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lunedì 16 novembre 2009

TRACCE DI MURO: A BERLINO

Il secondo film che presentiamo mercoledì 18 novembre nell'ultima tappa di TRACCE DI MURO è un documentario nuovissimo, presentato alla Berlinale di quest'anno:

IN BERLIN (A Berlino) di Michael Ballhaus, Ciro Cappellari, Germania, 2009, col., 96', con Angela Winkler, Nele Winkler, Alexander Hacke, Danielle di Picciotto, Jeff Mills (v.o. tedesca, sott. inglesi)
Michael Ballhaus e Ciro Cappellari cercano di rintracciare i cambiamenti che ha vissuto Berlino negli ultimi anni e di trasferire sullo schermo tutta l'energia di questa città che, a 20 anni dalla caduta del Muro, ha saputo trovare una sua dimensione di normalità. Nel documentario, che è anche un'appassionata dichiarazione d'amore a una metropoli affascinante e alla sua gente, i due autori incontrano persone per cui Berlino è l'unico luogo possibile dove realizzare i propri sogni. Nel fare questo, le persone si reinventano (e reinventano la città) ogni giorno e l'incontro con i loro progetti e le loro attività quotidiane offre l'occasione ai due registi di scoprire una “nuova” Berlino. Si alternano così davanti alla telecamera, in un incrocio continuo di storie, celebrità e persone comuni che raccontano pezzi della loro vita e della città. Fra loro, lo studente turco di cinema Hakan Savas Mican, il ministro degli Esteri Walter Steinmeier, il proprietario di un club techno Dimitri Hegemann, lo scrittore Peter Schneider, l'attrice Angela Winkler e sua figlia Nele, attrice in erba, i proprietari dello studio di architettura Graft, le stiliste Clara Leskovar e Doreen Schulz e il loro marchio C.Neeon; il sindaco di Berlino Klaus Wowereit, il bassista degli Einstuerzende Neubauten Alex Hacke e la sua compagna e artista Danielle di Picciotto, un negoziante turco, un rapper in erba... un caleidoscopio di esistenze che a Berlino trovano il loro spazio e che, con il loro talento, ne fanno una città unica al mondo.




Michael Ballhaus è nato a Berlino nel 1935 ed è uno dei maggiori direttori della fotografia del mondo. Operatore di Rainer Werner Fassbinder dal '70 al '78. Nel 1982 si è trasferito negli Stati Uniti, dove nell''84 ha cominciato a lavorare con Martin Scorsese. Da allora, ha lavorato moltissimo e con registi del calibro di Francis Ford Coppola e Robert Redford. È stato candidato diverse volte all'Oscar, per Broadcast News (1987), The Fabulous Baker Boys (1989) e Gangs of New York (2002). recentemente, è stato direttore della fotografia di The Departed (2006) di Martin Scorsese. Presidente di Giuria al festival di Berlino nel 1990, è inoltre pioniere nella produzione HD in Germania. Con In Berlin, è tornato alla regia dopo molti anni e due film televisivi del 1971.

Ciro Cappellari è nato a Buenos Aires nel 1959. Ha lavorato come fotografo in Argentina e come giornalista in Italia e a Monaco. Diplomatosi nel 1989 presso la DFFB di Berlino, lavora da allora come regista, operatore e sceneggiatore. Nel 2001, è tornato alla sua vecchia scuola, dove insegna regia e cinematografia. Nel 2005 ha vinto un Adolf Grimme Award, il più importante premio della televisione tedesca.

Mercoledì 18 novembre 2009, alle ore 21.00, al CAVò di via S. Rocco 1 (Trieste)
INGRESSO RISERVATO AI SOCI DI ALPE ADRIA CINEMA

Info: news@alpeadriacinema.it


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domenica 15 novembre 2009

TRACCE DI MURO: RITORNO A BERLINO

Ultimo appuntamento, mercoledì 18 novembre, con TRACCE DI MURO, la mega-rassegna che Alpe Adria Cinema e Goethe Institut di Trieste hanno dedicato al ventennale della caduta del Muro di Berlino. Dopo la ricognizione autunnale sugli “altri” muri ancora presenti nel mondo (Marocco, Cisgiordania, Corea, India/Pakistan, fra gli altri) il cerco si chiude su Berlino. I due film che presentiamo in Cavò (lo spazio video dell'associazione riservato ai suoi soci) sono una fiction e un documentario: BERLIN IS IN GERMANY e IN BERLIN. Cominciamo parlando del primo.

