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martedì 29 giugno 2010

COSTRETTI A CANCELLARE CAVO' ESTATE

Cari amici e amiche di Alpe Adria Cinema, i locali in dotazione all'associazione (la storica sede di via S. Rocco e via Pescheria) sono stati danneggiati dalle intense precipitazioni che hanno interessato Trieste una decina di giorni fa. Purtroppo, quella che all'inizio era sembrata una situazione facilmente rimediabile, si è rivelata peggiore a una verifica piùì approfondita. In sostanza, tutta la moquette che ricopriva lo spazio di via S. Rocco è ormai inservibile e va asportata e molti sono gli oggetti non più utilizzabili (come i nostri bei cubi grigi).
Ci stiamo organizzando per risolvere la questione, ma al momento l'Associazione non è nelle condizioni di richiedere l'intervento immediato di tecnici specializzati che si occupino del ripristino in sicurezza dei locali (considerato anche che l'acqua è arrivata a bagnare una parte dell'impianto elettrico).
Per questo motivo e molto a malincuore ci vediamo quindi costretti a cancellare l'intera rassegna "Cavò_collezione estiva", prevista per il mese di luglio. Faremo il possibile per riproporre i film programmati in autunno e, comunque, vi terremo informati sull'evoluzione della situazione.

Grazie per la comprensione e buone vacanze a tutti e anche in estate... non dimenticate di andare al cinema!

Alpe Adria Cinema


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lunedì 14 giugno 2010

SERBIA USA A/R

Cavò_collezione estiva 2010 apre mercoledì con un cortometraggio e un lungometraggio. Si parte alle 19.30 con

CETVRTAK (Giovedì)
di Nikola Ljuca, Serbia, 2009, col., 26'
Sceneggiatura: Staša Bajac, Nikola Ljuca. Fotografia: Maja Radošević. Montaggio. Nataša Damnjanović. Suono: Jakov Munižaba. Cast: Milan Marić, Milica Gojković, Filip Žarković, Marija Opsenica. Produzione: Fakultet dramskih umetnosti.

Il 18enne esce di casa, dove si capisce che è avvenuto qualcosa di strano. Trascorre la giornata a zonzo per le strade di Belgrado, in compagnia degli amici. Non sa che quello che è accaduto al mattino sta per cambiare la sua vita...

Nikola Ljuca è nato a Belgrado nel 1985. Diplomatosi in Regia, ha preso parte a diversi progetti internazionali e workshop in Ungheria, Paesi Bassi e Corea del Sud. Ha lavorato come aiuto regista e per il casting in diversi lungometraggi e show televisivi e ha presentato i propri progetti di video arte all'interno di progetti teatrali e di arte contemporanea. Sta attualmente lavorando a un cortometraggio dal titolo The Name, una co-produzione serbo-tedesca, nominata al Co-production Prize 2010 della Fondazione Robert Bosch.



a seguire

TAMO I OVDE (Qui e là)
di Darko Lungulov, Serbia/Usa/Germania, 2009, col., 85'
Sceneggiatura: Darko Lungulov. Fotografia: Mathias Schöningh. Montaggio. Dejan Urosevic. Musica: Dejan Pejovic. Scenografia: Phil Buccellat, Ivana Nikolic. Costumi: Zora Mojsilovic. Cast: David Thornton, Mirjana Karanovic, Cyndi Lauper, Branislav Trifunovic, Jelena Mrdja, Antone Pagan, Max King, Fredda Lomsky. Produzione: KinoKamera. World Sales: Films Boutique.
Sito ufficiale del film: http://www.hereandtherethemovie.com/

Opera prima applaudita e premiata (con il Best New York Narrative Award) al Tribeca Film
Festival e in numerosi festival internazionali.
Ambientato tra NewYork e Belgrado, il film racconta la storia di Robert, musicista di mezza età
squattrinato, in crisi depressiva e creativa che non riesce ad impegnarsi in alcun progetto concreto. Un giorno incontra il serbo Branko, proprietario di una ditta di traslochi, che gli propone di andare in Serbia... Piccolo cameo per Cindy Lauper che ha collaborato anche alla colonna sonora, cantando fra l’altro il brano che dà il titolo al film.

Darko Lungulov è nato nel 1963 a Belgrado e nel 1991 si è trasferito a New York, dove ha conseguito una laurea in comunicazione, cinema e video presso il City College. Dal 1997 al 2003 ha lavorato alla società di produzione Spiral Pictures (sezione del Ross Institute di East Hampton) come aiuto-regista e co-produttore di documentari (fra gli altri, ricordiamo la produzione internazionale “Sonic Convergence”, con Quincy Jones). Darko ha fatto anche parte del corpo docente della facoltà di Media Studies della Ross School e, come professore associato, ha insegnato al Southampton College dell'Università di Long Island. In quel periodo, dalla collaborazione con l'artista cilena Isabel Klotz, sono nati diversi progetti video, fra cui "Everyday Mantras", del 1997, presentato l'anno dopo alla terza Biennale del Video e delle Arti elettroniche di Santiago del Cile, cui sono seguiti altri progetti indipendenti. Nel 2003, Darko ha fondato una società di produzione indipendente, “Here and There Productions”. Da allora si divide fra Serbia e Stati Uniti. Il primo film prodotto dalla Here and There Productions, un documentario da lui diretto, è stato presentato per la prima volta nel 2004 all'Hamptons International Film Festival, dove ha vinto il premio del pubblico. Il film è stato poi presentato in diversi festival internazionali, fra cui l'IDFA di Amsterdam, il Dok Festival di Lipsia. Darko vive ora in Serbia ma ha mantenuto contatti professionali con gli Stati Uniti, dove lavora attualmente su una serie di corti documentari per Plum TV e dove tiene puntualmente dei workshop di produzione sul cinema digitale al Ross Institute.



Tutti i film vengono presentati in lingua originale con sottotitoli in inglese. L'ingresso è gratuito e riservato ai soci di Alpe Adria Cinema. I posti sono limitati, per cui vi chiediamo di prenotarvi.
Programma completo della rassegna QUI.
Per info e prenotazioni: news@alpeadriacinema.it o 040 3476076



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venerdì 11 giugno 2010

CAVò_COLLEZIONE ESTIVA

Alpe Adria Cinema riapre lo spazio del Cavò di via San Rocco 1 ai suoi soci e li invita a una serie di appuntamenti imperdibili. Dopo le rassegne dell'anno scorso dedicate alla commedia estiva all'italiana e al camp, arriva CAVò_COLLEZIONE ESTIVA. 5 mercoledì, 9 titoli fra i più interessanti del 2009, 9 paesi rappresentati: Serbia, Germania, Russia, Grecia, Stati Uniti, Georgia, Kazakistan, Taiwan, Romania. Film premiati nei festival internazionali, opere prime, conferme di grandi autori, ce n'è per tutti i gusti. Stili e linguaggi diversi, ma con un denominatore comune: sono film che (purtroppo) in sala non vedrete mai!

Il programma della rassegna (nei prossimi giorni seguiranno post di approfondimento):

Mercoledì 16 giugno, ore 19.30
CETVRTAK (Giovedì) di Nikola Ljuca, Serbia, 2009, col., 26'

a seguire
TAMO I OVDE (Qui e là)
di Darko Lungulov, Serbia/Usa/Germania, 2009, col., 85'

Mercoledì 23 giugno, ore 19.30
ALI DI CERA di Hedy Krissane, Italia, 2009, col., 7'19''

a seguire
GAGMA NAPIRI (L'altra sponda)
di George Ovashvili, Georgia/Kazakistan, 2009, col., 90'

Mercoledì 30 giugno, ore 19.30
TSAR (Zar)
di Pavel Loungine, Russia, 2009, col., 116'

Mercoledì 7 luglio, ore 19.30
BABA (Nonna) di Zuzana Spidlova, Rep. Ceca, 2008, col., 21'

a seguire
BOOGIE
di Radu Muntean, Romania, 2008, col., 102'

Mercoledì 14 luglio, ore 19.00
STRELLA
di Panos H. Koutras, Grecia, 2008, col., 113'

ore 21.00
GHOSTED (Ai-Mei)
di Monica Treut, Germania/Taiwan, 2009, col., 89'

Guarda e scarica il volantino della rassegna:


Cavo'_collezioneestiva -

Tutti i film vengono presentati in lingua originale con sottotitoli in inglese. L'ingresso è gratuito e riservato ai soci di Alpe Adria Cinema. I posti sono limitati, per cui vi chiediamo di prenotarvi.
Per info e prenotazioni: news@alpeadriacinema.it o 040 3476076


