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martedì 29 giugno 2010

COSTRETTI A CANCELLARE CAVO' ESTATE

Cari amici e amiche di Alpe Adria Cinema, i locali in dotazione all'associazione (la storica sede di via S. Rocco e via Pescheria) sono stati danneggiati dalle intense precipitazioni che hanno interessato Trieste una decina di giorni fa. Purtroppo, quella che all'inizio era sembrata una situazione facilmente rimediabile, si è rivelata peggiore a una verifica piùì approfondita. In sostanza, tutta la moquette che ricopriva lo spazio di via S. Rocco è ormai inservibile e va asportata e molti sono gli oggetti non più utilizzabili (come i nostri bei cubi grigi).
Ci stiamo organizzando per risolvere la questione, ma al momento l'Associazione non è nelle condizioni di richiedere l'intervento immediato di tecnici specializzati che si occupino del ripristino in sicurezza dei locali (considerato anche che l'acqua è arrivata a bagnare una parte dell'impianto elettrico).
Per questo motivo e molto a malincuore ci vediamo quindi costretti a cancellare l'intera rassegna "Cavò_collezione estiva", prevista per il mese di luglio. Faremo il possibile per riproporre i film programmati in autunno e, comunque, vi terremo informati sull'evoluzione della situazione.

Grazie per la comprensione e buone vacanze a tutti e anche in estate... non dimenticate di andare al cinema!

Alpe Adria Cinema


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lunedì 16 novembre 2009

TRACCE DI MURO: A BERLINO

Il secondo film che presentiamo mercoledì 18 novembre nell'ultima tappa di TRACCE DI MURO è un documentario nuovissimo, presentato alla Berlinale di quest'anno:

IN BERLIN (A Berlino) di Michael Ballhaus, Ciro Cappellari, Germania, 2009, col., 96', con Angela Winkler, Nele Winkler, Alexander Hacke, Danielle di Picciotto, Jeff Mills (v.o. tedesca, sott. inglesi)
Michael Ballhaus e Ciro Cappellari cercano di rintracciare i cambiamenti che ha vissuto Berlino negli ultimi anni e di trasferire sullo schermo tutta l'energia di questa città che, a 20 anni dalla caduta del Muro, ha saputo trovare una sua dimensione di normalità. Nel documentario, che è anche un'appassionata dichiarazione d'amore a una metropoli affascinante e alla sua gente, i due autori incontrano persone per cui Berlino è l'unico luogo possibile dove realizzare i propri sogni. Nel fare questo, le persone si reinventano (e reinventano la città) ogni giorno e l'incontro con i loro progetti e le loro attività quotidiane offre l'occasione ai due registi di scoprire una “nuova” Berlino. Si alternano così davanti alla telecamera, in un incrocio continuo di storie, celebrità e persone comuni che raccontano pezzi della loro vita e della città. Fra loro, lo studente turco di cinema Hakan Savas Mican, il ministro degli Esteri Walter Steinmeier, il proprietario di un club techno Dimitri Hegemann, lo scrittore Peter Schneider, l'attrice Angela Winkler e sua figlia Nele, attrice in erba, i proprietari dello studio di architettura Graft, le stiliste Clara Leskovar e Doreen Schulz e il loro marchio C.Neeon; il sindaco di Berlino Klaus Wowereit, il bassista degli Einstuerzende Neubauten Alex Hacke e la sua compagna e artista Danielle di Picciotto, un negoziante turco, un rapper in erba... un caleidoscopio di esistenze che a Berlino trovano il loro spazio e che, con il loro talento, ne fanno una città unica al mondo.




Michael Ballhaus è nato a Berlino nel 1935 ed è uno dei maggiori direttori della fotografia del mondo. Operatore di Rainer Werner Fassbinder dal '70 al '78. Nel 1982 si è trasferito negli Stati Uniti, dove nell''84 ha cominciato a lavorare con Martin Scorsese. Da allora, ha lavorato moltissimo e con registi del calibro di Francis Ford Coppola e Robert Redford. È stato candidato diverse volte all'Oscar, per Broadcast News (1987), The Fabulous Baker Boys (1989) e Gangs of New York (2002). recentemente, è stato direttore della fotografia di The Departed (2006) di Martin Scorsese. Presidente di Giuria al festival di Berlino nel 1990, è inoltre pioniere nella produzione HD in Germania. Con In Berlin, è tornato alla regia dopo molti anni e due film televisivi del 1971.

