lunedì 30 novembre 2009

DELPHIC: A SOUNDTRACK FOR A WASTELAND

Delphic is a band from Manchester. In August they released their second single, This Momentary, released on the perma-chic French indie label Kitsuné. The Australian director and photographer Dave Ma realized the music video, nominated for three UK Music Video Awards, including Best Cinematography, Best Editing and Best Telecine. for this song. He has travelled to Chernobyl, scene of the world’s worst peacetime nuclear disaster, and documented the place as it is now, and people who still live there. It’s a beautifully composed essay which celebrates the human spirit, shot by Ross McLennan on RED with his customary skill, and graded back in London by James Tillett at Prime Focus. “The video has different set ups and Dave wanted slightly different looks for these locations but for it all to still tie together,” says James. “We ended up with a more naturalistic look – almost like an old Russian propaganda image from a faded magazine.”




Delphic

This Momentary (Chermeric Records)
Prod. company: Pulse Films
Director: Dave Ma
Producer: Neil Andrews
Representation: OBmanagement
DoP: Ross McLennan
Editor: Vid Price
Post production: Prime Focus London
Telecine: James Tillett
VFX: Chris Chitty
VFX Post producer: Dionne Archibald
Commissioner: Jill Kaplan


Dave Ma
on making the video for Delphic’s The Momentary


“The aim for this video was to focus on the people still living in and around the Chernobyl area. I wanted to show portraits of the abandoned town near the power plant then move outwards to abandoned villages where a lot of elderly people still live and on to the towns where people were relocated to. I didn’t want to focus directly on the negative health side effects or on the actual disaster itself because so much of this has been covered in documentaries and photo essays over the past few years. It was about showing the humanity of the people and about capturing little moments in their lives in a composed and photographic way. We decided to shoot on RED with a set of primes which meant lugging some serious kit around an abandoned city. Ross McLennan, as usual, did an amazing job wrangling kit and chasing the sun. He didn’t skip a beat the whole trip, even after we lost our focus puller to a missing passport the night before flying out. Shooting inside the Chernobyl Zone of Exclusion was incredible. Your natural fears kick in and you feel like you shouldn’t be touching anything or even breathing the air, but you quickly get used to it. The radiation screening at the end of each day proved a constant source of amusement for my producer Neil Andrews. A lot of people wrongly assume that the Chernobyl area is completely devoid of life or that it must be an atomic wasteland. But this couldn’t be further from the truth. The place is full of life, nature is flourishing and people still live and work around the power plant. There just happens to be a lot of radiation floating around…”

Official site: http://www.delphic.cc/




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domenica 29 novembre 2009

AL SOTTODICIOTTO IL CINEMA E' SEMPRE GIOVANE

Oggi segnaliamo il Sottodiciotto Film Festival di Torino, festival dedicato al cinema giovane. La decima edizione è cominciata il 26 novembre e proseguirà fino al 5 dicembre. Del ricco programma (consultabile sul sito ufficiale della manifestazione: www.sottodiciottofilmfestival.it consigliamo alcuni appuntamenti con il cinema dell'area Alpe Adria.

KATALIN VARGA (Romania/Gran Bretagna/Ungheria, 2009, 35mm, 82', col.) di Peter Strickland, distribuito in Italia da Archibald Film.
Cacciata di casa all’improvviso dal marito Zsigmond che ha scoperto, per un pettegolezzo, che il piccolo Orbán, nove anni, non è suo figlio come credeva, la pragmatica Katalin Varga non si perde d’animo e, abbandonato il villaggio dove ha vissuto per un decennio lavorando alacremente, attraversa le campagne della Transilvania insieme al bambino a bordo di un carretto a cavalli, in cerca di vendetta e di un passato doloroso che sperava di potersi lasciare alle spalle per sempre.
Peter Strickland (Reading, Inghilterra, 1973) si dedica giovanissimo ai film in Super8 e alle produzioni teatrali. Nel 1995 firma il corto Bubblegum (Gomma da masticare), per poi lanciarsi nella carriera musicale con il gruppo The Sonic Catering Band. Dopo il secondo corto, A Metaphysical Education (Un'educazione metafisica, 2003) debutta nel lungometraggio con Katalin Varga.