BERLIN IS IN GERMANY (Berlino è in Germania) di Hannes Stöhr, Germania, 2001, col., con Jörg Schüttauf, Julia Jäger, Robin Becker, Tom Jahn, Edita Malovcic (v.o. tedesca, sott. inglesi)
2001, una prigione del Brandenburgo. Il 36enne Martin Schulz viene rilasciato dopo undici anni di prigione. Ex-cittadino della Germania Est, è stato imprigionato nel 1989, prima della caduta del Muro. Al momento del rilascio, gli vengono restituiti gli oggetti di sua proprietà, fra cui ci sono un passaporto, una patente e un libretto di risparmio della DDR, tutte cose che ormai, nella Germania riunificata, non hanno alcun valore. Quando varca i cancelli della prigione, Martin è pieno di ottimismo, ma subito si rende conto che il mondo che lo attende fuori è una Berlino (est) che lui riesce a malapena a riconoscere. Qui e là, rimangono ancora le trace di quello che era un tempo, ma sono poche ormai. Martin prende una stanza in un albergo economico e se ne sta seduto a fare aeroplanini di carta con le sue banconote ormai fuori corso. Va a trovare la moglie Manuela e il figlioletto undicenne Rokko. Nel libro di inglese del figlio, legge: “Il mio nome è Rokko Schulz. Sono un ragazzo di Berlino. Berlino si trova in Germania”. Tutto d'un tratto, Martin viene assalito da un dubbio atroce cioè che il bambino non sappia nemmeno chi è lui. La madre ha ora un altro uomo, Wolfgang, un quarantenne dell'ovest. Martin comincia a girare senza meta nella parte orientale della città, incontrando gente di tutti i tipi, uscito più o meno bene dalla caduta del Muro. L'unica cosa che gli interessa è quella di ritrovare la propria strada e stabilire un rapporto con il figlio, ma trovare un lavoro si rivela molto più difficile di quanto immaginasse perché, per quanto si sforzi, il suo passato ha sempre il sopravvento su di lui. Viene arrestato, seppur innocente, e chiuso nuovamente in cella. Nessuno sembra credere alla sua innocenza...



Hannes Stöhr, regista, sceneggiatore, produttore, è nato a Stoccarda nel 1970 e, dopo aver completato il servizio civile e un viaggio di nove mesi in Sud America, si è iscritto alla Facoltà di Legge dell’Università di Passau. Fra il 1995 e il 1999 ha studiato sceneggiatura e regia all’Accademia di Cinema e Televisione di Berlino (DFFB), e ha frequentato seminari di sceneggiatura tenuti, fra gli altri, da Ken Dancyger, Dick Ross, Jesus Díaz, Don Bohlinger e Jacob Arjouni. Ha partecipato a seminari di regia tenuti da Wolfgang Becker, Mike Leigh, Volker Schlöndorff e Helke Misselwitz. Nel 2006 ha ottenuto una borsa di studio per la “residenza degli artisti” a Villa Aurora di Los Angeles. Attualmente lavora a Berlino come sceneggiatore e regista e insegna alla DFFB di Berlino e alla Scuola di Cinema di Ludwigsburg. Con Berlin Is in Germany, del 2001, ha vinto il Premio del Pubblico al festival di Berlino e altri importanti riconoscimenti a livello internazionale. One Day in Europe, del 2006, presentato sempre alla Berlinale, ha fatto il giro il mondo, partecipando a una trentina di festival. Berlin Calling (2008), presentato la prima volta a Locarno, e attualmente anche nelle sale italiane è stato fra gli altri ai festival di Berlino, São Paulo e al South by Southwest Film Festival.

Mercoledì 18 novembre 2009, alle ore 19.00, al CAVò di via S. Rocco 1 (Trieste)
INGRESSO RISERVATO AI SOCI DI ALPE ADRIA CINEMA

Info: news@alpeadriacinema.it


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lunedì 9 novembre 2009

TRACCE DI MURO: DI MURI E VENTENNALI


Finalmente eccoci arrivati al 9 novembre. Nel giorno dell'anniversario della caduta del Muro di Berlino, come sempre al Cinema Ariston, TRACCE DI MURO presenta una serata speciale e densa di proiezioni.
Si avvia così a conclusione questa seconda parte della rassegna, inaugurata in ottobre con GOOD BYE, LENIN! e proseguimento ideale delle proiezioni e dello spettacolo su Berlino di Massimo Zamboni presentate a gennaio nell'ambito del Trieste Film Festival. Un cammino lungo che si concluderà mercoledì 18 novembre nel Cavò, il nostro spazio video di via S. Rocco 1, con una serata dedicata tutta a Berlino, e che avrà una “coda” nel corso della 21a edizione del festival (dal 21 al 28 gennaio).

Arrivati a questo punto, possiamo cominciare a tracciare un bilancio della nostra esperienza.