Ciro Cappellari è nato a Buenos Aires nel 1959. Ha lavorato come fotografo in Argentina e come giornalista in Italia e a Monaco. Diplomatosi nel 1989 presso la DFFB di Berlino, lavora da allora come regista, operatore e sceneggiatore. Nel 2001, è tornato alla sua vecchia scuola, dove insegna regia e cinematografia. Nel 2005 ha vinto un Adolf Grimme Award, il più importante premio della televisione tedesca.

Mercoledì 18 novembre 2009, alle ore 21.00, al CAVò di via S. Rocco 1 (Trieste)
INGRESSO RISERVATO AI SOCI DI ALPE ADRIA CINEMA

Info: news@alpeadriacinema.it


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domenica 15 novembre 2009

TRACCE DI MURO: RITORNO A BERLINO

Ultimo appuntamento, mercoledì 18 novembre, con TRACCE DI MURO, la mega-rassegna che Alpe Adria Cinema e Goethe Institut di Trieste hanno dedicato al ventennale della caduta del Muro di Berlino. Dopo la ricognizione autunnale sugli “altri” muri ancora presenti nel mondo (Marocco, Cisgiordania, Corea, India/Pakistan, fra gli altri) il cerco si chiude su Berlino. I due film che presentiamo in Cavò (lo spazio video dell'associazione riservato ai suoi soci) sono una fiction e un documentario: BERLIN IS IN GERMANY e IN BERLIN. Cominciamo parlando del primo.

BERLIN IS IN GERMANY (Berlino è in Germania) di Hannes Stöhr, Germania, 2001, col., con Jörg Schüttauf, Julia Jäger, Robin Becker, Tom Jahn, Edita Malovcic (v.o. tedesca, sott. inglesi)
2001, una prigione del Brandenburgo. Il 36enne Martin Schulz viene rilasciato dopo undici anni di prigione. Ex-cittadino della Germania Est, è stato imprigionato nel 1989, prima della caduta del Muro. Al momento del rilascio, gli vengono restituiti gli oggetti di sua proprietà, fra cui ci sono un passaporto, una patente e un libretto di risparmio della DDR, tutte cose che ormai, nella Germania riunificata, non hanno alcun valore. Quando varca i cancelli della prigione, Martin è pieno di ottimismo, ma subito si rende conto che il mondo che lo attende fuori è una Berlino (est) che lui riesce a malapena a riconoscere. Qui e là, rimangono ancora le trace di quello che era un tempo, ma sono poche ormai. Martin prende una stanza in un albergo economico e se ne sta seduto a fare aeroplanini di carta con le sue banconote ormai fuori corso. Va a trovare la moglie Manuela e il figlioletto undicenne Rokko. Nel libro di inglese del figlio, legge: “Il mio nome è Rokko Schulz. Sono un ragazzo di Berlino. Berlino si trova in Germania”. Tutto d'un tratto, Martin viene assalito da un dubbio atroce cioè che il bambino non sappia nemmeno chi è lui. La madre ha ora un altro uomo, Wolfgang, un quarantenne dell'ovest. Martin comincia a girare senza meta nella parte orientale della città, incontrando gente di tutti i tipi, uscito più o meno bene dalla caduta del Muro. L'unica cosa che gli interessa è quella di ritrovare la propria strada e stabilire un rapporto con il figlio, ma trovare un lavoro si rivela molto più difficile di quanto immaginasse perché, per quanto si sforzi, il suo passato ha sempre il sopravvento su di lui. Viene arrestato, seppur innocente, e chiuso nuovamente in cella. Nessuno sembra credere alla sua innocenza...



Hannes Stöhr, regista, sceneggiatore, produttore, è nato a Stoccarda nel 1970 e, dopo aver completato il servizio civile e un viaggio di nove mesi in Sud America, si è iscritto alla Facoltà di Legge dell’Università di Passau. Fra il 1995 e il 1999 ha studiato sceneggiatura e regia all’Accademia di Cinema e Televisione di Berlino (DFFB), e ha frequentato seminari di sceneggiatura tenuti, fra gli altri, da Ken Dancyger, Dick Ross, Jesus Díaz, Don Bohlinger e Jacob Arjouni. Ha partecipato a seminari di regia tenuti da Wolfgang Becker, Mike Leigh, Volker Schlöndorff e Helke Misselwitz. Nel 2006 ha ottenuto una borsa di studio per la “residenza degli artisti” a Villa Aurora di Los Angeles. Attualmente lavora a Berlino come sceneggiatore e regista e insegna alla DFFB di Berlino e alla Scuola di Cinema di Ludwigsburg. Con Berlin Is in Germany, del 2001, ha vinto il Premio del Pubblico al festival di Berlino e altri importanti riconoscimenti a livello internazionale. One Day in Europe, del 2006, presentato sempre alla Berlinale, ha fatto il giro il mondo, partecipando a una trentina di festival. Berlin Calling (2008), presentato la prima volta a Locarno, e attualmente anche nelle sale italiane è stato fra gli altri ai festival di Berlino, São Paulo e al South by Southwest Film Festival.