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lunedì 3 maggio 2010

COSÌ LONTANO, COSÌ VICINO

Con grande piacere ricordiamo ai nostri lettori che sta per tornare VICINO/LONTANO. Identità e differenze al tempo dei conflitti, una delle manifestazioni più interessanti del panorama culturale del Friuli Venezia Giulia. Dal 6 al 9 maggio sono oltre 70 gli appuntamenti, fra incontri, dibattiti, mostre e proiezioni – che animeranno la città di Udine. Occasioni diverse di confronto, approfondimento e divertimento per provare a comprendere la complessità del mondo in cui viviamo e tentare di rispondere alle sfide del presente.
La manifestazione prenderà l’avvio già mercoledì 5, alle 21, al Teatro Nuovo Giovanni da Udine con uno spettacolo di impegno civile di e con Gian Antonio Stella e Gualtiero Bertelli ispirato all’ultimo libro di Stella Negri, froci, giudei & Co. Una combinazione di monologo e musica, fotografie e filmati, contro tutti i razzismi.
Vicino/lontano 2010 aprirà poi ufficialmente i battenti giovedì 6 maggio, alle 18.30, davanti alla chiesa di San Francesco, da sempre palcoscenico principale della rassegna. Tra gli ospiti di questa edizione: il Premio Nobel per la pace Shirin Ebadi, Carlo Galli, Aldo Schiavone, Loretta Napoleoni, Lucio Caracciolo, Derrick de Kerckhove, Renzo Guolo, Marco Tarchi, Marino Sinibaldi, Philip Jenkins, Carmen Lasorella, Laura Boldrini e Gianni Vattimo. Sono queste alcune delle personalità del mondo della cultura e dell’informazione che si confronteranno sui temi di vicino/lontano 2010: dalla legalità e dal rispetto delle regole ai disegni destabilizzanti delle mafie, dalle paure che inquinano il nostro vivere sociale alla necessità di costruire una nuova idea di cittadinanza a fronte dei flussi migratori; dalla crisi economica in Europa alla “metabolizzazione” di guerre e conflitti nel mondo; dal ruolo dell’informazione all’urgenza di ridefinire un’etica che informi il nostro agire pubblico.
Nel cuore della manifestazione ci sarà, come sempre, la cerimonia di consegna del Premio letterario internazionale Tiziano Terzani, quest’anno attribuito dalla giuria a Umberto Ambrosoli, per il suo racconto-verità Qualunque cosa succeda (Sironi). Il premio sarà consegnato a Ambrosoli – al Teatro Nuovo Giovanni da Udine – da Angela Terzani, presidente della giuria, sabato 8 maggio, nel corso di una serata condotta da Enrico Mentana.
Arricchiscono la manifestazione due importanti novità: un calendario di proiezioni per accompagnare con le immagini dibattiti e incontri – tra cui un videoreportage di Fabrizio Gatti, Premio Terzani nel 2008 – e un “Focus Paese” dedicato alla Romania.
Per il tradizionale appuntamento con il reportage fotografico, l’edizione 2010 di vicino/lontano presenta alla Galleria fotografica “Tina Modotti” (ex Mercato del Pesce), in collaborazione con Medici Senza Frontiere e l’Istituto Europeo di Design di Milano, la mostra inedita “Crisi dimenticate” con le immagini di dieci grandi fotografi che hanno documentato altrettante guerre ed emergenze umanitarie.

FOCUS ROMANIA

Gli appuntamenti del focus sono realizzati a cura del Laboratorio sull’Europa centro-orientale di vicino/lontano, nato due anni fa, in collaborazione con l’Università degli Studi di Udine, dalla constatazione che in Italia vi è una conoscenza troppo limitata, e per lo più settoriale, di un’area che ha visto negli ultimi due decenni cambiamenti decisivi. Tra le “questioni aperte” che vicino/lontano si propone di affrontare, l’assetto della Nuova Europa (tema molto caro ad Alpe Adria Cinema) riveste dunque un ruolo centrale, assetto che necessita di essere indagato complessivamente: dalla politica all’economia, dalla storia alla sociologia, dalla lingua alla letteratura e alle arti in generale.

Sabato 8 maggio, alle 11.30, sotto la Loggia del Lionello, il giornalista dell’Espresso Tommaso Cerno inviterà lo scrittore Dan Lungu, uno dei più amati e rappresentativi scrittori della nuova generazione (in italiano sono stati tradotti Il paradiso delle galline e Sono una vecchia comunista) e i colleghi Beatrice Comanescu, direttrice di TVR International, canale internazionale della tv pubblica romena, e Cristian Pantazi, caporedattore di HotNews.ro, a confrontarsi sul tema della “nostalgia” nelle nuove generazioni romene, defraudate di un passato che non hanno vissuto, ma che trasfigurano grazie alle leggende metropolitane raccontate dai padri. Un secondo dibattito, dedicato ai temi della legalità, degli scambi economici e dei movimenti migratori, è in calendario, sempre alle 11.30, il giorno dopo, domenica 9 maggio. Ne saranno protagonisti Viorel Badea, senatore per i rumeni all’estero; Pietro Cingolani, antropologo; Ioan Iacob, console per le relazioni commerciali al Consolato generale di Romania a Trieste e Paolo Sartori, direttore dell’Ufficio regionale di coordinamento informativo del Dipartimento della Pubblica sicurezza italiano a Bucarest. L’incontro sarà moderato dal giovane studioso della cultura e della società romena Daniele Pantaleoni e vedrà l’intervento di Catalin Avramescu, consigliere di Stato nell’amministrazione presidenziale della Romania.
Nella sezione “Storie” di vicino/lontano 2010, sabato 8 alle 17, il poeta e scrittore Mihai Mircea Butcovan, in dialogo con la giornalista romena Gabriela Preda, corrispondente dall’Italia di Prima Tv, racconterà la sua storia di immigrato sbarcato a Milano come dalla Luna e del suo amore per una bella ragazza brianzola, rivelatasi poi leghista militante.

Proprio la porzione di programma dedicata alla Romania vede per la prima volta anche la collaborazione di Alpe Adria Cinema. Come sa chi segue le attività dell'associazione e il Trieste Film Festival, AAC è stata una delle primissime realtà in Italia ad occuparsi di questo paese, contribuendo a farlo conoscere attraverso le sue opere cinematografiche. E' quindi con piacere che abbiamo aderito all'invito di contribuire con alcuni consigli di "visione".
Sabato 8 maggio, alle ore 15.30, e domenica 9 alle 15.00, sempre presso l'Oratorio del Cristo, sarà presentato in due parti I racconti dell'età dell'oro (Romania, 2009, col., 155', di Hanno Höfer, Razvan Marculescu, Cristian Mungiu, Constantin Popescu, Ioana Uricaru), l'opera collettiva che ha avuto la supervisione di Cristian Mungiu (4 mesi, 3 settimane, 2 giorni). Il film, presentato a Cannes nella sezione "Un certain regard", è stato distribuito in Italia qualche mese fa in forma ridotta, mentre a Udine sarà invece possibile vederne la versione completa dei 6 episodi originari. Il film, che racconta in chiave (auto)ironica sei diverse sfaccettature della vita ordinaria di un popolo, umiliato dalla stupidità di un regime prossimo al tramonto e ridotto alla fame da un insopportabile debito pubblico, testimonia ancora una volta la freschezza e il livello della cinematografia rumena, confermati dalla presenza costante nei principali festival internazionali di opere provenienti da questo paese.
Sito ufficiale del film: http://www.talesfromthegoldenage.com/

Di seguito, il programma completo in .pdf di Vicino/lontano:


vicino/lontano - programma 2010

E il programma completo in .pdf delle proiezioni:


vicino/lontano - calendario proiezioni 2010

Per informazioni e per consultare il programma completo della rassegna: www.vicinolontano.it
tel. 0432-201408

Ufficio stampa nazionale
Mara Vitali Comunicazione
stampa@mavico.it
tel. 02-70108230

Ufficio stampa locale
associazione culturale vicino/lontano
info@vicinolontano.it
tel. 0432-229852 – 287171



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martedì 9 marzo 2010

ATTENZIONE!

A CAUSA DEL PEGGIORAMENTO DELLE CONDIZIONI ATMOSFERICHE LA PROIEZIONE DEL FILM È RIMANDATA A MERCOLEDÌ PROSSIMO, 17 MARZO. SEMPRE AL CINEMA ARISTON MA ALLE 21.00!!