Possiamo proprio dire che per noi di Alpe Adria Cinema questo sia stato, in un certo senso, l'anno del Muro. Non solo per noi, ovviamente. Quello del 9 novembre è infatti uno degli anniversari più celebrati degli ultimi anni, sia perché il peso simbolico che si porta dietro è difficile da non vedere, sia perché ormai c'è un'intera nuova generazione di adulti, i ventenni di oggi, che è la prima ad essere cresciuta in un'Europa e in un mondo senza più il Muro e senza la Guerra Fredda, sia perché è ormai possibile – a 20 anni di distanza da quel 9 novembre del 1989 – cominciare a tirare le somme e vedere quanto e se si sia realizzato il sogno, che allora era sembrato possibile, di un mondo senza muri e divisioni. Da parte nostra, non crediamo che esista un unico modo per ricordare questo avvenimento, tali e tante sono le angolazioni e le prospettive da cui può essere esplorato: politica, culturale, artistica, sociale, economica, ecc. Nel nostro piccolo, con grande convinzione e grande impegno (e grazie al sostegno che ha voluto dare al progetto la Regione Friuli Venezia Giulia) abbiamo cercato di farlo attraverso quello di cui siamo capaci cioè il cinema. Alpe Adria Cinema è nata 20 anni fa proprio per favorire il superamento di quel muro - prima reale e poi culturale - che divideva l'Europa "di qua" da quella "di là del Muro", un territorio immenso e perlopiù sconosciuto, occupato da quella grande superpotenza che è stata l'Unione Sovietica, ma anche da tutta una serie di realtà nazionali che possedevano, ciascuna di esse, un'identità e una storia particolare. Il Trieste Film Festival, nato da quella volontà di mostrare l'invisibile, ha compiuto nel gennaio scorso 20 anni, quindi in questo 2009 si sono sovrapposti per noi due ventennali molto importanti. In questi anni, a modo nostro, abbiamo cercato di superare - e di far superare al nostro pubblico - tanti muri, mostrando autori sconosciuti e perseguitati dai sistemi politici in cui avevano vissuto, nuovi talenti, generi particolari, cinematografie censurate. A modo nostro, è da 20 anni che ci occupiamo di muri, forti della convinzione che il cinema, con il suo linguaggio particolare e meraviglioso, non sia uno strumento di comunicazione, ma uno strumento di conoscenza.
Per il ventennale della caduta del Muro di Berlino, abbiamo scelto di non attingere ai migliaia di titoli presentati nel corso di 20 anni di festival, ma di parlare di muri nel modo che ci sembra più utile, mostrando cioè che la strada da percorrere è ancora lunga, perché tanti sono i muri che ancora dividono le persone.
Abbiamo proposto grandi classici sul tema (come Berlino, sinfonia di una grande città di Rutmann o l'immenso Cielo sopra Berlino di Wenders, così difficili da vedere su grande schermo), ma anche film meno visti (come il primo e unico film a tematica omosessuale della DDR), alcuni del tutto inediti in Italia (grazie alla possibilità che abbiamo avuto di attingere al prezioso archivio di film tedeschi del Goethe Institut), sguardi curiosi (talvolta anche divertenti, come in Totò e Peppino divisi a Berlino), film, documentari e, nella fase autunnale della rassegna, titoli che lasciano la Germania e si avventurano nell'esplorazione degli altri muri – tanti, troppi – che ancora resistono, alcuni dei quali alzati DOPO la caduta di quello di Berlino. Siamo arrivati fino in Corea. Da Berlino al 38° parallelo, appunto. Speriamo che la nostra selezione vi abbia interessati, divertiti, incuriositi. Vi invitiamo a essere ancora con noi il 9 novembre, per una vera e propria immersione nei muri del mondo e della Storia.

Il programma di oggi al Cinema Ariston di Trieste:

Ore 18.30
Un'occasione unica: verranno presentati, per la prima volta in Italia tutti insieme, i 5 cortometraggi finalisti del Berlin Today Award 2009, promosso dal Campus della Berlinale sul tema del “muro”, 5 viaggi intorno al mondo, 5 sguardi personali e divertiti fra i muri e le barriere che ancora resistono. Tutti in lingua originale (tedesca-inglese-hindi), con sottotitoli in inglese.
I titoli:
Die Berliner Mauer (Il muro di Berlino) di Paul Cotter, Germania, 2009, col., 12', con Joost Siedhoff, Fritz Roth
My Super Sea Wall di Gina Abatemarco, Germania, 2009, 12'
Promenade (Passeggiata) di Sabine El Chamaa, Germania, 2009, 11'
Teleportation (Teletrasporto) di Markus Dietrich, Germania, 2009, 12', Isabelle Kühn, Elias Mavriki, Till Valentin Winter
Wagah di Supriyo Sen, Germania, 2009, 12'
(leggi il post dedicato)