Assolutamente imperdibile la prima retrospettiva italiana completa dedicata al pittore e animatore russo ALEKSANDR PETROV, realizzata con la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia - Dipartimento Animazione. Aleksandr Konstantinovič Petrov (Prečistoe, distretto di Jaroslavl’, Russia, 1957) è regista, disegnatore e animatore. Compie i primi studi presso l’Istituto d’Arte di Jaroslavl’ e, diplomatosi all’Istituto di cinematografia VGIK di Mosca sotto la guida di Ivan Ivanov-Vano, uno dei maestri indiscussi dell’animazione sovietica, lavora come disegnatore presso gli Studi della Armenfilm e di Sverdlovsk. Si specializza ulteriormente ai Corsi Superiori per sceneggiatori e registi (VKSR) con i maestri Fëdor Chitruk, Jurij Norštejn e Garri Bardin. Sin dal suo debutto nella regia Petrov si avvale della particolare tecnica della pittura a olio su vetro che, sempre più perfezionata, diventa il segno distintivo delle sue opere, pluripremiate in numerosissimi Festival internazionali. Candidato più volte all’Oscar, lo vince nel 2000 con Il vecchio e il mare, realizzato in Canada. Attualmente vive a Jaroslavl’, sede della sua casa di produzione Panorama.

Molto interessante anche l'iniziativa "Rom città aperta". Il Centro Nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza (CNDA) e Sottodiciotto propongono un programma speciale dedicato alla realtà dei Rom e dei Sinti e mirato a scardinare, almeno in parte, luoghi comuni e stereotipi radicati nel nostro immaginario. Un cambio di prospettiva attivato fin dalla fase di ideazione attraverso il coinvolgimento nel progetto di Laura Halilovic, la giovanissima regista Rom di Io, la mia famiglia Rom e Woody Allen, che ha contribuito a selezionare i film in programma. Il risultato è una rassegna di documentari che offre un ventaglio di visioni estremamente variegato sulla condizione dei giovani Rom in Europa. Si va dal ceco O topanki al francese La bougie n’est pas faite de cire mais de flammes, dal bulgaro Gipsy Summer al francese Citizen Manouche, per finire con Carmen Meets Borat di Mercedes Stalenhoef (di cui abbiamo già parlato qui).
Ad arricchire il quadro delle proposte una serie di appuntamenti che offriranno agli spettatori nuove occasioni di riflessione e conoscenza, tra cui una tavola rotonda aperta alla comunità romanì e al mondo dell’associazionismo e delle istituzioni che si occupano della sua integrazione. Nel corso dell’incontro verranno proiettati alcuni brani video tratti dalla puntata di Presa diretta“Caccia agli zingari” di Riccardo Iacona. La presentazione di Non chiamarmi zingaro (Chiarelettere, 2009) del regista teatrale Pino Petruzzelli vuole essere l’occasione per rivivere con l’autore la sua lunga frequentazione del popolo Rom e per rinarrare alcune storie di straordinaria normalità che hanno trovato asilo nello spettacolo teatrale omonimo, diretto e interpretato da Petruzzelli, in tournée da quest’autunno in tutta Italia. La proiezione speciale di Swing, capolavoro di Tony Gatlif, rivolta alle scuole, consentirà invece di avvicinare gli spettatori più giovani alla cultura e alla musica manouche. Per finire, la proiezione dei film di Laura Halilovic e l’incontro con il pubblico - arricchito dagli interventi di Moni Ovadia e Costanza Quatriglio - sarà introdotta da un’originale rivisitazione del cinema muto di David W. Griffith: due dei suoi primissimi lavori, Le avventure di Dollie e La villa isolata, che mettono in scena stereotipi legati alle comunità Rom (come lo zingaro ladro di bambini) verranno sottoposti a una sorta di ironico “contrappasso”, attraverso il commento musicale dal vivo da parte del gruppo Bruskoi Triu, band gitana nata dalla spontanea collaborazione di musicisti Rom e italiani.

Anche al Sottodiciotto non può mancare un ricordo visivo del ventennale della caduta del Muro di Berlino. Per l'occasione, il festival propone, in collaborazione con il Goethe-Institut Turin, 4 lungometraggi - tre dei quali realizzati nella RDT - che rendono possibile esplorare la condizione infantile e giovanile in una Germania divisa che non esiste più ma che ha lasciato segni profondi nella cultura, nell’arte, nella storia dell’ultimo mezzo secolo. In doppia proiezione, una per le Scuole Secondarie di II grado e una per la cittadinanza, l’appassionante opera prima Wie Feuer und Flamme, tratta da una sceneggiatura dell’attrice Natja Brunckhorst, celebre per la trasposizione cinematografica di Christiane - F. Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino, che ricostruisce a vent’anni di distanza la Berlino di inizio anni Ottanta, spaccata in due dal Muro e percorsa da una creatività sotterranea quanto effervescente e vitale. È invece girato realmente negli anni '80 Sabine Kleist, sieben jahre, un viaggio di esplorazione “ad altezza di bambina” delle strade berlinesi e di un passato sconosciuto alle giovani generazioni. Sieben Sommersprossen permette invece di gustare una breve tappa balneare, sfondo ideale per la scoperta del primo amore di due ragazzi e, forse, di un modo più personale di vivere e di sognare, lontano dalle regole e dalle convinzioni imposte dall’alto. Infine, Berlin - Ecke Schönhauser, realizzato prima della costruzione del Muro, indiscusso cult moviegenerazionale più volte definito il “Gioventù bruciata della DDR”.
(le informazioni sul programma sono tratte dal sito del festival)

SITO DEL FESTIVAL: http://www.sottodiciottofilmfestival.it/



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venerdì 27 novembre 2009

LA GUERRA DEI MONDI IN SALSA EST

Dopo la bellissima serata di ieri sera con Christopher Lee, che ha ricevuto il premio Urania alla carriera in una sala gremita e felice (oggi c'è anche la masterclass, alle 15.00 presso l'Auditorium del Museo Revoltella, via Diaz 27) eccoci arrivati all'ultimo giorno di programmazione di Marx Attacks!