Arriva anche a Trieste “DUE VOLTE GENITORI” di Claudio Cipelletti, il film che racconta racconta attraverso la testimonianza dei genitori il momento della rivelazione della omosessualità dei figli.

“Mio figlio è come io lo penso?” Prima o poi ogni genitore, a causa di piccoli o grandi motivi, si è trovato di fronte a questo interrogativo. Due volte genitori entra direttamente nel cuore delle famiglie nel momento critico della rivelazione dell’omosessualità di un figlio/a. Attraverso un delicato lavoro di ascolto, il film indaga questo percorso tra le aspettative disilluse dai figli e l’accettazione, al di là dell’omosessualità in quanto tale, della propria rinascita come genitori. Dopo lo smarrimento, il senso di perdita e di colpa, poco alla volta si apre un nuovo percorso che porta queste famiglie a compiere un viaggio imprevisto, dai figli ai genitori, dai genitori ai nonni e poi di nuovo ai figli. Mentre si richiude il cerchio tra le generazioni vince l’amore, ma non basta. Bisogna mettersi in gioco. E questi genitori hanno saputo farlo fino in fondo, regalandoci un’esperienza intensa e limpida, che diventa preziosa per tutti. Due volte genitori è un viaggio in sei capitoli che parte da "quel giorno, quell’ora e quell’istante" in cui tutto è cambiato, il momento della rivelazione dell’omosessualità di un figlio o di una figlia. Un viaggio che traversa territori interiori impervi: all'inizio quelli della perdita, della colpa, poi quelli del bisogno di capire; i territori della conoscenza, dell’indignazione, del sesso, e quelli del confronto, della esposizione di sé, del cambiamento. Fino a quelli inattesi del “crescere da adulti” e del rinascere. Ma è anche un viaggio nel nostro Paese, tra le mura domestiche delle famiglie italiane, dai figli e fratelli ai genitori, dai genitori ai nonni e poi di nuovo ai figli. Un viaggio in treno di una madre che si misura col pregiudizio, e un viaggio circolare dal family day a Roma, al gay pride nella stessa piazza dove tutto è cambiato.
“Il primo pensiero quando entrai in un gruppo di genitori che condividevano la loro storia dopo il coming out dei figli", racconta l'autore, "fu che erano come noi, soli, emozionati, schiacciati dal giudizio della società, ma forse più smarriti. Noi da adolescenti avevamo sofferto ma ci eravamo costruiti gli anticorpi giorno per giorno crescendo. Loro, da grandi, in un giorno qualunque della loro vita, si erano trovati di fronte a una rivelazione che in un attimo aveva cancellato ogni certezza, le fondamenta di ieri e il senso del domani, i presupposti stessi della loro esistenza. Cosa hanno fatto a quel punto? Come hanno affrontato l’idea di aver generato una creatura che improvvisamente li “tradisce” diventando portatrice di uno dei più insostenibili stigmi sociali, legato al tabù del sesso, a quel “torbido” che non ha luogo nel mondo delle persone “per bene”, e tanto meno all’interno della famiglia?”



DUE VOLTE GENITORI di Claudio Cipelletti è prodotto da Agedo (Associazione genitori e amici di omosessuali) con il finanziamento della Commissione Europea nell'ambito del progetto internazionale Daphne II (“Family Matters”. Sostenere le famiglie per prevenire la violenza contro giovani gay e lesbiche). Ha vinto il premio per il miglior documentario al 23° Festival Mix di Milano ed è stato presentato in numerose proiezioni pubbliche in tutta Italia secondo una modalità di "autodistribuzione" che ha raggiunto un pubblico di oltre 10.000 spettatori, tra cui molti giovani che hanno riconosciuto nell'opera di Cipelletti uno strumento per fare coming out in famiglia o per riaprire il dialogo interrotto con i genitori.
www.duevoltegenitori.com

Claudio Cipelletti (Milano, 1962), diplomato in Regia presso la Scuola di Cinema di Milano, ha realizzato filmati istituzionali e promozionali prima di esordire nella regia di cortometraggi a soggetto e documentari di contenuto sociale. La sua filmografia comprende Rambo 113 (1989; sul corso Allievi Vigili del Fuoco di Roma), Pumori 90 (1990; sulla spedizione italiana al monte Pumori, nel Nepal), Epitaffio (1993; un'ipotesi sulla fabbricazione della Sacra Sindone nel XIII secolo), Tuttinpiazza speciale Verona (1995; co-regia: Valerio Governi) e Nuragika '96 (1996;co-regia: Valerio Governi). Negli anni ’90 ha documentato in video vari passaggi del movimento gay italiano per Arcigay, e nel 1998 ha realizzato il documentario Nessuno Uguale – adolescenti e omosessualità prodotto dal Settore Cultura della Provincia di Milano e destinato alle scuole italiane e alla formazione. Il progetto di Due volte genitori prosegue idealmente Nessuno Uguale, ampliandolo alla dimensione della famiglia, e ha richiesto tre anni di lavoro, dal 2005 al 2008. Claudio insegna montaggio presso la Scuola di Cinema, Televisione e Nuovi Media del Comune di Milano dal 2000, e presso il Laboratorio di montaggio digitale alla Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) dal 2004.

Cinema Ariston – via Romolo Gessi 14
mercoledì 17 marzo, ore 21.00
Info: Ass. Alpe Adria Cinema, tel. 040 3476076, mail: news@alpeadriacinema.it

Saranno presenti l'autore e Clara Comelli dell'Associazione CERTI DIRITTI
Le proiezioni sono organizzate da Alpe Adria Cinema, C.E.C., Centro Espressioni Cinematografiche di Udine e Cinemazero di Pordenone.


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sabato 6 marzo 2010

BUON COMPLEANNO MIELA!

Anche il cinema festeggia i 20 anni del Teatro Miela e lo fa con una giornata imperdibile di anteprime, inediti e classici della settima arte. Domani, domenica 7 marzo al Teatro Miela, appuntamento speciale con il nuovo ciclo di programmazione Film Outlet, realizzato da Bonawentura in collaborazione con La Cappella Underground, per una non stop di cinema, dalle 11 di mattina fino a notte inoltrata. Un programma improntato alle contaminazioni fra il cinema e le altre arti arti (letteratura, teatro, danza, musica, pittura e arti figurative) come nella migliore tradizione del Miela.
Si parte con un “matinée d'essai”: Segreti di famiglia (Tetro, 2009) ultimo e personalissimo film scritto e diretto da Francis Ford Coppola, con Vincent Gallo, Carmen Maura e Klaus Maria Brandauer. Pomeriggio all'insegna del cinema classico, con due cult movies da riscoprire sul grande schermo (in collaborazione con Lab80): Scarpette rosse (The Red Shoes, 1948) di Powell & Pressburger, melodramma liberamente ispirato alla favola di Hans Christian Andersen; e Tirate sul pianista (Tirez sur le pianiste, 1960) di François Truffaut, noir in stile Nouvelle Vague con Charles Aznavour. Alle ore 17 appuntamento imperdibile con l’anteprima di Departures (2008): dal Giappone il lungometraggio che ha vinto il Premio Oscar come Miglior Film Straniero nel 2009, titolo che sarà distribuito in Italia dalla Tucker Film (la nuova etichetta fondata in Friuli Venezia Giulia da Cec e Cinemazero). Alle ore 19.15 Alpe Adria Cinema porta il proprio contributo alla giornata proponendo in prima visione a Trieste l'ultimo film di Emir Kusturica, il coloratissimo e surreale Promettilo! (Zavet, 2007). E la serata prosegue con un'altra proiezione in esclusiva: l’ultimo lungometraggio del maestro Peter Greenaway intitolato Nightwatching (2007), biopic dedicato all'opera del pittore fiammingo Rembrandt, presentato alla Mostra di Venezia e ancora inedito in Italia. Il programma si chiude con la proiezione, a mezzanotte, di un film a sorpresa, che verrà annunciato nel corso della giornata.La maratona cinematografica è organizzata da Bonawentura in collaborazione con La Cappella Underground, Alpe Adria Cinema, Tucker Film e Lab 80.
L'ingresso alle proiezioni prevede un biglietto unico di 7 euro per l'intera giornata.