Ore 19.45
Gesicht zur Wand (Contro il muro) di Stefan Weinert, Germania, 2009, col., 84'
Cinque cittadini della ex DDR, imprigionati in patria per aver cercato di fuggire all'ovest, si raccontano e raccontano i metodi della Stasi. Un documentario che inizia dove finiva il film premio Oscar Le vite degli altri.
(leggi il post dedicato)

Sito del film: www.gesichtzurwand.de

Ore 21.30
Le tre sepolture (The Three Burials of Melquiades Estrada) di Tommy Lee Jones, USA, 2006, col., 120', con Tommy Lee Jones, Barry Pepper, Julio Cedillo, January Jones (v. italiana)
Western crepuscolare e di un’intensità sommessa diretto e interpretato da uno degli attori più maturi e interessanti di Hollywood, che lo ha portato a vincere 2 premi al Festival di Cannes dove il film venne presentato nel 2005 (Miglior attore e Migliore sceneggiatura, scritta da Guillermo Arriaga, già sceneggiatore di Amores Perros, 21 grammi e Babel). Al confine fra USA e Messico guardie di frontiera, mandriani e immigrati clandestini condividono una quotidianità violenta e annoiata. Un giorno, un cowboy messicano clandestino viene ucciso da una delle guardie. Un suo amico (Tommy Lee Jones) decide di mantenere la promessa fattagli tempo prima e di riportarlo a casa. Inizia così un lungo viaggio a ritroso sulle rotte di chi ogni giorno entra negli USA in modo illegale, dove i confini non sono solo quelli fisici e non sempre le persone sono chi dicono di essere... (Ingresso gratuito)

VI ASPETTIAMO NUMEROSI!!!

Vuoi sapere quali sono i film che abbiamo presentato da aprile o oggi nell'ambito di Tracce di Muro? Visita il sito www.alpeadriacinema.it


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venerdì 6 novembre 2009

TRACCE DI MURO: GESICHT ZUR WAND

La giornata speciale che TRACCE DI MURO presenta lunedì 9 novembre continua, alle 19.45, con GESICHT ZUR WAND (Contro il muro) di Stefan Weinert (Germania, 2009, col., 84').
Cinque cittadini della ex DDR, imprigionati in patria per aver cercato di fuggire all'ovest (come altri 70.000 loro compatrioti) e quindi accusati di essere nemici dello Stato, si raccontano e raccontano i metodi della Stasi: centiania di ore di interrogatori, trattamenti degradanti, torture fisiche e psicologiche e infine la prigionia. Esperienze che hanno segnato in modo indelebile le loro vite. Un documentario che inizia dove finiva il film premio Oscar Le vite degli altri.


I protagonisti:

Catharina M.

Imprigionata per tentata fuga all'età di 19 anni.
Gestisce un negozio con il marito a Berlino e fa parte di programmi educativi volti a informare sul sistema politico della DDR. Ha un blog: http://www.myblog.de/fiolka



Mario R.

Imprigionato per tentata fuga all'età di 19 anni.
Invalidità al lavoro del 100% per i trattamenti subiti nel periodo di detenzione. Nonostante i suoi problemi di salute, è attivamente impegnato in alcuni programmi a sostegno delle vittime del
regime tedesco orientale.


Anne K.

Imprigionata per tentata fuga all'età di 38 anni.
Ha scritto un libro sulle sue esperienze e partecipa a programmi educativi sulla ddr.




Andreas B.

Imprigionato di 34 anni.
Conduce una vita tranquilla con la sua famiglia. A causa dei maltrattamenti subiti durante la detenzione necessita di continui trattamenti medici.




Lothar R.

Arrestato per tentata fuga nel 1960 e nel '62. Al momento del secondo arresto aveva 26 anni.

Si batte perché gli vengano restituite le sue proprietà agricole. Risente tuttora di effetti post-traumatici.


Il trailer:





Stefan Weinert è nato nel 1964 a Colonia, in Germania. Ha studiato recitazione e scenografia, diplomandosi nel 1991. Nel 1989 debutta con un lavoro di regia teatrale, in seguito realizza principalmente video e cortometraggi. La sua attività principale è però quella di attore. Weinert ha infatti preso parte a oltre 40 film fra film e serie televisive.

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giovedì 5 novembre 2009

TRACCE DI MURO: 5 CORTI PER PARLARE DI MURI

Pian piano ci stiamo arrivando. Il 9 novembre, giorno dell'anniversario della caduta del Muro, è ormai prossimo ed è quindi il momento di parlare un po' dei film che la nostra rassegna TRACCE DI MURO propone al suo pubblico. Si inizia alle 18.30 con una vera chicca: la proiezione in anteprima nazionale dei 5 cortometraggi finalisti del Berlin Today Award 2009, promosso dal Campus della Berlinale sul tema del “muro”: 5 viaggi intorno al mondo, 5 sguardi personali e divertiti fra i muri e le barriere che ancora (r)esistono.