Mercoledì 18 novembre 2009, alle ore 19.00, al CAVò di via S. Rocco 1 (Trieste)
INGRESSO RISERVATO AI SOCI DI ALPE ADRIA CINEMA

Info: news@alpeadriacinema.it


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giovedì 5 novembre 2009

BERLIN CALLING NELLE SALE ITALIANE

È uscito finalmente il 6 novembre nelle sale italiane, grazie all'opera meritoria di Officine Ubu, l'ultimo film del regista tedesco Hannes Stöhr, presentato l'anno scorso in Piazza Grande al Festival di Locarno, BERLIN CALLING. Film particolare, in cui cinema e vita si mescolano. Il protagonista, infatti, è il dj Paul Kalkbrenner, che interpreta la parte del leggendario DJ ICKARUS.
Ickarus ritorna a Berlino dopo un estenuante tour mondiale. Con svariati album e incalcolabili esibizioni dal vivo alle spalle, Ickarus è diventato un'artista di culto. Nonostante sia completamente esausto, si butta assieme alla fidanzata Mathilde sul missaggio e il lancio del prossimo album. Quando presenta i nuovi brani alla sua etichetta, Alice, la manager della label, non è soddisfatta e gli suggerisce di lavorarci ancora. Frustrato e privo di energie dopo il tour, Ickarus continua a suonare in eventi locali, finché il suo spacciatore Pea gli vende una dose di ecstasy tagliata male che lo manda fuori di testa. Ikarus si ritrova nella stanza di un ospedale psichiatrico, mentre Mathilde non riesce più a gestire la situazione e lo lascia. Viene affidato alla supervisione della Dottoressa Petra Paul, un'esperta nel recupero dei tossicodipendenti, e si ritrova in compagnia di un folle gruppo di pazienti tossicodipendenti e persino di un suo fan... il giovane guardiano Alex. Anche se Ickarus non prende molto sul serio il programma di recupero della Dott.sa Paul, gli viene permesso di portare in clinica il suo computer per lavorare ai suoi pezzi. Nonostante ciò, Ickarus è fuori controllo e una notte riesce a uscire di nascosto per procurarsi della droga da Pea e far festa in qualche club. Questa ricaduta lo fa sprofondare ancora di più nel vortice della dipendenza. Durante una crisi distrugge l'ufficio della sua etichetta discografica per poi scivolare nella psicosi. Ickarus realizza finalmente di avere bisogno di aiuto e senza un posto dove andare, decide volontariamente di tornare in clinica. Sotto l'effetto di farmaci molto forti, l'unica via d'uscita rimasta a Ickarus è la sua musica: per questo si butta anima e corpo sulla scrittura di nuovi pezzi che lo aiutano a superare il difficile periodo di disintossicazione e che andranno a comporre il nuovo album, Berlin Calling, appunto.
Spiega il regista: “Di solito, i film sui musicisti parlano di qualche artista americano o inglese già morto. Che sia Jim Morrison, Charly Parker, Joe Strummer, Kurt Cobain, Brian Jones, Ian Curtis o Johnny Cash – la lotta che il musicista deve affrontare per farcela dipende sempre dal contesto e dal tempo in cui vive. In questo modo i film diventano ritratti di una società, diun modo di vivere, di un tempo storico. Ogni volta che si parla di un mito del rock, la lotta spesso autodistruttiva dell’artista diventa la metafora di una generazione, e la ribellione alla società è solitamente il tema principale. Per quanto mi riguarda, l’aspetto più interessante di questi ritratti è la dialettica “arte e follia”. Lo spettatore è attratto dallo stile di vita anticonvenzionale del protagonista. Si aspetta con crescente tensione il momento in cui l’artista perde il controllo, o per dirla in altro modo, lo si osserva mentre vola troppo vicino al sole. Non a caso i Led Zeppelin hanno usato la figura mitologica di Icaro come simbolo. Perché non raccontare per una volta la storia di un musicista tedesco? Addirittura di qualcuno ancora vivente? Perché occuparsi sempre del passato quando il presente è così interessante? Perché non fare un film su un compositore di musica elettronica? I musicisti della generazione di YouTube compongono con il computer, viaggiano per il mondo e non hanno bisogno di liriche per i loro pezzi. Vendono la loro musica su internet, cosa che li rende indipendenti dalle grandi major e fa circolare il loro nome fra gli appassionati di musica dance nel vasto, globalizzato, panorama internazionale. Berlin Calling non è un film biografico, quanto piuttosto un film che racconta la vita di un musicista nella Berlino di oggi. Un film sull’arte e la follia, l'ebbrezza e l’estasi, la speranza e il futuro, l’amicizia e la famiglia, la musica e la gioia di vivere e, naturalmente, sull’amore.”
Colonna sonora di Kalkbrenner, contenente anche un brano di Sascha Funke.