FILM OUTLET SPECIAL - Non Stop Cinema

ore 11.00
Segreti di famiglia (Tetro, USA/Argentina/Spagna/Italia, 2009, b/n+col., 127’, v.o. sott.it.)
di Francis Ford Coppola

ore 13.10
Scarpette rosse (The Red Shoes, GB, 1948, col., 133’, v.o. sott.it.)
di Michael Powell e Emeric Pressburger

ore 15.25
Tirate sul pianista (Tirez sur le pianiste, Francia, 1960, b/n, 92’, v.o. sott.it.)
di Francois Truffaut

ore 17.00
Departures (Okuribito, Giappone, 2008, col., 130’, v. italiana)
di Yojiro Takita

ore 19.15
Promettilo! (Zavet, Serbia/Francia, 2007, col., 130’, v. italiana)
di Emir Kusturica

ore 21.30
Nightwatching (Canada/Francia/Germania/Polonia/Paesi Bassi/GB, 2007, col., 141’, v.o. sott.it.) di Peter Greenaway

ore 23.55
Film Sorpresa!

Info: www.miela.it

Il film che presenta ALPE ADRIA CINEMA:

Promettilo!
(Zavet, Serbia/Francia, 2007, col., 130’, v. italiana)
di Emir Kusturica

Il giovane Tsane vive con il nonno e la mucca Cvetka su una remota collina. Quando il nonno avverte di essere arrivato agli ultimi giorni della sua vita, chiede al nipote di onorare tre promesse: Tsane deve recarsi nella città più vicina e vendere la mucca al mercato, poi, con i soldi ricavati, deve comprare un’icona religiosa e qualche cosa che desidera veramente per sé. In ultimo, deve trovare una moglie e tornare a casa con lei prima della morte dell’anziano parente. Il giovane riesce a mantenere le prime due promesse, ma la terza sembra veramente difficile da rispettare. Finché, un giorno, Tsane incontra Jasna...
Sito in italiano: www.promettilo.com



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venerdì 20 novembre 2009

MARX ATTACKS! A TRIESTE

Torna a Trieste dal 22 al 28 novembre Science+Fiction, Festival Internazionale della fantascienza organizzata da la Cappella Underground. Come sempre, programma fitto e ospiti di grande livello. Fra gli appuntamenti da non perdere gli incontri con ospiti davvero speciali: con Sir Christopher Lee, Roger Corman e il padre del cyberpunk Bruce Sterling. Fra i molti titoli interessanti The Clone Returns Home; One, opera prima del regista ungherese Pater Sparrow tratta da un racconto di Stanislaw Lem, la co-produzione tra Canada, Russia e Giappone First Squad: The Moment Of Truth, fantascienza ambientata nel cuore della Seconda Guerra Mondiale e l'evento speciale d'apertura che si terrà al Teatro Miela domenica 22, quando i Massimo Volume sonorizzeranno dal vivo il capolavoro del 1928 La caduta della casa degli Usher di Jean Epstein.
Di assoluto interesse, soprattutto per i soci di Alpe Adria Cinema, la seconda parte della retrospettiva Marx Attacks! dedicata al cinema di fantascienza dei paesi dell’Est Europa, dopo la prima tranche del 2007 incentrata sulle produzioni dell’ex Unione Sovietica. Il programma (realizzato con la collaborazione di Alpe Adria Cinema) propone tredici film realizzati fra il 1960 e il 1985 nelle repubbliche di Cecoslovacchia, Polonia, Yugoslavia, Ungheria, RDT. Le pellicole saranno presentate a Trieste nell'ambito di Science+Fiction fra il 24 e il 27 novembre, nella sala 6 del Cinecity multiplex. E l’anno in corso è particolarmente significativo per un’esplorazione fra i film realizzati oltre la Cortina di Ferro nell’arco di tempo compreso fra gli anni '60 e la fine degli '80: il ventennale della caduta del muro di Berlino, evento epocale che il 9 novembre 1989 marcava la fine del Secolo Breve, ha dato il via a una serie di riflessioni sui segnali artistici che hanno in varie forme anticipato la caduta del Muro. La Berlinale ha presentato quest’anno una rassegna intitolata “After Winter Comes Spring – Films Presaging the Fall of the Wall” che comprendeva fra le altre una pellicola girata in Polonia nel 1981 da Piotr Szulkin, The War of the Worlds – Next Century (Wojna swiatów - nastepne stulecie), parabola fantascientifica sulla vita quotidiana sotto una dittatura. Questa e altre distopie e utopie, incubi post-atomici, space-opera propagandistiche e fughe nel mondo della fantasia, faranno parte del palinsesto di Marx Attacks!: una retrospettiva doppiamente preziosa, poiché composta in larga parte da film che si erano visti in anteprima, e avevano ottenuto prestigiosi riconoscimenti come l'Asteroide d'Oro, nelle edizioni storiche del Festival Internazionale del Film di fantascienza di Trieste, al castello di San Giusto fra il 1963 e il 1982.
Il programma propone tre film di ambientazione spaziale realizzati nella Germania Est dagli studi DEFA: Der schweigende Stern (The Silent Star, 1960), da un romanzo di Stanislaw Lem; Eolomea (RDT 1972) di Herrmann Zschoche; Im Straub der Sterne (In the Dust of the Stars, 1976) di Gottfried Kolditz, realizzato in Romania. Dai Barrandov Studio di Praga, principale centro produttivo nella ex Cecoslovacchia, arriva la fantascienza gelida e asettica della missione spaziale del venticinquesimo secolo di Ikarie XB1 (1963) di Jindrich Polak, sceneggiato sulla traccia di un racconto di Lem da quello stesso Pavel Juráček che userà ben altri toni nel post-apocalittico Konec srpna v Hotelu Ozón (The end of august at the Hotel Ozone, 1966) di Jan Schmidt; l’arma del fantasy e della commedia sono invece la cifra stilistica di Václav Vorlíček, il cui protagonista di Kdo chce zabít Jessii? (Who wants to kill Jessie?, 1966) ha il privilegio di materializzare in realtà i propri sogni; ed è un mondo da incubo quello di Upir z Ferat (Ferat Vampire, 1981) di Juraj Herz dove la macchine non funzionano a benzina ma con il sangue umano. Dalla ex Yugoslavia provengono le cupe visioni di Izbavitelj (The Rat Saviour, 1976) di Krsto Papic, variazione sul tema dell'Invasione degli ultracorpi ambientata a Zagabria; e Gosti iz galaksije (Visitors from the Galaxy, 1981), realizzato per la Zagreb Fim dall’animatore Dušan Vukotic, una fuga dalla realtà per un giovane scrittore che porta in vita i suoi personaggi alieni.
Az eröd (The Fortress, 1979) di Miklós Szinetár è stato girato in Ungheria e inizialmente progettato per Miklos Jancso: in uno stato immaginario i turisti di un villaggio sono arruolati per partecipare a un gioco di ruolo che prevede la conquista di una fortezza, ma la simulazione è soltanto un inganno. Infine, nella Polonia dei moti di Solidarnosc, veniva realizzata negli anni '80 da Piotr Szulkin una quadrilogia di film di fantascienza, fra i quali sono stati selezionati il well(e)siano The War of the Worlds – Next Century (Wojna swiatów - nastepne stulecie, 1981) e l'apocalittico O-bi, O-ba - Koniec cywilizacji (O-Bi, O-Ba - The End of Civilization, 1985); ma il maggior successo cinematografico di quegli anni era, curiosamente, una commedia di Juliusz Machulski interpretata dal mattatore Jerzy Stuhr e intitolata provocatoriamente Seksmisja (Sexmission, 1983).