Die Berliner Mauer (Il muro di Berlino) di Paul Cotter, Germania 2009, col., 12'.
Werner, un 75enne di Berlino, ha appena perso la moglie. Il giorno dopo il funerale, si reca nel campo abbandonato dietro casa, dove comincia a costruire un muro. Attorno al pezzo di terra, c'è un palazzone popolare, tipico esempio di edilizia comunista, dove vivono rifugiati e immigrati somali, curdi e kossovari. Ben presto, in molti si offrono di aiutarlo, ma nessuno sa quali siano le sue reali motivazioni...




My Super Sea Wall di Gina Abatemarco, Germania, 2009, 12', documentario.
Gli 377 eschimesi Inupiat che vivono sull’isola di Kivalina, un centinaio di km dal Circolo Polare Artico, vivono sulla propria pelle gli effetti del cambiamento climatico. Il mare erode le loro spiagge e l'unica soluzione che lo Stato propone è quella di lasciare l'isola al suo destino.
La regista ha continuato la sua indagine nel “Kivalina Project”, selezionato all'ultima edizione del Tribeca Film Festival, nell'ambito dell'All Access Program (TAA).




Promenade (Passeggiata) di Sabine El Chamaa, Germania 2009, 11'.
Un'anziana signora libanese, sfidando la guerra che incombe, visita la sua casa distrutta. Tornata in quella che ora è la sua nuova abitazione, non riesce che a pensare al passato e ai muri della sua “vera” casa... Un film parzialmente animato che è una anche una riflessione sulla relazione fra guerra, ricordi e sogni.



Teleportation (Teletrasporto) di Markus Dietrich, Germania 2009, 12'.
DDR, 9 novembre 1989. Frederike e Fabian, entrambi di 10 anni, sono due bambini che vogliono tentare un esperimento segreto: teletrasportare il coetaneo Jonathan nella Berlino ovest. Tutto, però, va storto e invece del ragazzino scompaiono tutti gli altri abitanti del paesino. Persino la scuola è deserta. È necessario rifare subito l'esperimento, ma al contrario, per salvare - riportandoli a casa - vicini, amici e famigliari.





Per finire, il vincitore del Talent Campus:

Wagah di Supriyo Sen, Germania, 2009, 12', documentario.
Attraverso gli occhi di un gruppo di bambini, la cerimonia di saluto alla bandiera che ogni sera al tramonto vede riuniti, da una parte e dall'altra dell'unico valico di frontiera in 1000 km, pakistani e indiani. Terza e ultima parte di una trilogia dedicata alla separazione fra India e Pakistan, il film ha conquistato il Premio come Miglior documentario breve all'ultimo festival di Karlovy Vary, il Premio del Pubblico e quello della Giuria al Festival del Cortometraggio di Amburgo, il Premio Speciale della Giuria al festival internazionale di Cracovia e di recente, alla fine di ottobre, il prestigioso riconoscimento come miglior documentario breve tedesco dell'anno.

Tutti i film verranno proiettati nell'edizione originale con i sottotitoli in inglese.

TRACCE DI MURO
Cinema Ariston di Triste, lunedì 9 novembre, dalle 18.30.

Info e programma completo della rassegna su www.alpeadriacinema.it


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giovedì 29 ottobre 2009

TRACCE DI MURO: IL 38° PARALLELO

Per il suo prossimo appuntamento, la rassegna TRACCE DI MURO si sposta in CAVò, il video-rifugio di Alpe Adria Cinema. Il prossimo mercoledì, 4 novembre, una serata particolare, tutta dedicata alla Corea, dove la barriera che separa nord e sud segue un confine geografico astratto, il 38° parallelo, tracciato all’inizio degli anni ‘50.
Si comincia alle 19.00 con
Grandmother's Flower
(Il fiore della nonna) di Jeong-hyun Mun, Corea del Sud, 2007, col., 89' (v.o. coreana, sott. inglesi).
Il documentario, presentato l'anno scorso al festival di Berlino, è un viaggio nella storia di una famiglia e di un popolo. Dopo la morte della nonna materna, avvenuta nel 2001, il regista scopre una serie di diari e di documenti che raccontano la complicata storia famigliare della donna. Comincia a ricostruirne le vicissitudini, scoprendo per esempio che la malattia mentale e la paranoia dello zio (uomo di cui aveva sempre avuto paura) erano state causate dallo shock subito dall'arresto e dalle torture subito dal fratello, il nonno del regista. Viene così lentamente a galla la storia di questa famiglia sud-coreana, perseguitata dalle autorità per le sue attività di resistenza al governo e per la vicinanza alla politica nord-coreana.
La storia della nonna, donna forte e combattiva che ha saputo sopravvivere a grandi lutti e alla perdita di una famiglia intera per motivi politici, diventa così la storia di un intero paese, del suo recente passato politico tumultuoso e violento e dei molti problemi ancora irrisolti.
Il film ha vinto il premio come Miglior documentario al festival internazionale di Pusan. (leggi la recensione su Variety di Derek Elley, in inglese)



Mun Jeong-hyun è nato a Kwang-ju (in Corea) nel 1976. Dopo gli studi di architettura e cinema, ha realizzato nel 2003 il suo primo documentario, Back to My Hometown. GRANDMOTHER’S FLOWER è il suo quarto lavoro.