Alle 16.30, alla sala 6 del Cinecity Multiplex, Wojna swiatow-nastepne styulecie - La guerra dei mondi: secolo prossimo [Polonia, 1981, 96’] di Piotr Szulkin / v.o. sott. it./ing. Come il primo lungometraggio di Szulkin (Golem, 1979), questo film è in parte una satira sui media. Se in quel film l’interesse di Szulkin era per l’abilità dei media di plagiare l’opinione in generale, questa volta il regista polacco si dedica esplicitamente alla censura e all’invasione del suo paese. Di conseguenza, sebbene il film sia dedicato a H.G. Wells e a Orson Welles (il cui adattamento radio nel 1938 de “La Guerra dei Mondi” di Wells causò il panico generale nella costa est dell’America) e ambientato nel 1999, le preoccupazioni che esprime sono molto più immediate e molto più potenti. La sceneggiatura di Szulkin si concentra su un reporter della tv locale di nome Wilhelmi che assiste all’arrivo dei Marziani sulla Terra ed è utilizzato dalle autorità per legittimare l’invasione. Simile in parte a The Monitors (1968), ma molto più controllato, il film segue i tentativi disperati di Wilhelmi di raccontare la verità ad un pubblico indifferente che non capisce cosa stia succedendo. L’amara conclusione vede il processo farsa a Wilhelmi, messo in onda sul “Now Better News Show”, che ha rimpiazzato il suo programma di informazione.

Alle 18.15, nella stessa sala, Seksmisja - Sexmission [Polonia, 1984, 116’] di Juliusz Machulski / v.o. sott. it./ing. con Jerzy Stuhr, che il pubblico del Trieste Film Festival conosce bene, sia come attore che come regista.
Film decisamente strano, Seksmisja solleva la domanda su quale funzione abbiano i film di fantascienza nell’Est Europa e in particolare in Polonia. Da una parte sembra una commedia corrosiva su una Polonia del futuro basata sull’inganno, con una noncurante popolazione di zombie, e sotto questo aspetto è probabilmente di grande attualità. Sotto un altro punto di vista, invece, si potrebbe vedere il film come una commedia femminista, nella quale il mondo del film - un futuro in cui gli uomini sono stati banditi e la storia viene riscritta in modo tale che Einstein risulta esser stato una donna, Adamo tenta Eva nel giardino dell’Eden e così via, e la posizione degli eroi maschili al momento del loro risveglio da un esperimento d’ibernazione in un mondo di sole donne - è una parodia del presente. Infine si può vedere il film come una commedia popolare con Lukaszewicz e Sthur nel ruolo dei maschi che alla fine ristabiliscono l’ordine naturale delle cose (quello in cui gli uomini sono superiori). Certamente il film offre chiavi di lettura per tutte queste tre interpretazioni.

Infine, alle 20.30, in sala 6, O-bi, O-ba - Koniec cywilizacji [Polonia, 1985, 88] di Piotr Szulkin / v.o. sott. it./ing con Jerzy Stuhr.
Questo film austero è ambientato in un mondo post-olocausto nucleare in cui i miseri resti del genere umano aspettano un’arca di Noè che li porti in salvo. Sthur è l’eroe che tenta di stabilire se ci sia un qualche fondamento di verità dietro al mito, Janda è una donna pragmatica che preferisce una vita da prostituta a un futuro incerto e Dmochowski è l’ingegnere che sa che l’Arca giungerà - e quando alla fine arriva esplode distruggendo la Terra. Costruito in modo molto teatrale, il desolante futuro presagito è reso in modo ottimale in quanto viene solo accennato (spesso con sprazzi di comicità) e non è presentato minuziosamente. Sicuramente in contrasto con la maggior parte dei film di fantascienza degli anni ’80, stimola un elemento di riflessione in quella stessa maniera che aveva reso il genere così produttivo negli anni ’50.

Se siete soci di Alpe Adria Cinema, esibendo la tessera potrete entrare gratis ai film di questa sezione (e a prezzo scontato agli altri)!

http://www.scienceplusfiction.org


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giovedì 26 novembre 2009

FORTEZZE, VAMPIRI E VISITATORI LONTANI

Purtroppo, anche Marx Attacks! si avvia a conclusione, ma ancora ci sono film bellissimi da vedere in programma.