Tutte le proiezioni della retrospettiva MARX ATTACKS! saranno GRATUITE per i soci di Alpe Adria Cinema. Ma non è finita qui: il festival offre la possibilità di accedere anche alle altre proiezioni presso il Multiplex Cinecity ad un prezzo ridotto: sarà possibile, infatti, acquistare il biglietto di ingresso singolo al prezzo scontato di € 3.
Per usufruire di entrambe le agevolazioni sarà sufficiente esibire la tessera di Alpe Adria Cinema alla biglietteria del festival.

info: www.scienceplusfiction.org


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lunedì 16 novembre 2009

TRACCE DI MURO: A BERLINO

Il secondo film che presentiamo mercoledì 18 novembre nell'ultima tappa di TRACCE DI MURO è un documentario nuovissimo, presentato alla Berlinale di quest'anno:

IN BERLIN (A Berlino) di Michael Ballhaus, Ciro Cappellari, Germania, 2009, col., 96', con Angela Winkler, Nele Winkler, Alexander Hacke, Danielle di Picciotto, Jeff Mills (v.o. tedesca, sott. inglesi)
Michael Ballhaus e Ciro Cappellari cercano di rintracciare i cambiamenti che ha vissuto Berlino negli ultimi anni e di trasferire sullo schermo tutta l'energia di questa città che, a 20 anni dalla caduta del Muro, ha saputo trovare una sua dimensione di normalità. Nel documentario, che è anche un'appassionata dichiarazione d'amore a una metropoli affascinante e alla sua gente, i due autori incontrano persone per cui Berlino è l'unico luogo possibile dove realizzare i propri sogni. Nel fare questo, le persone si reinventano (e reinventano la città) ogni giorno e l'incontro con i loro progetti e le loro attività quotidiane offre l'occasione ai due registi di scoprire una “nuova” Berlino. Si alternano così davanti alla telecamera, in un incrocio continuo di storie, celebrità e persone comuni che raccontano pezzi della loro vita e della città. Fra loro, lo studente turco di cinema Hakan Savas Mican, il ministro degli Esteri Walter Steinmeier, il proprietario di un club techno Dimitri Hegemann, lo scrittore Peter Schneider, l'attrice Angela Winkler e sua figlia Nele, attrice in erba, i proprietari dello studio di architettura Graft, le stiliste Clara Leskovar e Doreen Schulz e il loro marchio C.Neeon; il sindaco di Berlino Klaus Wowereit, il bassista degli Einstuerzende Neubauten Alex Hacke e la sua compagna e artista Danielle di Picciotto, un negoziante turco, un rapper in erba... un caleidoscopio di esistenze che a Berlino trovano il loro spazio e che, con il loro talento, ne fanno una città unica al mondo.




Michael Ballhaus è nato a Berlino nel 1935 ed è uno dei maggiori direttori della fotografia del mondo. Operatore di Rainer Werner Fassbinder dal '70 al '78. Nel 1982 si è trasferito negli Stati Uniti, dove nell''84 ha cominciato a lavorare con Martin Scorsese. Da allora, ha lavorato moltissimo e con registi del calibro di Francis Ford Coppola e Robert Redford. È stato candidato diverse volte all'Oscar, per Broadcast News (1987), The Fabulous Baker Boys (1989) e Gangs of New York (2002). recentemente, è stato direttore della fotografia di The Departed (2006) di Martin Scorsese. Presidente di Giuria al festival di Berlino nel 1990, è inoltre pioniere nella produzione HD in Germania. Con In Berlin, è tornato alla regia dopo molti anni e due film televisivi del 1971.

Ciro Cappellari è nato a Buenos Aires nel 1959. Ha lavorato come fotografo in Argentina e come giornalista in Italia e a Monaco. Diplomatosi nel 1989 presso la DFFB di Berlino, lavora da allora come regista, operatore e sceneggiatore. Nel 2001, è tornato alla sua vecchia scuola, dove insegna regia e cinematografia. Nel 2005 ha vinto un Adolf Grimme Award, il più importante premio della televisione tedesca.

Mercoledì 18 novembre 2009, alle ore 21.00, al CAVò di via S. Rocco 1 (Trieste)
INGRESSO RISERVATO AI SOCI DI ALPE ADRIA CINEMA

Info: news@alpeadriacinema.it


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domenica 15 novembre 2009

TRACCE DI MURO: RITORNO A BERLINO

Ultimo appuntamento, mercoledì 18 novembre, con TRACCE DI MURO, la mega-rassegna che Alpe Adria Cinema e Goethe Institut di Trieste hanno dedicato al ventennale della caduta del Muro di Berlino. Dopo la ricognizione autunnale sugli “altri” muri ancora presenti nel mondo (Marocco, Cisgiordania, Corea, India/Pakistan, fra gli altri) il cerco si chiude su Berlino. I due film che presentiamo in Cavò (lo spazio video dell'associazione riservato ai suoi soci) sono una fiction e un documentario: BERLIN IS IN GERMANY e IN BERLIN. Cominciamo parlando del primo.

BERLIN IS IN GERMANY (Berlino è in Germania) di Hannes Stöhr, Germania, 2001, col., con Jörg Schüttauf, Julia Jäger, Robin Becker, Tom Jahn, Edita Malovcic (v.o. tedesca, sott. inglesi)
2001, una prigione del Brandenburgo. Il 36enne Martin Schulz viene rilasciato dopo undici anni di prigione. Ex-cittadino della Germania Est, è stato imprigionato nel 1989, prima della caduta del Muro. Al momento del rilascio, gli vengono restituiti gli oggetti di sua proprietà, fra cui ci sono un passaporto, una patente e un libretto di risparmio della DDR, tutte cose che ormai, nella Germania riunificata, non hanno alcun valore. Quando varca i cancelli della prigione, Martin è pieno di ottimismo, ma subito si rende conto che il mondo che lo attende fuori è una Berlino (est) che lui riesce a malapena a riconoscere. Qui e là, rimangono ancora le trace di quello che era un tempo, ma sono poche ormai. Martin prende una stanza in un albergo economico e se ne sta seduto a fare aeroplanini di carta con le sue banconote ormai fuori corso. Va a trovare la moglie Manuela e il figlioletto undicenne Rokko. Nel libro di inglese del figlio, legge: “Il mio nome è Rokko Schulz. Sono un ragazzo di Berlino. Berlino si trova in Germania”. Tutto d'un tratto, Martin viene assalito da un dubbio atroce cioè che il bambino non sappia nemmeno chi è lui. La madre ha ora un altro uomo, Wolfgang, un quarantenne dell'ovest. Martin comincia a girare senza meta nella parte orientale della città, incontrando gente di tutti i tipi, uscito più o meno bene dalla caduta del Muro. L'unica cosa che gli interessa è quella di ritrovare la propria strada e stabilire un rapporto con il figlio, ma trovare un lavoro si rivela molto più difficile di quanto immaginasse perché, per quanto si sforzi, il suo passato ha sempre il sopravvento su di lui. Viene arrestato, seppur innocente, e chiuso nuovamente in cella. Nessuno sembra credere alla sua innocenza...



Hannes Stöhr, regista, sceneggiatore, produttore, è nato a Stoccarda nel 1970 e, dopo aver completato il servizio civile e un viaggio di nove mesi in Sud America, si è iscritto alla Facoltà di Legge dell’Università di Passau. Fra il 1995 e il 1999 ha studiato sceneggiatura e regia all’Accademia di Cinema e Televisione di Berlino (DFFB), e ha frequentato seminari di sceneggiatura tenuti, fra gli altri, da Ken Dancyger, Dick Ross, Jesus Díaz, Don Bohlinger e Jacob Arjouni. Ha partecipato a seminari di regia tenuti da Wolfgang Becker, Mike Leigh, Volker Schlöndorff e Helke Misselwitz. Nel 2006 ha ottenuto una borsa di studio per la “residenza degli artisti” a Villa Aurora di Los Angeles. Attualmente lavora a Berlino come sceneggiatore e regista e insegna alla DFFB di Berlino e alla Scuola di Cinema di Ludwigsburg. Con Berlin Is in Germany, del 2001, ha vinto il Premio del Pubblico al festival di Berlino e altri importanti riconoscimenti a livello internazionale. One Day in Europe, del 2006, presentato sempre alla Berlinale, ha fatto il giro il mondo, partecipando a una trentina di festival. Berlin Calling (2008), presentato la prima volta a Locarno, e attualmente anche nelle sale italiane è stato fra gli altri ai festival di Berlino, São Paulo e al South by Southwest Film Festival.

Mercoledì 18 novembre 2009, alle ore 19.00, al CAVò di via S. Rocco 1 (Trieste)
INGRESSO RISERVATO AI SOCI DI ALPE ADRIA CINEMA

Info: news@alpeadriacinema.it


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lunedì 9 novembre 2009

TRACCE DI MURO: DI MURI E VENTENNALI


Finalmente eccoci arrivati al 9 novembre. Nel giorno dell'anniversario della caduta del Muro di Berlino, come sempre al Cinema Ariston, TRACCE DI MURO presenta una serata speciale e densa di proiezioni.
Si avvia così a conclusione questa seconda parte della rassegna, inaugurata in ottobre con GOOD BYE, LENIN! e proseguimento ideale delle proiezioni e dello spettacolo su Berlino di Massimo Zamboni presentate a gennaio nell'ambito del Trieste Film Festival. Un cammino lungo che si concluderà mercoledì 18 novembre nel Cavò, il nostro spazio video di via S. Rocco 1, con una serata dedicata tutta a Berlino, e che avrà una “coda” nel corso della 21a edizione del festival (dal 21 al 28 gennaio).

Arrivati a questo punto, possiamo cominciare a tracciare un bilancio della nostra esperienza.

