lunedì 22 marzo 2010

WANDERING SOUL O LO SPIRITO DEL TEMPO

È con grande gioia che riceviamo la notizia che la giovane regista greca Angeliki Aristomenopoulou ha vinto il premio FIPRESCI della sezione greca al Festival di Salonicco che si è concluso ieri. Fa ancora più piacere che il premio sia arrivato per un documentario musicale, genere in cui Angeliki è una vera specialista. Wandering Soul, questo il titolo, racconta infatti la storia di Yannis Angelakas, un musicista che ha lasciato il segno sulla scena greca del rock alternative. Il film lo segue nella sua vita quotidiana e, attraverso i suoi occhi, entra nella contemporaneità tormentata del paese: l'impasse politica in cui si trova attualmente la Grecia, il modo in cui la televisione rimodella – spesso alterandola – la realtà, il bisogno che sentono ormai mole persone di lasciare la grande città e fare ritorno alla provincia d'origine. Due anni di riprese, durante i quali seguiamo anche l'evoluzione dello stile musicale di Yannis, in un percorso di esplorazione di suoni che appartengono alla sua infanzia, alla tradizione musicale greca come quella del rebetiko, alla musica polifonica dell'Epiro, fino alle melodie cretesi. Per me che scrivo, da curatrice della sezione “Muri del suono” al Trieste Film Festival, fa doppiamente piacere questo premio proprio perché si tratta di un documentario musicale. A gennaio, infatti, nella seconda edizione di questa rassegna avevo voluto fortemente il documentario girato da Angeliki a Berlino, fra i ragazzi della comunità turco-tedesca. Kreuzberg 36, presentato in Italia per la prima volta, ci aveva portato per un attimo per le strade di Kreuzberg, uno dei quartieri storici di Berlino. Culla di hippy, punk, anarchici e di altri gruppi alternativi degli anni '70 e '80, si tratta di un luogo che mantiene ancora pressoché intatto il suo spirito indipendente. La solidarietà e la tolleranza dei suoi abitanti nei confronti delle minoranze l'hanno resa una sorta di rifugio per gli immigrati turchi, facendone la quinta area a popolazione turca del mondo.
Nonostante i cambiamenti drammatici che hanno modificato la sua “geografia umana”, Kreuzberg ha mantenuto anche la sua forte vocazione artistica, vera e propria “riserva” urbana per tutte le forme d'arte alternative. Un'arte che trae ispirazione dalla vita della strada, che viene creata, vissuta e consumata sulla strada: graffiti, break dance, rap, hip-hop e beat-box. La musica di Kreuzberg parla tre lingue diverse - inglese, tedesco e turco – ed è prodotta da giovani che hanno provato sulla loro pelle cosa significhi essere una minoranza religiosa, etnica o politica.
Nel documentario Angeliki entra nella vita di una piccola comunità di giovani musicisti che considerano come loro patria Kreuzberg stessa (non la Germania e nemmeno la Turchia). Una quotidianità imbevuta di una tradizione tutta speciale, fatta di vecchi graffiti, di testi nati nei caseggiati popolari, di suoni che prendono vita in studi casalinghi di fortuna e nei concerti che organizzano nelle piazze del quartiere. Oltre al luogo, quindi, c’è anche il tema della lingua e di una cultura – quella dell’hip hop – che è nata come prodotto di importazione americano, per affermarsi poi sempre di più e ovunque come la vera musica popolare del terzo millennio.
Ricordo l'emozione della regista durante la visione del film in sala e la soddisfazione sul volto degli spettatori alla fine della proiezione, che mi ringraziavano per la scelta. Chissà che l'esperienza non si ripeta anche l'anno prossimo con Wandering Soul... nel frattempo, un mare di complimenti ad Angeliki!

Angeliki Aristomenopoulou è fotografa e regista specializzata in documentari musicali. Lavora per la televisione Greca dal 2005, per cui dirige una serie di documentari dal titolo “World music”, una delle serie più seguite nel suo genere, interamente dedicata alla musica e agli artisti di un paese o di una regione del mondo. Fra le aree esplorate ci sono l’india (sul Rajastan), Istanbul (la scena musicale contemporanea), New York (sull’etichetta nublu), il Brasile (sulla samba) e Kreuzberg. Fra i documentari di genere non musicale ricordiamo Floating Prisons, Medea, Great Hellas and the Olympic Spirit e 3 gamoi. Con i suoi lavori, Angeliki ha preso parte con successo a un gran numero di festival internazionali.