Hannes Stöhr
, regista, sceneggiatore, produttore, è nato a Stoccarda nel 1970 e, dopo aver completato il servizio civile e un viaggio di nove mesi in Sud America, si è iscritto alla Facoltà di Legge dell’Università di Passau. Fra il 1995 e il 1999 ha studiato sceneggiatura e regia all’Accademia di Cinema e Televisione di Berlino (DFFB), e ha frequentato seminari di sceneggiatura tenuti, fra gli altri, da Ken Dancyger, Dick Ross, Jesus Díaz, Don Bohlinger e Jacob Arjouni. Ha partecipato a seminari di regia tenuti da Wolfgang Becker, Mike Leigh, Volker Schlöndorff e Helke Misselwitz. Nel 2006 ha ottenuto una borsa di studio per la “residenza degli artisti” a Villa Aurora di Los Angeles. Attualmente lavora a Berlino come sceneggiatore e regista e insegna alla DFFB di Berlino e alla Scuola di Cinema di Ludwigsburg. Con Berlin Is in Germany, del 2001, ha vinto il Premio del Pubblico al festival di Berlino e altri importanti riconoscimenti a livello internazionale. One Day in Europe, del 2006, presentato sempre alla Berlinale, ha fatto il giro il mondo, partecipando a una trentina di festival. Berlin Calling (2008), presentato la prima volta a Locarno, è stato fra gli altri ai festival di Berlino, São Paulo e al South by Southwest Film Festival.

Di Hannes Stöhr, la rassegna Tracce di Muro (Trieste, 21 ottobre 18 novembre) presenta il film BERLIN IS IN GERMANY, Il giorno 18 novembre nello spazio espositivo di Alpe Adria Cinema, il Cavò di via S. Rocco, 1. Info: www.alpeadriacinema.it, news@alpeadriacinema.it