Possiamo proprio dire che per noi di Alpe Adria Cinema questo sia stato, in un certo senso, l'anno del Muro. Non solo per noi, ovviamente. Quello del 9 novembre è infatti uno degli anniversari più celebrati degli ultimi anni, sia perché il peso simbolico che si porta dietro è difficile da non vedere, sia perché ormai c'è un'intera nuova generazione di adulti, i ventenni di oggi, che è la prima ad essere cresciuta in un'Europa e in un mondo senza più il Muro e senza la Guerra Fredda, sia perché è ormai possibile – a 20 anni di distanza da quel 9 novembre del 1989 – cominciare a tirare le somme e vedere quanto e se si sia realizzato il sogno, che allora era sembrato possibile, di un mondo senza muri e divisioni. Da parte nostra, non crediamo che esista un unico modo per ricordare questo avvenimento, tali e tante sono le angolazioni e le prospettive da cui può essere esplorato: politica, culturale, artistica, sociale, economica, ecc. Nel nostro piccolo, con grande convinzione e grande impegno (e grazie al sostegno che ha voluto dare al progetto la Regione Friuli Venezia Giulia) abbiamo cercato di farlo attraverso quello di cui siamo capaci cioè il cinema. Alpe Adria Cinema è nata 20 anni fa proprio per favorire il superamento di quel muro - prima reale e poi culturale - che divideva l'Europa "di qua" da quella "di là del Muro", un territorio immenso e perlopiù sconosciuto, occupato da quella grande superpotenza che è stata l'Unione Sovietica, ma anche da tutta una serie di realtà nazionali che possedevano, ciascuna di esse, un'identità e una storia particolare. Il Trieste Film Festival, nato da quella volontà di mostrare l'invisibile, ha compiuto nel gennaio scorso 20 anni, quindi in questo 2009 si sono sovrapposti per noi due ventennali molto importanti. In questi anni, a modo nostro, abbiamo cercato di superare - e di far superare al nostro pubblico - tanti muri, mostrando autori sconosciuti e perseguitati dai sistemi politici in cui avevano vissuto, nuovi talenti, generi particolari, cinematografie censurate. A modo nostro, è da 20 anni che ci occupiamo di muri, forti della convinzione che il cinema, con il suo linguaggio particolare e meraviglioso, non sia uno strumento di comunicazione, ma uno strumento di conoscenza.
Per il ventennale della caduta del Muro di Berlino, abbiamo scelto di non attingere ai migliaia di titoli presentati nel corso di 20 anni di festival, ma di parlare di muri nel modo che ci sembra più utile, mostrando cioè che la strada da percorrere è ancora lunga, perché tanti sono i muri che ancora dividono le persone.
Abbiamo proposto grandi classici sul tema (come Berlino, sinfonia di una grande città di Rutmann o l'immenso Cielo sopra Berlino di Wenders, così difficili da vedere su grande schermo), ma anche film meno visti (come il primo e unico film a tematica omosessuale della DDR), alcuni del tutto inediti in Italia (grazie alla possibilità che abbiamo avuto di attingere al prezioso archivio di film tedeschi del Goethe Institut), sguardi curiosi (talvolta anche divertenti, come in Totò e Peppino divisi a Berlino), film, documentari e, nella fase autunnale della rassegna, titoli che lasciano la Germania e si avventurano nell'esplorazione degli altri muri – tanti, troppi – che ancora resistono, alcuni dei quali alzati DOPO la caduta di quello di Berlino. Siamo arrivati fino in Corea. Da Berlino al 38° parallelo, appunto. Speriamo che la nostra selezione vi abbia interessati, divertiti, incuriositi. Vi invitiamo a essere ancora con noi il 9 novembre, per una vera e propria immersione nei muri del mondo e della Storia.

Il programma di oggi al Cinema Ariston di Trieste:

Ore 18.30
Un'occasione unica: verranno presentati, per la prima volta in Italia tutti insieme, i 5 cortometraggi finalisti del Berlin Today Award 2009, promosso dal Campus della Berlinale sul tema del “muro”, 5 viaggi intorno al mondo, 5 sguardi personali e divertiti fra i muri e le barriere che ancora resistono. Tutti in lingua originale (tedesca-inglese-hindi), con sottotitoli in inglese.
I titoli:
Die Berliner Mauer (Il muro di Berlino) di Paul Cotter, Germania, 2009, col., 12', con Joost Siedhoff, Fritz Roth
My Super Sea Wall di Gina Abatemarco, Germania, 2009, 12'
Promenade (Passeggiata) di Sabine El Chamaa, Germania, 2009, 11'
Teleportation (Teletrasporto) di Markus Dietrich, Germania, 2009, 12', Isabelle Kühn, Elias Mavriki, Till Valentin Winter
Wagah di Supriyo Sen, Germania, 2009, 12'
(leggi il post dedicato)

Ore 19.45
Gesicht zur Wand (Contro il muro) di Stefan Weinert, Germania, 2009, col., 84'
Cinque cittadini della ex DDR, imprigionati in patria per aver cercato di fuggire all'ovest, si raccontano e raccontano i metodi della Stasi. Un documentario che inizia dove finiva il film premio Oscar Le vite degli altri.
(leggi il post dedicato)

Sito del film: www.gesichtzurwand.de

Ore 21.30
Le tre sepolture (The Three Burials of Melquiades Estrada) di Tommy Lee Jones, USA, 2006, col., 120', con Tommy Lee Jones, Barry Pepper, Julio Cedillo, January Jones (v. italiana)
Western crepuscolare e di un’intensità sommessa diretto e interpretato da uno degli attori più maturi e interessanti di Hollywood, che lo ha portato a vincere 2 premi al Festival di Cannes dove il film venne presentato nel 2005 (Miglior attore e Migliore sceneggiatura, scritta da Guillermo Arriaga, già sceneggiatore di Amores Perros, 21 grammi e Babel). Al confine fra USA e Messico guardie di frontiera, mandriani e immigrati clandestini condividono una quotidianità violenta e annoiata. Un giorno, un cowboy messicano clandestino viene ucciso da una delle guardie. Un suo amico (Tommy Lee Jones) decide di mantenere la promessa fattagli tempo prima e di riportarlo a casa. Inizia così un lungo viaggio a ritroso sulle rotte di chi ogni giorno entra negli USA in modo illegale, dove i confini non sono solo quelli fisici e non sempre le persone sono chi dicono di essere... (Ingresso gratuito)

VI ASPETTIAMO NUMEROSI!!!

Vuoi sapere quali sono i film che abbiamo presentato da aprile o oggi nell'ambito di Tracce di Muro? Visita il sito www.alpeadriacinema.it