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domenica 21 marzo 2010

TRENUTEK REKE o IL TEMPO DEL FIUME

Domani lunedì 22 marzo, in occasione della Giornata mondiale dell'acqua, ci sarà a Gorizia la proiezione del bellissimo documentario TRENUTEK REKE / IL TEMPO DEL FIUME, delle amiche Nadja Velušček e Anja Medved. Il film, che aveva avuto a gennaio la prima assoluta al Trieste Film festival, nella sezione “Zone di cinema”, segue il percorso che l’Isonzo compie dalla sorgente alla foce, incontrando persone diverse tra loro: ognuna ha un approccio personale ed unico con il fiume. Un film su un fiume, ma soprattutto sul nostro rapporto con la natura.
“L’Isonzo è stato da sempre un fiume di confine. Il suo corso relativamente breve collega due mondi diversi: le Alpi e il Mediterraneo. non a caso il fiume sembra avere due personalità, riflesse dai suoi due nomi: Soča, nome femminile, e Isonzo, nome maschile. È un fiume ricco di contraddizioni, molto attraente, ma altrettanto pericoloso, famoso per il colore smeraldo ma anche per le battaglie sanguinose. La Prima guerra mondiale non ha distrutto solo la vita, i villaggi e i campi, ma anche il rapporto che l’uomo aveva con la natura. i sopravvissuti hanno dovuto ricominciare da zero e sembra che ancora oggi si viva in quel mondo ricostruito frettolosamente. Di chi è oggi l’Isonzo? La Slovenia lo ruba all’Italia con le dighe, l’Italia ne spreca le acque con un’irrigazione smodata. Le imprese edili ne saccheggiano la ghiaia e l’industria ne inquina le acque con le discariche. Gli appassionati di kayak rubano l’Isonzo ai pescatori e i pescatori lo rubano ai pesci. In tutto questo intrecciarsi di interessi contrapposti ci si dimentica che l’Isonzo appartiene in primo luogo a se stesso e che il ruolo essenziale che svolge da milioni di anni è impor tante per tutti. Gli incontri lungo il fiume svelano le contraddizioni del nostro rapporto con la natura. Paragonata alla vita del fiume, l’esistenza umana appare misera, eppure l’uomo oggi può piegare a sé le leggi della natura. In quest’epoca in cui cadono i vecchi confini politici, dobbiamo saperci imporre dei limiti nel rapporto con il nostro fiume. Sia il fiume che il film nella loro essenza sono legati al concetto dello scorrere del tempo. Il tempo del fiume e del film sono nello stesso tempo sfuggenti e statici.
Non possiamo mai immergerci due volte nello stesso film, anche se possiamo fermarlo e riavvolgerlo. L’unico tempo possibile, tanto per il film quanto per il fiume, è un continuo presente.” (A. Medved, N. Velušček, dal catalogo ufficiale del festival)

Anja Medved è nata nel 1969 a Šempeter, Nova Gorica, in Slovenia. Diplomata in regia all’AGRFT (Accademia di Teatro, Radio, Cinema e Televisione) di Lubiana, ha frequentato l’Art Center del College of Design di Pasadena, Usa. È autrice di spettacoli teatrali, progetti e installazioni video, azioni urbane e documentari. È iscritta al corso post laurea di studi interculturali presso l’Università di Nova Gorica e ZRC Sazu di Lubiana. Lavora nell’ambito del Kinoatelje (Italia) e Zavod Kinoatelje (Slovenia). Ha realizzato, insieme a Nadja Velušček, diversi documentari per Kinoatelje. Il Trieste Film Festival ha presentato Moja meja - Il mio confine (15a edizione) e Mesto na travniku (16a edizione).

Nadja Velušček è nata nel 1948 a Plave, Nova Gorica, in Slovenia. Laureata in Lingua e Letteratura slovena e in Lingua e Letteratura italiana all’Università di Lubiana, insegna Lettere. Collabora con il Kinoatelje di Gorizia, per cui ha realizzato diversi documentari, spesso in collaborazione con Anja Medved e dirige lo Zavod Kinoatelje di Nova Gorica. Il Trieste Film ha presentato Festival Moja meja - Il mio confine (15a edizione) e Mesto na travniku (16a edizione)


TRENUTEK REKE / IL TEMPO DEL FIUME
Italia, 2010, Betacam SP, b-n & col., 62’, v.o. italiana - slovena
Sceneggiatura: Anja Medved, Nadja Velušček. Fotografia: Ferruccio Goia. Montaggio:
Ferruccio Goia, Anja Medved. Musica: Havir Gergolet, Salamandra Salamandra.
Suono: Rosario Guerrini. Produzione: Kinoatelje, Regione Friuli Venezia Giulia
(direzione centrale istruzione, cultura, sport e pace). World sales: Kinoatelje.