Alle 21.00, rimaniamo in Corea con il film di un grande autore, Park Chan-wook:
J.S.A. - Joint Security Area (Area Comune di Sicurezza), Corea del Sud, 2000, col., 110', con (v.o. coreana, sott. inglesi).
Non c'è nulla di più simbolico della divisione delle due Coree del ‘Ponte del non ritorno’ di Panmunjom, zona demilitarizzata al confine fra i due stati. Un giorno, una guardia di confine viene uccisa da un colpo di fucile. I sospetti si concentrano su un soldato sud-coreano, che viene ritrovato ferito nel bel mezzo della “terra di nessuno”. L'incidente avrà delle gravi ripercussioni perché entrambi i paesi considerano l'incidente come un atto di provocazione voluta. Il Nord accusa il Sud di aver commesso un “attacco terroristico” mentre il Sud sospetta che il Nord abbia tentato un rapimento. Si appellano così all'autorità degli stati neutrali (NNSC) in cerca di aiuto e chiedono a loro di investigare sul caso. Viene incaricata di svolgere le indagini il capitano Sophie E. Jean, una coreana che ha studiato Legge a Ginevra e che attualmente presta servizio nell'esercito svizzero. Fin da subito, Sophie si trova davanti a un mucchio di ostacoli perché i due paesi si rifiutano di cooperare con lei in alcun modo. Solo dopo aver superato queste resistenze da parte delle autorità dei due stati, il capitano riesce a incontrare i due principali testimoni, l'ufficiale semplice Lee Soo-Hyuk e il sergente nord-coreano Oh Kyung-Pil. Quando Sophie E. Jean li interroga, però, i due forniscono un resoconto del tutto discordante dell'accaduto. La questione si fa sempre più misteriosa e ingarbugliata, soprattutto dopo che il testimone che è accorso per primo sul luogo dell'incidente, un soldato di nome Nam Sung-Shik, cerca di suicidarsi subito dopo aver rilasciato la propria dichiarazione...
Presentato a Berlino e al Far East del 2001, campione assoluto di incassi in Corea, il film nasce come adattamento per il grande schermo del romanzo DMZ di Park Sang-yun.
Park Chan-wook (nato nel 1963 a Seoul, nella Corea del Sud) è approdato al cinema dopo gli studi in filosofia. È arrivato alla notorietà internazionale proprio con JSA – Joint Security Area (Gongdong kyeongbi gooyeok JSA, 2000), uno dei primi film a lanciare uno sguardo inedito, libero da schematismi, sul problema della divisione fra le due Coree. Da quel momento è stato un susseguirsi di successi, fra cui spicca l'incredibile “trilogia della vendetta”: Sympathy for Mr. Vengeance (Boksuneun naui geot, 2002), Old Boy (Oldeuboi, 2003), e Sympathy for Lady Vengeance (Chinjeolhan Geumjassi, 2005). Old Boy ha vinto il Gran premio della Giuria a Cannes. Nel 2006 è stata la volta di I’m a Cyborg, But That’s OK (Ssaibogeujiman kwaenchanha, 2006). Quest'anno, a Cannes, ha presentato Thirst (Bakjwi), Premio della Giuria in cui ritorna il Song Kang-ho di JSA.

Ricordiamo che l'accesso alle proiezioni di Cavò è gratuito e RISERVATO ai soci di Alpe Adria Cinema. Per info su come si diventa soci: news@alpeadriacinema.it

Il programma completo di TRACCE DI MURO è consultabile e scaricabile dal sito di Alpe Adria Cinema