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giovedì 5 novembre 2009

BERLIN CALLING NELLE SALE ITALIANE

È uscito finalmente il 6 novembre nelle sale italiane, grazie all'opera meritoria di Officine Ubu, l'ultimo film del regista tedesco Hannes Stöhr, presentato l'anno scorso in Piazza Grande al Festival di Locarno, BERLIN CALLING. Film particolare, in cui cinema e vita si mescolano. Il protagonista, infatti, è il dj Paul Kalkbrenner, che interpreta la parte del leggendario DJ ICKARUS.
Ickarus ritorna a Berlino dopo un estenuante tour mondiale. Con svariati album e incalcolabili esibizioni dal vivo alle spalle, Ickarus è diventato un'artista di culto. Nonostante sia completamente esausto, si butta assieme alla fidanzata Mathilde sul missaggio e il lancio del prossimo album. Quando presenta i nuovi brani alla sua etichetta, Alice, la manager della label, non è soddisfatta e gli suggerisce di lavorarci ancora. Frustrato e privo di energie dopo il tour, Ickarus continua a suonare in eventi locali, finché il suo spacciatore Pea gli vende una dose di ecstasy tagliata male che lo manda fuori di testa. Ikarus si ritrova nella stanza di un ospedale psichiatrico, mentre Mathilde non riesce più a gestire la situazione e lo lascia. Viene affidato alla supervisione della Dottoressa Petra Paul, un'esperta nel recupero dei tossicodipendenti, e si ritrova in compagnia di un folle gruppo di pazienti tossicodipendenti e persino di un suo fan... il giovane guardiano Alex. Anche se Ickarus non prende molto sul serio il programma di recupero della Dott.sa Paul, gli viene permesso di portare in clinica il suo computer per lavorare ai suoi pezzi. Nonostante ciò, Ickarus è fuori controllo e una notte riesce a uscire di nascosto per procurarsi della droga da Pea e far festa in qualche club. Questa ricaduta lo fa sprofondare ancora di più nel vortice della dipendenza. Durante una crisi distrugge l'ufficio della sua etichetta discografica per poi scivolare nella psicosi. Ickarus realizza finalmente di avere bisogno di aiuto e senza un posto dove andare, decide volontariamente di tornare in clinica. Sotto l'effetto di farmaci molto forti, l'unica via d'uscita rimasta a Ickarus è la sua musica: per questo si butta anima e corpo sulla scrittura di nuovi pezzi che lo aiutano a superare il difficile periodo di disintossicazione e che andranno a comporre il nuovo album, Berlin Calling, appunto.
Spiega il regista: “Di solito, i film sui musicisti parlano di qualche artista americano o inglese già morto. Che sia Jim Morrison, Charly Parker, Joe Strummer, Kurt Cobain, Brian Jones, Ian Curtis o Johnny Cash – la lotta che il musicista deve affrontare per farcela dipende sempre dal contesto e dal tempo in cui vive. In questo modo i film diventano ritratti di una società, diun modo di vivere, di un tempo storico. Ogni volta che si parla di un mito del rock, la lotta spesso autodistruttiva dell’artista diventa la metafora di una generazione, e la ribellione alla società è solitamente il tema principale. Per quanto mi riguarda, l’aspetto più interessante di questi ritratti è la dialettica “arte e follia”. Lo spettatore è attratto dallo stile di vita anticonvenzionale del protagonista. Si aspetta con crescente tensione il momento in cui l’artista perde il controllo, o per dirla in altro modo, lo si osserva mentre vola troppo vicino al sole. Non a caso i Led Zeppelin hanno usato la figura mitologica di Icaro come simbolo. Perché non raccontare per una volta la storia di un musicista tedesco? Addirittura di qualcuno ancora vivente? Perché occuparsi sempre del passato quando il presente è così interessante? Perché non fare un film su un compositore di musica elettronica? I musicisti della generazione di YouTube compongono con il computer, viaggiano per il mondo e non hanno bisogno di liriche per i loro pezzi. Vendono la loro musica su internet, cosa che li rende indipendenti dalle grandi major e fa circolare il loro nome fra gli appassionati di musica dance nel vasto, globalizzato, panorama internazionale. Berlin Calling non è un film biografico, quanto piuttosto un film che racconta la vita di un musicista nella Berlino di oggi. Un film sull’arte e la follia, l'ebbrezza e l’estasi, la speranza e il futuro, l’amicizia e la famiglia, la musica e la gioia di vivere e, naturalmente, sull’amore.”
Colonna sonora di Kalkbrenner, contenente anche un brano di Sascha Funke.



Hannes Stöhr
, regista, sceneggiatore, produttore, è nato a Stoccarda nel 1970 e, dopo aver completato il servizio civile e un viaggio di nove mesi in Sud America, si è iscritto alla Facoltà di Legge dell’Università di Passau. Fra il 1995 e il 1999 ha studiato sceneggiatura e regia all’Accademia di Cinema e Televisione di Berlino (DFFB), e ha frequentato seminari di sceneggiatura tenuti, fra gli altri, da Ken Dancyger, Dick Ross, Jesus Díaz, Don Bohlinger e Jacob Arjouni. Ha partecipato a seminari di regia tenuti da Wolfgang Becker, Mike Leigh, Volker Schlöndorff e Helke Misselwitz. Nel 2006 ha ottenuto una borsa di studio per la “residenza degli artisti” a Villa Aurora di Los Angeles. Attualmente lavora a Berlino come sceneggiatore e regista e insegna alla DFFB di Berlino e alla Scuola di Cinema di Ludwigsburg. Con Berlin Is in Germany, del 2001, ha vinto il Premio del Pubblico al festival di Berlino e altri importanti riconoscimenti a livello internazionale. One Day in Europe, del 2006, presentato sempre alla Berlinale, ha fatto il giro il mondo, partecipando a una trentina di festival. Berlin Calling (2008), presentato la prima volta a Locarno, è stato fra gli altri ai festival di Berlino, São Paulo e al South by Southwest Film Festival.

Di Hannes Stöhr, la rassegna Tracce di Muro (Trieste, 21 ottobre 18 novembre) presenta il film BERLIN IS IN GERMANY, Il giorno 18 novembre nello spazio espositivo di Alpe Adria Cinema, il Cavò di via S. Rocco, 1. Info: www.alpeadriacinema.it, news@alpeadriacinema.it

http://www.myspace.com/berlincallingfilm
http://www.officineubu.com


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giovedì 29 ottobre 2009

TRACCE DI MURO: IL 38° PARALLELO

Per il suo prossimo appuntamento, la rassegna TRACCE DI MURO si sposta in CAVò, il video-rifugio di Alpe Adria Cinema. Il prossimo mercoledì, 4 novembre, una serata particolare, tutta dedicata alla Corea, dove la barriera che separa nord e sud segue un confine geografico astratto, il 38° parallelo, tracciato all’inizio degli anni ‘50.
Si comincia alle 19.00 con
Grandmother's Flower
(Il fiore della nonna) di Jeong-hyun Mun, Corea del Sud, 2007, col., 89' (v.o. coreana, sott. inglesi).
Il documentario, presentato l'anno scorso al festival di Berlino, è un viaggio nella storia di una famiglia e di un popolo. Dopo la morte della nonna materna, avvenuta nel 2001, il regista scopre una serie di diari e di documenti che raccontano la complicata storia famigliare della donna. Comincia a ricostruirne le vicissitudini, scoprendo per esempio che la malattia mentale e la paranoia dello zio (uomo di cui aveva sempre avuto paura) erano state causate dallo shock subito dall'arresto e dalle torture subito dal fratello, il nonno del regista. Viene così lentamente a galla la storia di questa famiglia sud-coreana, perseguitata dalle autorità per le sue attività di resistenza al governo e per la vicinanza alla politica nord-coreana.
La storia della nonna, donna forte e combattiva che ha saputo sopravvivere a grandi lutti e alla perdita di una famiglia intera per motivi politici, diventa così la storia di un intero paese, del suo recente passato politico tumultuoso e violento e dei molti problemi ancora irrisolti.
Il film ha vinto il premio come Miglior documentario al festival internazionale di Pusan. (leggi la recensione su Variety di Derek Elley, in inglese)



Mun Jeong-hyun è nato a Kwang-ju (in Corea) nel 1976. Dopo gli studi di architettura e cinema, ha realizzato nel 2003 il suo primo documentario, Back to My Hometown. GRANDMOTHER’S FLOWER è il suo quarto lavoro.

Alle 21.00, rimaniamo in Corea con il film di un grande autore, Park Chan-wook:
J.S.A. - Joint Security Area (Area Comune di Sicurezza), Corea del Sud, 2000, col., 110', con (v.o. coreana, sott. inglesi).
Non c'è nulla di più simbolico della divisione delle due Coree del ‘Ponte del non ritorno’ di Panmunjom, zona demilitarizzata al confine fra i due stati. Un giorno, una guardia di confine viene uccisa da un colpo di fucile. I sospetti si concentrano su un soldato sud-coreano, che viene ritrovato ferito nel bel mezzo della “terra di nessuno”. L'incidente avrà delle gravi ripercussioni perché entrambi i paesi considerano l'incidente come un atto di provocazione voluta. Il Nord accusa il Sud di aver commesso un “attacco terroristico” mentre il Sud sospetta che il Nord abbia tentato un rapimento. Si appellano così all'autorità degli stati neutrali (NNSC) in cerca di aiuto e chiedono a loro di investigare sul caso. Viene incaricata di svolgere le indagini il capitano Sophie E. Jean, una coreana che ha studiato Legge a Ginevra e che attualmente presta servizio nell'esercito svizzero. Fin da subito, Sophie si trova davanti a un mucchio di ostacoli perché i due paesi si rifiutano di cooperare con lei in alcun modo. Solo dopo aver superato queste resistenze da parte delle autorità dei due stati, il capitano riesce a incontrare i due principali testimoni, l'ufficiale semplice Lee Soo-Hyuk e il sergente nord-coreano Oh Kyung-Pil. Quando Sophie E. Jean li interroga, però, i due forniscono un resoconto del tutto discordante dell'accaduto. La questione si fa sempre più misteriosa e ingarbugliata, soprattutto dopo che il testimone che è accorso per primo sul luogo dell'incidente, un soldato di nome Nam Sung-Shik, cerca di suicidarsi subito dopo aver rilasciato la propria dichiarazione...
Presentato a Berlino e al Far East del 2001, campione assoluto di incassi in Corea, il film nasce come adattamento per il grande schermo del romanzo DMZ di Park Sang-yun.
Park Chan-wook (nato nel 1963 a Seoul, nella Corea del Sud) è approdato al cinema dopo gli studi in filosofia. È arrivato alla notorietà internazionale proprio con JSA – Joint Security Area (Gongdong kyeongbi gooyeok JSA, 2000), uno dei primi film a lanciare uno sguardo inedito, libero da schematismi, sul problema della divisione fra le due Coree. Da quel momento è stato un susseguirsi di successi, fra cui spicca l'incredibile “trilogia della vendetta”: Sympathy for Mr. Vengeance (Boksuneun naui geot, 2002), Old Boy (Oldeuboi, 2003), e Sympathy for Lady Vengeance (Chinjeolhan Geumjassi, 2005). Old Boy ha vinto il Gran premio della Giuria a Cannes. Nel 2006 è stata la volta di I’m a Cyborg, But That’s OK (Ssaibogeujiman kwaenchanha, 2006). Quest'anno, a Cannes, ha presentato Thirst (Bakjwi), Premio della Giuria in cui ritorna il Song Kang-ho di JSA.