Lunedì 22 marzo 2010, alle 20.30 presso il Kinemax (Palazzo del Cinema, Piazza Vittoria 41, Gorizia)

Info: www.kinoatelje.it


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venerdì 19 marzo 2010

OSCAR TEDESCHI: FRA NASTRI BIANCHI, TEMPESTE ED ELEFANTI

Dopo la Palma d'Oro a Cannes e la nomination agli Oscar nella categoria “Miglior film straniero”, per DAS WEISSE BAND di Michael Haneke è ora la volta dei German Film Prize, gli Oscar tedeschi. Il numero di nomination che ha raccolto il film è impressionante, sono infatti ben 13 (per un ammontare complessivo di premi in denaro corrispondente a quasi 3 milioni di euro), fra cui ci sono quella per il miglior film, la miglior regia, la miglior sceneggiatura, il miglior montaggio e la miglior fotografia. Il record da battere era quello delle 11 nomination ottenute nel 2006 dal film di Florian Henckel von Donnersmarck , Das Leben der Anderen (Le vite degli altri), concretizzatesi poi in 7 premi. L'anno scorso aveva vinto Andreas Dresen con Wolke 9 (premiata anche la protagonista Ursula Werner). Quanti premi si porterà a casa Haneke? Dovremo aspettare il 23 aprile per scoprirlo. Nel frattempo, non possiamo che concordare con il parere del presidente dell'Academy tedesca, l'attore bruno Ganz, il quale ha commentato: “Un film eccezionale. Sono felicissimo che abbia ottenuto questa accoglienza”.
In gara, nella categoria lungometraggi, anche DIE FREMDE di Feo Aladag (a breve al Tribeca), ALLE ANDEREN di Maren Ade, WÜSTENBLUME di Sherry Hormann, SOUL KITCHEN di Fatih Akin e STURM (Tempesta) di Hans-Christian Schmid, presentato in anteprima italiana all'ultimo Trieste Film Festival, dove ha vinto il Premio del pubblico.

È poi con grande gioia che apprendiamo della nomination a Miglior documentario di DIE FRAU MIT DEN 5 ELEFANTEN di Vadim Jendreyko, vincitore del Concorso documentari e anche del Premio del pubblico al Trieste Film Festival. La meravigliosa protagonista del documentario se la vedrà con DAS HERZ VON JENIN di Marcus Vetter e Leon Geller.

www.deutsche-filmakademie.de/ (sito in tedesco)


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lunedì 15 marzo 2010

AURORA: A NEW RUMANIAN DAWN?

The third film by CRISTI PUIU, Aurora, a thriller told from an unusual perspective, will probably be premiered in Cannes. The film tells the day of Viorel, a middle-aged man who wakes up with a strange feeling of anxiety but represses it trying to live the usual commitments that take him around Bucharest. Cristi Puiu has decided to play the role himself, after five months of auditions and had to get a license just for acting. Aurora is produced by Mandragora with Société Parisienne de Production, Switzerland Bord Cadre Films and the German company Essential Filmproduktion GmbH.
Aurora is the second part of a cycle of six films on Bucharest. The first, MOARTEA DOMNULUI LĀZĀRESCU (The Death of Mr. Lazarescu) dated back to 2005 and was photographing a city more like a circle of hell than to a European capital. The audience of the Trieste Film Festival, where the film was presented in the following year in the feature film competition (as an Italian premiere), certainly remember the plot. For everyone else, here it is:

Mr. Lazarescu is 63 years old and lives in a block of flats, together with his three cats. It’s a Saturday evening, Mr. Lazarescu doesn’t fell too well, so he calls for the ambulance. Until the paramedics arrive, he tries to ease the pain with something from his own supply of medecins. Because he is short of the pills he needs, he asks for his neighbours’help. They give him the first aid, although they can smell he’s been drinking. Then the ambulance and Mrs. Mioara, the paramedic, arrive. She decides to take him to the hospital. But things get complicated at the hospital. A car crash with lots of casualties is the priority for the doctors in the ER. Mr. Lazarescu is send to another hospital. What looked initially like a simple formality, the admission to the hospital and the monitoring of an old man, turns into a nightmare. As the night develops, Mioara drives around Bucharest, trying to find a hospital that will accept the patient, whose health is deteriorating at an alarming rate.

The film won the “Un Certain Regard” Award at Cannes Film Festival. About his film, Puiu said:
'Since I admire Eric Rohmer very much, I wanted to answer his Moral Tales. With six stories from the outskirts of Bucharest I will be telling love stories: love for one’s fellow man, love between a man and a woman, love for your children, love of success, love between friends and carnal love'.