Oggi alle 16.15, in sala 6, Az eröd [La fortezza] Ungheria, 1979, colore, 35 mm, 119’ di Miklos Szinetar
Sembra che questo fantasy misantropico su un centro turistico sia stato scritto da Hernadi per Miklos Jancso ben prima dell’uscita de Il mondo dei robot (Westworld, 1973), del quale tocca gli stessi temi. L’istituto, che si trova su un terreno privato, si chiama Victory Line ed offre uno speciale programma di intrattenimento di gruppo. I turisti annoiati possono venire ad organizzare dei Wargames, ma ben presto si renderanno conto che i cadaveri che producono sono reali: all’inizio ciò prima che i sopravvissuti entrino davvero nel giusto spirito, crea il panico. Le vicende sembrano prendere i toni della commedia nera e alla fine arriva lo Stato, che chiude il campo ma arruola la sua direttrice per allenare le unità di commando in vista di una guerra a larga scala. Il gruppo di attori che interpreta i vacanzieri è in assoluta armonia, perfetto nel restituire un atteggiamento di superficialità.

Alle 18.30, in sala 6, Upir z Feratu [Ferat il vampiro] Cecoslovacchia, 1981, colore, 35 mm, 90’ di Juraj Herz
Nel 1981, Juraj Herz (The Cremator) ha adattato per il cinema il racconto ‘Vampires, Ltd’ di Josef Nevsbada, all’interno di un’antologia di racconti del terrore europei: si trattava di uno dei pochi film horror non apologetici ad uscire dalla Cecoslovacchia dell’epoca comunista, anche se c’è pur sempre – seppur sottile – un motivo vagamente politico nel fatto che i malvagi imprenditori sono letteralmente dei capitalisti sanguisughe. Il Dottor Marek (Jiri Menzel, meglio noto come regista della New Wave), tranquillo intellettuale di buone maniere, subisce un affronto quando la sua preziosa infermiera Mima (Dagmar Veskrnova, in seguito moglie di Vaclav Havel) lascia il lavoro presso di lui per andare da Ferat, produttore di automobili straniero – e scopre che l’automobile da rally nera di Ferat (“interpretata” da un’elegante Skoda che fa la propria figura) è alimentata da sangue, succhiato attraverso i pedali. Con un barbuto compare, Marek esegue le proprie ricerche guardando la ricostruzione di un film horror classico, con tanto di Dracula e mantello, e scava a fondo nel mistero.

L'immersione continua alle 20.30, in sala 6, con Gosti iz galaksije [Visitatori dalla galassia] Jugoslavia, 1981, colore, 35 mm, 86’ di Dušan Vukotic
Una favola giovanile di effetti speciali dall’ex animatore Vukotic il cui corto animato Ersatz vinse l’Oscar nel 1958. La trama, semplice ma movimentata, vede un giovane autore portare in vita i suoi personaggi alieni di fantasia, e lo scompiglio scatenato dal trio nella vita del ragazzo e dei suoi concittadini mentre si esercitano con i loro speciali poteri extraterrestri, prima di riportare tutto alla normalità facendo tornare indietro il tempo. Gli effetti, realizzati in Cecoslovacchia, si integrano bene nell’azione, che ha l’aria di una fiaba nonostante i suoi aspetti fantascientifici.

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mercoledì 25 novembre 2009

DIETER KOSSLICK FA LA SPESA

Segnaliamo sull'edizione on line de La Stampa di oggi, un articolo di Fulvia Caprara su Dieter Kosslick, direttore della Berlinale da nove anni, in questi giorni a Roma per scegliere i film italiani per la prossima edizione del festival, che si terrà dall’11 al 21 febbraio. Nell'articolo un'interessante intervista a Kosslick, di cui riportiamo un breve estratto:

"F.C.: Quest’anno Berlino risplende di anniversari. Il Festival c’era con il Muro, e c’è adesso, a vent’anni dalla caduta. Come è cambiata la sua fisionomia?
D.K.: La Berlinale è nata nel ‘51, per iniziativa degli alleati, con Alfred Bauer primo direttore. Per molti anni funzionò come vetrina dell’Occidente all’interno dell’Europa orientale. Durante la Guerra fredda il suo obiettivo era principalmente spezzare l’isolamento tra i due mondi, aprire le menti di chi abitava nella città divisa. Per un breve periodo era anche nata, a Est, una piccola rassegna simile alla Berlinale, i due poster pubblicitari, con le bandiere di tutti i Paesi, erano curiosamente quasi identici. Ovviamente quel che si vedeva a Est non si poteva vedere a Ovest. I primi scambi, segno che la cultura stava cambiando, sono avvenuti solo intorno ai 60."



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