Ricordiamo che l'accesso alle proiezioni di Cavò è gratuito e RISERVATO ai soci di Alpe Adria Cinema. Per info su come si diventa soci: news@alpeadriacinema.it

Il programma completo di TRACCE DI MURO è consultabile e scaricabile dal sito di Alpe Adria Cinema


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mercoledì 28 ottobre 2009

LA CALMA DEL PIÙ FORTE

In occasione dell'uscita dell'ultimo libro dello scrittore "triestino" Veit Heinichen, La calma del più forte (E/O edizioni), Libreria Minerva, La Cappella Underground, Bonawentura/Teatro Miela e Alpe Adria Cinema, con il patrocinio di FVG Film Commission organizzano al Teatro Miela un incontro speciale.
Martedì 3 novembre, alle 18.30 Massimo Carlotto presenterà in anteprima nazionale La calma del più forte, dialogando con l'autore.
Alle 17.00 e alle 20.30 verranno proposti i primi due episodi della serie realizzata dalla televisione tedesca e tratta dai romanzi di Heinichen con protagonista il Commissario Laurenti, presentati per la prima volta in Italia nell'ambito della 18° edizione del Trieste Film Festival del 2007.

Tutti gli eventi sono ad ingresso libero.

Il libro
Una tersa mattina di dicembre, durante una gita in bicicletta sul Carso, l’ispettrice di polizia Cardareto viene aggredita da un cane da combattimento, che scompare improvvisamente nel nulla. Qualche giorno dopo, il commissario Laurenti si ritrova involontariamente sulla scena di un delitto: Marzio Manfredi, un imbalsamatore di animali che vive accampato in un rifugio di fortuna sul Carso, viene ritrovato morto, strangolato da un cappio di metallo. I due eventi, apparentemente scollegati, sembrano però condurre a una pista comune: Goran Newman, misterioso uomo d’affari che opera nel campo della speculazione finanziaria con enormi traffici di denaro di dubbia provenienza, sembra essere il bersaglio di un attentato organizzato dal gruppo irredentista "Istria liberta, Dalmazia nostra", che vede coinvolto anche il defunto Manfredi e altri soci implicati in giri poco puliti – tra cui l’organizzazione di incontri clandestini tra cani da combattimento.
In un romanzo di scottante attualità, Veit Heinichen spalanca i retroscena della crisi economica mondiale in corso, addentrandosi nei labirinti della mafia dell’alta finanza, tra politici corrotti, affaristi senza scrupoli, speculazione edilizia, bolle finanziarie e mutui Subprime.

Programma completo

ore 17.00 proiezione di
Commissario Laurenti. I morti del Carso di Sigi Rothemund (Germania, 2006, 90', versione originale sottotitolata in italiano)
Trieste è battuta da una gelida Bora nera che ben si confà all’umore del commissario Proteo Laurenti, impantanato nel bel mezzo di una crisi coniugale. Il panorama è ulteriormente oscurato da una serie di delitti. Una casa sul Carso esplode nella notte con tutti i suoi abitanti. Un pescatore perde la vita in mare e il proprietario del peschereccio viene ritrovato giustiziato in modo misterioso non lontano dalla Foiba di Basovizza. Contrapposti desideri di vendetta governano i sentimenti di Nicoletta Marasi e del vecchio Gubian. Per Proteo, una schiarita sembra arrivare con Živa Ravno, magistrata croata, che fornirà un aiuto importante alla soluzione d’una catena di omicidi provocati da cupidigia, ritorsione e amore non corrisposto.

ore 18.30 Veit Heinichen incontra il pubblico in una conversazione con Massimo Carlotto e presenta La calma del più forte

ore 20.30 proiezione di
Commissario Laurenti. A ciascuno la sua morte di Sigi Rothemund (Germania, 2006, 90', versione originale sottotitolata in italiano)
Un lussuoso motoscafo si arena di fronte alla costiera triestina. Il proprietario, Bruno de Kopfersberg, imprenditore austriaco residente a Trieste, è scomparso. Anni prima il commissario di polizia Proteo Laurenti lo aveva accusato della morte della moglie, ma non era riuscito a farlo condannare. Ora Laurenti dovrà scoprire cosa si nasconde dietro alla sua scomparsa e incontrerà nel socio di de Kopfersberg, Viktor Drakić, il suo peggior nemico. Altre morti complicheranno l’estate caldissima di Laurenti e della sua vivace famiglia. Una moglie inquieta, una figlia in lizza per Miss Trieste e un figlio troppo spesso ospite della questura non riusciranno però a distrarlo abbastanza per non scoprire un traffico internazionale di prostituzione e tangenti.


Veit Heinichen
“Nato nel 1957 in una cittadina agli estremi confini sud occidentali della Rft, non lontano dalle fonti del Danubio, Veit Heinichen ama definirsi “un figlio delle frontiere” e la sua vocazione al superamento dei confini ha certamente influenzato anche la sua biografia. Terminati gli studi di Economia, ha lavorato nella direzione della Daimler Benz, per diventare poi libraio e intraprendere successivamente la carriera di editore prima a Zurigo e a Francoforte, e poi a Berlino, dove nel 1994 ha fondato la Berlin Verlag che ha diretto fino al 1999. Alla scrittura si dedica fin dagli anni ’70. Il rapporto con Trieste è iniziato in un freddo gennaio del 1980. Nel corso degli anni l’attrazione esercitata dalla città è stata così forte da spingerlo a tornare più volte, fino a quando ne ha fatto il suo luogo di residenza. Oggi vive sulla costiera, in una vecchia casa nascosta dal verde, a metà strada tra i castelli di Miramare e di Duino.
Claudio Magris ha scritto che “Veit Heinichen ha tutti i requisiti per essere considerato uno scrittore triestino, forse più di chi è nato e cresciuto nella città e ne condivide quindi meno l’anima plurima e randagia”. “Trieste è una città alla quale è impossibile attribuire una singola identità, – ricorda il giallista – perché è il prodotto di una serie di complementarietà e di opposizioni. Ovvero: ciò che non è più, e ciò che potrebbe – nuovamente – essere, se solo lo volesse.” Questa visione dello “stato delle cose” lo ha spinto a prendere anche chiare posizioni politiche e a dare il suo personale contributo alla creazione di progetti per il futuro della città. Nei suoi romanzi non troviamo infatti traccia della solita rappresentazione della Trieste asburgica, del porto imperial-regio e dello splendore di tempi che non torneran-no più. Heinichen è calato nel nostro presente, un presente marchiato dalla corruzione internazionale, da nuove forme di schiavitù, dal traffico di armi, droga, esseri umani e di organi, dalla collusione tra servizi segreti e criminalità organizzata. (…) In questo La Trieste descritta in questi romanzi non è solo quella della corruzione e del crimine, è fatta anche di sapori e di odori che si manifestano al lettore nella descrizioni di pranzi e spuntini, di cene e grigliate, nei ristoranti, bar e buffet più amati dallo scrittore. Non a caso anche il commissario Proteo Laurenti è un gourmet e spesso alla scelta di un buon ristorante dedica più attenzione che non a un problema di lavoro. Nei romanzi di Veit Heinichen, Trieste è riprodotta a dimensioni reali” (estratto dell'introduzione scritta da Elisabetta D'Erme per il catalogo del 18° TFF)


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