Cristi Puiu was born in Bucharest in 1967. In 1990, after the fall of Communism, he left Rumania for Switzerland. Two years later he enrolled in Visual Art High School in Geneva. In 1995 his short film Avant le petit déjeuner, made while he was still a student, was selected at the Locarno Film Festival. He gained his diploma in 1996 with a documentary film. He wrote the screenplay for Marfa si banii together Rāzvan Rādulescu, and the film won a competition organized by the National Film Centre in Bucharest and the Special Mention of the Jury of Alpe Adria Cinema 2002. In 2003 his short Un cartus de kent si un pachet de cafea was awarded at the Berlin Film Festival: the film was also shown at Alpe Adria Cinema. The Death of Mr. Lazarescu (2005) won the “Un Certain Regard” Award at Cannes Film Festival.


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AURORA: UNA NUOVA ALBA RUMENA?

Il terzo film di CRISTI PUIU, Aurora, un giallo raccontato da una prospettiva inusuale, sarà probabilmente a Cannes. Il film racconta la giornata di Viorel, un uomo di mezza età che si sveglia con una strana sensazione di ansia ma la reprime cercando di vivere i consueti impegni che lo portano in giro per Bucarest. Cristi Puiu ha deciso di interpretare lui stesso il ruolo, dopo cinque mesi di provini e ha dovuto prendere la patente apposta per recitare. Aurora è prodotto dalla Mandragora con la francese Societé Parisienne de Production, la svizzera Bord Cadre Films e la tedesca Essential Filmproduktion GmbH. (fonte: Cinecittà news)
Aurora è la seconda parte di un ciclo di sei film su Bucarest. Il primo, MOARTEA DOMNULUI LĀZĀRESCU (La morte del signor Lazarescu) risaliva al 2005 e fotografava una città più simile a un girone infernale che a una capitale europea. Il pubblico del Trieste Film festival, dove il film è stato presentato l'anno dopo in concorso lungometraggi (vincendo) e anteprima italiana, ne ricorderà sicuramente la trama. Per tutti gli altri, eccola qua:

Il signor Lazarescu ha 63 anni e vive da solo in un piccolo appartamento. Con lui ci sono solo i suoi tre gatti. Un sabato sera Lazarescu ha un malessere e chiama l’ambulanza. Nel frattempo cerca di alleviare i dolori con le medicine che ha in casa. Apre il suo armadietto e si accorge di averle finite. Chiede allora aiuto ai suoi vicini, che lo soccorrono ma si accorgono anche che ha bevuto. Finalmente arriva l’ambulanza con a bordo Mioara, un’infermiera, che decide di trasportare Lazarescu all’ospedale. Lì, però, le cose si complicano, perché il pronto soccorso è pieno di feriti in seguito a un grosso incidente automobilistico. L’anziano viene perciò dirottato su un altro ospedale. Anche lì, quella che sembrava una semplice formalità si trasforma in un incubo. La notte trascorre mentre Mioara guida attraverso tutta Bucarest, cercando di trovare un ospedale che accolga il paziente, le cui condizioni si aggravano sempre di più…

Del film, vincitore della sezione “Un Certain Regard” a Cannes, Puiu aveva detto: “Siccome amo molto il cinema di Eric Rohmer, volevo in qualche modo rispondere ai suoi Racconti morali. Con sei storie dalla periferia di Bucarest voglio raccontare storie d’amore: l’amore verso gli altri, l’amore fra uomo e donna, l’amore per i figli, l’amore per il successo, l’amore per gli amici, l’amore carnale.”

Cristi Puiu è nato a Bucarest nel 1967. Nel 1990, dopo la caduta del comunismo, lascia la Romania per la Svizzera. Due anni dopo si iscrive alla Scuola Superiore di Arti Visive di Ginevra. Nel 1995 il Festival di Locarno seleziona il suo cortometraggio Avant le petit déjeuner, girato mentre era ancora studente. Nel 1996 si diploma a Ginevra, realizzando come lavoro finale un documentario. Tornato in Romania, continua a girare film. Nel 1999, con la sceneggiatura di Marfa si banii, scritta assieme a Rāzvan Rādulescu, ha vinto il concorso organizzato dal Centro di Cinematografia di Bucarest e la Menzione Speciale della Giuria ad Alpe Adria Cinema 2002. L’anno successivo con il cortometraggio Un cartus de kent si un pachet de cafea vince a Berlino: il film è stato presentato anche ad Alpe Adria Cinema. La morte del signor Lazarescu, del 2005, ha vinto il premio “Un Certain Regard” a Cannes.


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