http://www.myspace.com/berlincallingfilm
http://www.officineubu.com


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venerdì 29 maggio 2009

LA LUNGA ESTATE TURCA

Sembra ormai che l'estate sia arrivata, anche ad Amburgo. Gli uccellini cinguettano fra i rami degli alberi, la scuola sta per finire e lasciare spazio al tempo dilatato delle vacanze. Solo Daniel, timido insegnante di fisica, ha qualcos'altro a cui pensare: le sei settimane di noia mortale che lo attendono. Nessun piano per le vacanze e nessuna ragazza che renda più sopportabile la mancanza di cose da fare. Un giorno, in un mercatino, Daniel compra un anello su cui è raffigurato il simbolo azteco del sole. La ragazza che glielo vende, Juli, gli giura che vale ogni centesimo che costa perché l'anello in questione garantisce a chi lo porta una grande fortuna in amore. Tutto quello che Daniel deve fare è cercare una ragazza che indossi lo stesso simbolo. La sera stessa, a una festa, Daniel conosce una bella ragazza turca, Melek, e scatta il colpo di fulmine. Anche perché lei porta addosso proprio il simbolo del sole (nel frattempo, Juli, che si era procurata anche lei una maglietta raffigurante un sole per far colpo sul professorino, ci rimane male). Melek, però, sparisce nella notte. Daniel riesce a ricordarsi che la ragazza gli ha parlato di un incontro importante che aveva a Istanbul. Decide di partire, ma chi incontra per strada mentre fa l'autostop? Nientemeno che July stessa. La carica a bordo e inizia così un viaggio che li porterà fino a Istanbul attraverso l'Europa sud-orientale. Durante il percorso succederà di tutto: Daniel perde macchina, documenti e bagagli. Anche July lo lascia e lui si ritrova al confine turco senza passaporto e con un'altra ragazza turca che trasporta nel baule dell'auto il cadavere del nonno morto in Germania. E quella storia dell'anello che fa trovare l'amore era tutta una bufala?
Questa, in breve, la trama di IM JULI, il road movie di Fatih Akin che Alpe Adria Cinema propone ai suoi soci il 3 giugno al Cavò_rifugio videoespositivo. Tedesco di seconda generazione, nato ad Amburgo nel 1973 e di origini turche, Fatih Akin esprime nelle sue pellicole un mondo sinuoso e delicato, poetico e al tempo stesso ironico e crudo. Racconta conflitti culturali, identità violate, vite on the road, aspri drammi quotidiani. Il suo non è solo cinema d'emigrazione, sebbene nelle sue opere il distacco tra la patria d'accoglienza e quella d'origine sia sempre un tema forte e sentito. Nelle strade brulicanti della Germania, nei vicoli bui, nei silenzi e nei rumori sconfinati, sembrano rivivere le bellezze e le contraddizioni della Turchia. Anche in questo Im Juli, del 2000, dietro l'intreccio della storia d'amore si ritrova la riflessione sulle radici, che per Akin sono sempre da riscoprire. Ormai più che affermatosi a livello internazionale, Akin ha studiato comunicazione visiva all'Accademia di Belle Arti di Amburgo. Il primo corto Sensin - Du bist es! (1995) vince il premio del pubblico al Hamburg International Short Film Festival. L'esordio nel lungometraggio arriva nel 1997 con Kurz und schmerzlos (Short Sharp Shock), un puzzle denso e colorato sulle vite di tre immigrati (un turco, un serbo e un greco) ad Amburgo. Il film ottiene il Pardo di Bronzo al Festival di Locarno e il premio come miglior esordiente ai Bavarian Awards di Monaco. Dopo Im Juli (2000) gira Wir haben vergessen zurückzukehren (I Think About Germany: "We Forgot to Go Back" , 2001), un progetto molto intimo, documentario sul ritorno dei genitori del regista dalla Germania alla Turchia, che diventa pretesto per esplorare sentimenti comuni a tutte le persone lontane dalla propria casa, non necessariamente quella d'origine. Solino (2002) è un'altra storia di immigrazione, questa volta di una famiglia pugliese trasferitasi a Duisburg negli anni '60. Nel 2003 il regista fonda con l'amico Klaus Maek una piccola casa di produzione, la Corazón International. La società realizza i suoi film, supporta e co-produce il debutto alla regia del turco Oezer Kiziltan, Takva - A Man's Fear of God (2006), diventa partner del documentario italiano Uomini d'onore (Francesco Sbano, 2006) e di Mamorosh del serbo Moma Mrdakovic. È il preludio al successo internazionale che Akin ottiene nel 2003: La sposa turca (Gegen die wand, Head-On) vince l'Orso d'Oro al Festival di Berlino. Il film è un dramma interetnico che si muove tra la difficoltà di rimanere fedele alle tradizioni e la voglia di abbracciare il nuovo. Un film spigoloso e al tempo stesso delicato, che trova un punto d'equilibrio tra le pulsioni mélo di Fassbinder (cui Akin viene paragonato fin dai primi lavori), la stralunata comicità di Kaurismaki e Kusturica, la coralità polifonica dei perdenti di Jim Jarmusch, un riferimento mai nascosto dall'autore. Il tutto è sottolineato dagli intervalli musicali di una immobile banda che suona sulle rive del Bosforo. Ed è proprio la musica al centro del successivo Crossing the Bridge - The Sound of Istanbul (2004). Presentato con successo a Cannes e in moltissimi altri festival in giro per il mondo, il film segue il compositore Alexander Hacke, esponente dell’avanguardia musicale tedesca negli Einstürzende Neubauten, che ripercorre il viaggio che fece in Turchia per scrivere la colonna sonora della Sposa turca. Le emozioni, i rumori, i colori di una metropoli che segna non il confine ma l’incontro fra Oriente e Occidente, e soprattutto le sue melodie, fra psichedelica, black music turca, hip hop, street music e breakbeat, fino alla musica popolare turca, alla tradizione kurda, alla danza dei dervisci. Il ritorno alla fiction è del 2007 con Ai confini del Paradiso (Auf der anderei Seite, The Edge of Heaven), miglior sceneggiatura al Festival di Cannes. Sei personaggi che si incrociano, tra Amburgo, Brema, Istanbul, Trabzon, sradicamento, confusione esistenziale, solitudine. Attualmente, Akin sta lavorando a una commedia, Soul Kitchen, e a un documentario, Garbage in the Garden of Eden, un lavoro sulle peripezie di un paesino sulle sponde del mar Nero che rischia di diventare un'enorme discarica a cielo aperto.


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