Un Certain Regard” Award at Cannes Film Festival.
AURORA: A NEW RUMANIAN DAWN?