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giovedì 22 ottobre 2009

TRACCE DI MURO: I NUOVI MURI

Il secondo film che presentiamo lunedì 26 ottobre per TRACCE DI MURO è Mur (Il muro) di Simone Bitton, Francia-Israele, 2004, col., 96' (v. italiana)
Intenso e doloroso, il documentario della Bitton è incentrato sulla lunga barriera eretta dal governo Sharon con l'intento di impedire gli attentati terroristici: una riflessione cinematografica sul conflitto israeliano-palestinese in cui la regista sfuma i confini dell'odio affermando la sua doppia identità di ebrea e di araba. Nel cantiere del muro che imprigiona un popolo e ne cinge un altro, parole quotidiane e canti sacri, in ebraico e in arabo, sfidano i discorsi della guerra, oltrepassando il rumore assordante dei bulldozer. Presentato alla Quinzaine des Realisateurs, il film ha vinto il Premio Speciale della Giuria al Sundance, il Gran Premio al Festival internazionale del documentario di Marsiglia e il Premio Pesaro Nuovo Cinema.
Simone Bitton è nata nel 1955 in Marocco. Nel '66 si è trasferita in Israele e ha prestato servizio militare nella la Guerra del Kippur; si è poi trasferita a Parigi e nel 1981 si è diplomata presso la scuola di cinema IDHEC. Parla perfettamente l’ebraico, l’arabo e il francese. Attualmente vive tra Gerusalemme e Parigi. Ha diretto più di 15 documentari. Il suo lavoro varia dall’inchiesta storica al reportage in prima persona e il ritratto intimo di autori borderline, artisti e politici. Tutti i suoi film dimostrano un profondo impegno personale e professionale nel rappresentare le culture e la complessa storia del Medioriente e dei Paesi Nord Africani. Nel 2004 ha vinto il Premio “Pesaro Nuovo Cinema” con il documentario Mur. Fra i suoi lavori Citizen Bishara (2001), Ben Barka, L'Èquation marocaine (2001), L'Attentat (1998) Mahmoud Darwich: et la terre, comme la langue (1997), Palestine, histoire d'une terre (1993) Il nuovo film, Rachel, è stato presentato alla Berlinale nella sezione “Forum”. (fonte della bio-filmo: Catalogo ufficiale della Mostra del nuovo cinema di Pesaro).
A proposito di Mur, ha dichiarato: “Gli spettatori non sono delle pagine bianche, sanno un sacco di cose su questo paese, su questa guerra. Hanno le loro opinioni, talvolta forse troppo nette, altre volte del genere che non condivido. Non ho realizzato questo film per convincere questo genere di persone o per discutere con loro. Volevo solo condividere le mie sensazioni, quello che ho nel cuore. Volevo mostrare loro quello che io vedo e,allo stesso tempo, mostrarmi a loro. Il muro che ho filmato è parte di me almeno quanto lo è dell'orizzonte mentale e fisico delle persone che compaiono nel film. In un certo senso, questo muro è il segno del nostro fallimento. Mur è un film politico in quanto tutto è politico, ma non parla di politica. Parla di me, di noi. Al di là della tragedia che colpisce il Medio Oriente, l'ho voluto fare per ricordare quello che avviene altrove nel mondo fra ricchi e poveri, potenti e deboli, democratici e chi democratico non è, fra quelli che hanno tutto e quelli che non hanno nulla. Ovunque, i deboli vogliono oltrepassare i muri che sono stati eretti per tenerli a distanza e ovunque i potenti temono moltissimo di ritrovarsi al posto dei deboli, come se la felicità di qualcuno si potesse realizzare solo a costo di privazioni e confinamenti di altre persone. Capita talvolta che i potenti siano così spaventati dai deboli che farebbero qualunque cosa che giustifichi le loro paure e trasformi i deboli in una minaccia reale. La pace arriverà. Come sempre. Ma per ora, quella che ci aspetta è un'epoca di muri e sento che sarà terribile.”

Sito inglese del film: http://www.wallthemovie.com/

Lunedì 26 ottobre Cinema Ariston - Trieste
ore 20.30

Il programma completo di TRACCE DI MURO è consultabile e scaricabile dal sito di Alpe Adria Cinema.


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TRACCE DI MURO: OLTRE BERLINO

Dopo la doppia proiezione di lunedì scorso al Cinema Ariston, che ci ha consentito di rivedere un film bellissimo come Good Bye, Lenin! e l'interessantissimo documentario sulla propaganda nella DDR Kinder, Kader, Kommandeure (leggi il post dedicato), mercoledì c'è stata l'affollatissima presentazione dell'ultimo libro di Gian Enrico Rusconi, Berlino: la reinvenzione della Germania. Entrambi gli appuntamenti hanno richiamato un pubblico interessato e informato. Possiamo dire che proiezioni e presentazione del libro fossero legate da un filo rosso: se da una parte, infatti i film ci hanno mostrato con grande chiarezza quanto sia importante - e attuale - ricordare quanto siano potenti le immagini e come sia facile, attraverso di esse, creare una realtà che di fatto non esiste, il saggio di Rusconi affronta - fra gli altri - il "problema" della memoria.
Dopo questo inizio dedicato doverosamente a Berlino, che ci ha aiutato a riannodare le fila di quella che potremmo definire una rassegna “diffusa”, dal momento che ci sta accompagnando ormai da gennaio e che avrà delle code anche nella prossima edizione del Trieste Film Festival, con i prossimi appuntamenti entriamo nel vivo della parte autunnale della rassegna. Un percorso ulteriore che parte da Berlino per condurci in un viaggio alla scoperta di altri muri: da quello eretto di recente da Israele (nel pluripremiato film di Simone Bitton, Il muro), al confine che divide le due Coree, sorto prima di quello di Berlino e che ancora non dà segni di cedimento (nel programma del 4 novembre in Cavò), fino in Marocco, passando per un'Europa in cui, a vent'anni dalla caduta del Muro, esistono ancora moltissime divisioni sociali e i muri sono quelli dell'esclusione dei cittadini non comunitari (Da un muro all’altro – Da Berlino a Ceuta). Lunedì 26 presentiamo due documentari molto interessanti. Cominciamo col parlare del primo:

Da un muro all’altro – Da Berlino a Ceuta (tit. or. D’un mur l’autre – de Berlin à Ceuta) è un film belga dell'anno scorso che è stato presentato a Cividale lo scorso luglio nell'ambito di Mittelimmagini, rassegna di cinema documentario che arricchisce il programma del Mittelfest e la cui edizione di quest'anno si intitolava - appunto - "Muri".
"Nessuno lascia volentieri il proprio paese” dice Antonio, seduto nella sua poltrona. Anni fa, è partito dalla Sardegna alla volta del Belgio, dove si è letteralmente sepolto vivo in una miniera di carbone. Al paese che l'ha accolto e di cui parla con rispetto ha dato otto figli, “otto buoni belgi”, come gli piace ripetere. Jean, di persone così ne ha incontrate tante nel suo vagabondare per l'Europa, incontri eccezionali, scambi autentici con persone che gli raccontano col groppo in gola perché sono emigrate. Parlano delle famiglie, delle case, degli amici che hanno lasciato per venirsene in Francia, in Germania, in Spagna, in Belgio. Videocamera in spalla, il regista inizia il suo viaggio a Berlino, davanti ai resti del Muro, e finisce a Ceuta davanti a un altro muro di filo spinato, dove tuttora gli immigrati clandestini trovano la morte. Il viaggio procede su treno, nave o automobile, ed è accompagnato dalla colonna sonora di Tom McClung, pianista jazz americano. I brani sottolineano, senza ridicolizzarle, le storie (a tratti molto crude) dei protagonisti e la nostalgia che provano quando evocano la loro vita passata o raccontano di quella attuale. Dal muro di Berlino all’enclave di Ceuta in terra africana, questo road movie attraversa l’Europa, oltrepassando quattro frontiere ma con un unico centro, in cui prende vita una società meticcia, multiculturale, ricca nelle sue diversità nonostante le tradizioni vengano spesso rinnegate. Uno sguardo ottimista e fuori dal comune sull’Europa e la sua immigrazione. Da un muro all'altro è stato presentato anche a Visions du Réel, il festival internazionale del documentario di Nyon.
L'autore, Patric Jean, è nato nel 1968 in Belgio. Ha studiato teatro, letteratura e cinema all'INSAS di Bruxelles. Vive fra Parigi e il Belgio. Dopo i primi cortometraggi nel 2000 ha girato il documentario Les enfants du Borinage - lettre è Henri Storck, una videolettera che Jean invia a Henri Storck per mostrargli come dal 1933, anno in cui Storck girò insieme a Joris Ivens Misère au Borinage, nulla sia cambiato per la gente che abita quell'area. Documento d'accusa contro il partito socialista che governava il sud del paese, in cui il Borinage si trova, il film ha scatenato una vera e propria bufera politica in Belgio. Il suo secondo film, Traces, è stato una docufiction su un pittore, Mahieu. Nel 2003, Jean ha diretto Might Is Right, trasmesso dalle televisioni di 15 paesi. Dopo D'un mur l'autre, ha girato Masculine dominance, un documentario a tema femminista, che esce in questi giorni. Jean sta lavorando a un film e a una serie di documentari.

Sito ufficiale del film: http://www.dunmurlautre.net

Lunedì 26 ottobre Cinema Ariston - Trieste
ore 18.30

Il programma completo di TRACCE DI MURO è consultabile e scaricabile dal sito di Alpe Adria Cinema.


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mercoledì 21 ottobre 2009

RACCONTO FIGURATO

Oggi, alle 18.00, a


in questo luogo

questo signore


presenterà il suo nuovo libro


a presentarlo al pubblico triestino


L'incontro si svolge nell'ambito di


Il che, tradotto, significa questo:
Mercoledì 21 ottobre, Libreria Minerva di trieste
ore 18.00
Gian Enrico Rusconi presenta il suo libro Berlino: la reinvenzione della Germania (Laterza 2009). In conversazione con lui la giornalista Elisabetta D'Erme.

Di questo libro abbiamo già parlato QUI
Programma completo della rassegna: www.alpeadriacinema.it

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